Archivio di novembre 2004

GRANDI SUPERFICI

lunedì, 29 novembre 2004


Il settore dell’immobiliare commerciale è il best performer del mercato immobiliare con un significativo interesse anche degli investitori stranieri verso i grandi centri commerciali tradizionali, i retail park e i  factory outlet (http://www.mcarthurglen.it/main.php?s=filosofia&lang=it), tipologie ancora poco diffuse nell’Italia meridionale e nella Sicilia in particolare. Sono strutture che creano -ciascuna- centinaia di posti di lavoro (regolari) e dove si trasmette una moderna cultura e organizzazione del lavoro. Tra i tanti argomenti usati per bloccarne lo sviluppo c’è quello “estetico”, secondo cui sarebbero brutti (basterebbe però farli disegnare da bravi architetti) e quello “sociale” secondo cui cannibalizzerebbero il commercio al dettaglio con la perdita di tanti posti (normalmente irregolari). Penso che la comodità e la convenienza per il consumatore offerto dalla grande distribuzione sia imbattibile e la sua affermazione, quindi, inarrestabile, ma anche il commercio al dettaglio può avere in questo contesto sociale un ruolo indubbio, a patto di non voler fare concorrenza solo nella vendita di prodotti di qualità e distribuzione industriale. Se un terrritorio come la Sicilia si impegnasse nella conservazione della identità di sapori, di prodotti tipici (alimentari e artigianali), di prodotti stagionali del territorio, avrebbe bisogno di negozi a portata di mano dove il rapporto tra il produttore, l’artigiano, il contadino, il piccolo produttore (di olio, vino, formaggi, verdura, ecc.) e il commerciante non potrebbe che essere “intuitu personae” con grande beneficio, non solo per i residenti, ma anche per i viaggiatori che solo lì potrebbero trovare determinati sapori e prodotti artigianali, quelli c.d “non per turisti”.

FORTE

venerdì, 26 novembre 2004


Se il turismo di qualità deve rappresentare una prospettiva di sviluppo economico per la nostra Isola, vedrei come un fatto positivo l’ingresso di un operatore estero come il Gruppo Rocco Forte Hotels che, forse anche per ragioni affettive, ha preferito la Sicilia all’Andalusia -molto più familiare alla clientela anglosassone- per dotarsi di un posto al sole ( www.roccofortehotels.com ). Tale ingresso ha comportato anche un rilevante investimento pubblico e non ne vedrei il motivo di scandalo perchè la Sicilia “gode” a livello internazionale di una scarsa reputazione oltre che della notoria carenza infrastrutture e di collegamenti aerei fattori tutti negativi per l’investitore estero che, in qualche modo, vanno compensati. Gli interrogativi sollevati dalla stampa sugli effettivi beneficiari della vendita dei terreni (in quanto finanziati anche da soldi pubblici) o sull’idoneità di un campo da golf ad essere considerato opera di pubblica utilità, sono sicuramente legittimi purchè non debordino facendo correre il rischio di buttare il bambino con l’acqua sporca: non sarebbe giusto.

VESPRI

giovedì, 25 novembre 2004


Il 25 luglio 1992, all’alba, 300 Paracadutisti della Brigata Folgore atterrarono all’aeroporto di Punta Raisi con armi e bagagli. Poche ore dopo, i principali punti-chiave della città furono sotto il controllo dei baschi rossi. E a questi primi soldati ne poi seguirono molti altri che, tra l’altro, salvarono la stagione turistica degli alberghi dell’isola: furono infatti ospitati negli alberghi … Cominciò così, a sei giorni dall’attentato al giudice Borsellino, l’operazione Vespri Siciliani. Mi è tornata in mente quella vicenda pensando a quanto sta avvenendo in questi giorni a Napoli dove, probabilmente, i Carabinieri e i soldati dislocati a Nassirya sarebbero, forse, più utili, politica estera permettendo. La situazione di Napoli mi porta anche a riflettere sulle evidenti differenze con la Sicilia. I traffici criminali sono gli stessi (droga, estorsioni, appalti, ecc.), ma in Campania una malavita fatta di tante bande violente uccide, qui invece regna una pace apparente. Sembrerebbe più temibile la camorra, mentre, a ben rifletterci, la capacità di controllo del territorio e di qualunque “testa calda” è la dimostrazione della superiore pericolosità della mafia siciliana. 

 

HAMMAM

mercoledì, 24 novembre 2004


Nella città più araba d’Italia, l’unica forse ad avere il proprio sito internet anche in arabo (http://www.comune.palermo.it/arabo/index.htm), non poteva mancare un moderno bagno turco. Una volenterosa signora di Palermo ha ripreso, proprio un anno fa, una millenaria tradizione ricca di valenze culturali, sociali e religiose che dagli ellenisti e dai romani è giunta a noi attraverso gli arabi. Gli antenati di Bossi non avevano un buon rapporto con l’acqua: motivo in più per rivivere un pezzo della nostra identità storica e manifestare apprezzamento per chi a Palermo sa fare cose nuove, eppure vecchie di secoli. Per maggiori dettagli: http://www.hammam.pa.it/ .

SIX WEEKS

martedì, 23 novembre 2004


Voglio parlare di seconde case e territorio, innanzitutto segnalando un sito del Ministero dell’Ambiente e del Territorio presente tra i links di questo blog (http://ww3.atlanteitaliano.it/atlante/default2.htm) che consente di poter guardare -gratis- l’intero territorio nazionale attraverso le ortofoto a colori (anche il tetto di casa!), attività assolutamente opportuna se si vuole dare uno sguardo dall’alto a un determinato territorio per immaginarne lo sviluppo possibile e, magari, “sostenibile”. Sviluppo sostenibile vuol dire utilizzare un bene a favore di una determinata generazione in modo tale che anche quelle successive possano continuare a beneficiarne allo stesso modo: un compito, quindi, decisamente politico, visto che l’individuo, raramente, si pone autonomamente in quest’ottica! Le coste della Sicilia, viste dall’alto, mostrano una successione di case, quasi senza soluzione di continuità. La costa a est o a ovest di Palermo, ad esempio, poteva essere suggestiva un tempo, oggi fa solo pena. Operazioni lungimiranti come la Riserva naturale dello Zingaro, dimostrano come la tutela del paesaggio e del territorio è un fattore di sviluppo economico, in chiave turistica, che la semplice proliferazione di seconde case semplicerebbe blocca perchè il brutto non attira nessun turista di qualità. La densità abitativa, la qualità architettonica delle seconde case siciliane, è normalmente penosa: andrebbe stracciato il diploma di laurea agli eventuali architetti o progettisti, ammesso che vi ci siano mai cimentati. Ci sono dei monumenti che ammiriamo a distanza di 2.500 anni che pretendevano di codificare il bello (la sezione aurea): dov’è finito il senso estetico dal dopoguerra ad oggi a giudicare da tanti manufatti decisamente brutti? Ho incoraggiato dei miei amici inglesi a voler verificare se fosse applicabile in Sicilia il modello di seconde case sperimentato in Spagna, Francia e altrove: si compra un grande appezzamento, si ristruttura un corpo preesistente (es. un baglio) per farne una club house, e si costriuscono attorno delle case di cui si è proprietari per sole sei settimane all’anno, mentre, per le restanti, una società di gestione le mette a reddito. Guardate una di queste realizzazioni in Francia (http://www.vigiers.com/). Viene realizzata attorno una azienda agricola che produce le colture tradizionali: vino, formaggi, olio, ecc. E, a seconda dei gusti, poi, il solito beauty center o il campetto da golf. Non sarebbe un’idea intelligente anche per il nostro entroterra, per i nostri bagli abbandonati, per i territori a ridosso dei nostri parchi? In provincia di Ragusa vi è una iniziativa rivolta al mercato inglese (http://www.sunwaysrl.it/ ) che vuole appunto recuperare case rurali e abitazioni di piccoli paesetti. Se la Sicilia potesse giocarsi un ruolo nei servizi finanziari, nell’hi-tech, nel design, in qualche produzione di eccellenza del Made in Italy, il territorio potrebbe anche essere lasciato esclusivamente al mercato locale, ma se tutto ruota attorno alla ridistribuzione dei soldi di mamma Regione e questi soldi, tra crisi finanziarie e federalismo, rischiano oggi di assottigliarsi, l’uso intelligente del territorio, in chiave di sviluppo economico sostenibile, diventa un fattore strategico di sviluppo. 

UNA VISIONE PER LA SICILIA

domenica, 21 novembre 2004


L’industria automobilistica è l’industria per antonomasia e non può non avere significato il fatto che MG Rover, l’ultimo marchio automobilistico di proprietà inglese, stia per passare sotto il controllo della cinese Shangai Automotive. La Cina rappresenta il mercato automobilistico con i maggiori tassi di crescita al mondo, ma è pur vero che l’Inghilterra, dove la rivoluzione industriale è nata, si avvia a breve a detenere imprese solo nei settori: finanza e servizi (concentrati peraltro quasi esclusivamente nella grande area metropolitana di Londra coi suoi 14 mln di abitanti). Grazie alla sua indiscussa capacità di essere costantemente in ritardo su tutto, la Sicilia la fase industriale l’ha quasi saltata  piè pari e, col senno di poi, rispetto alle esigenze manifestatesi nel terzo millennio, poteva magari risparmiarsi qualche esperienza ad alto impatto ambientale come nel settore della raffinazione degli idrocarburi (Gela, Priolo, ecc.). Quali possono essere allora gli assi portanti di un possibile sviluppo economico della Sicilia del terzo millennio, capace magari di far tornare i “cervelli” e far emigrare i “parassiti”? A mio avviso alcune direttrici, peraltro sinergiche tra loro come vedremo in seguito, possono essere:



  1. pianificazione del territorio con rivisitazione del tema delle seconde case e del loro impatto sul valore pubblico ed economico del paesaggio;

  2. energie rinnovabili: il solare (progetto Archimede) è una velleità o una fonte economicamente percorribile?

  3. grande distribuzione e commercio al dettaglio: in quale rapporto?

  4. agricoltura di qualità: l’identità dei sapori (es.presidi Slow Food) contro l’omologazione dei sapori globalizzati;

  5. turismo di qualità contro il perdente (per noi) turismo di massa o low cost;

  6. valorizzazione in chiave economica dei beni culturali e archeologici.

Gli altri settori seguirebbero a ruota per l’effetto della ricaduta, ma il discorso, necessariamente, merita ulteriori dettagli. La logica di fondo è quella di fare in modo che la Sicilia venga riconosciuta internazionalmente come un territorio ad alta qualità della vita … ovviamente non solo non nel suggestivo immaginario di uno spot o di una campagna pubblicitaria, ma innanzitutto nella realtà quotidiana.

VOLARE

sabato, 20 novembre 2004


Warren Buffett, l’autorevole finanziere USA, diceva che se avesse potuto assistere al primo volo dei fratelli Wright, nell’interesse degli investitori avrebbe abbattuto quel velivolo. Le linee aeree sono sempre state una fonte di guai per gli investitori. Gli appassionati di carte valori d’epoca (scripofilia) ben conoscono i certificati azionari o obbligazionari di tante società ferroviarie -fallite- utili solo per le collezioni o da incorniciare al muro. Evidentemente, bisognerà prendere atto che certi servizi (ferrovie, linee aeree) sono da considerare più come infrastrutture e servizi essenziali allo sviluppo economico, ma di preminente interesse pubblico, che non come attività da privatizzare e lasciare alle regole di mercato. L’improvviso blocco dell’attività del vettore Volare che ho apprezzato per comodità di orari, puntualità e qualità dei velivoli nella rotta Palermo-Linate, contribuisce ad aggravare le distanze nord-sud che non saranno certo accorciate dal Ponte. La vicenda Volare segue quella di tanti altri vettori “prematuramente scomparsi” oltre che la stessa crisi dell’Alitalia. Credere nell’economia di mercato non significa necessariamente credere che ogni attività possa stare sul mercato. Se un’attività deve essere retta con il concorso di soldi pubblici è importante che sia comunque gestita con efficienza, indipendentemente dalla possibilità di conseguire dei profitti. Un sistema di linee aeree serve al Paese quanto l’Università o la ricerca scientifica che possono “dialogare” con il mercato, ma non certo “stare” sul mercato. E il discorso dovrebbe, necessariamente, essere ripreso in questi termini in Europa.

I NUOVI NORMANNI

giovedì, 18 novembre 2004


L’ultima occupazione (o liberazione) “manu militari” della Sicilia è avvenuta nel 1943 con lo sbarco degli alleati anglo-americani. Seguiva quelle dei fenici, greci, romani, visigoti, arabi, normanni, angioini, ecc., fino alle imprese dei garibaldini del 1860. Tra tutti questi “conquistatori”, quelli che più hanno segnato l’immaginario dei siciliani sono stati i normanni cui è associato lo sviluppo di un’epoca felice e fiorente di cui tuttora conserviamo i maestosi segni. Ho pensato quindi di riallacciarmi a questo vissuto per chiarire meglio il senso di quanto vado scrivendo: la riconquista della Sicilia da parte di coloro che vorranno liberarla dai parassiti che l’affliggono oggi, non potrà che essere opera di una specie di “neonormanni”, questa volta endogeni e muniti di armi democratiche e civili, ma ugualmente temibili. Ciò cui penso, in una società complessa come quella in cui oggi viviamo, è definito comunemente lobby: una rete di uomini (e donne) capaci, con le loro competenze e il loro posizionamento sociale, di mettere in atto un strategia efficace per raggiungere un risultato politico ed economico concreto e misurabile. Una lobby trasparente e dichiarata, composta da persone libere, economicamente e intellettualmente, che sentono la responsabilità civile e morale, ma anche il legittimo interesse economico, a sbloccare dal condizionamento parassitario lo sviluppo dell’Isola. Persone che condividano una visione di modernità cui ispirare le regole che dovranno regolare la società siciliana: meritocrazia, par condicio, solidarietà, trasparenza. Persone capaci di indicare concretamente una prospettiva di sviluppo economico vero, non parassitario, premessa di quello democratico: se si hanno problemi a riempire la scodella, il voto è un bene di lusso da vendere al miglior offerente. Indicata con forza e convinzione una via di sviluppo economico e civile, anche quella mentalità servile di cui parlavo ieri si adeguerà in gran parte al cambiamento perchè è proprio del servo l’istinto che lo porta a riconoscere il bastone e chi lo detiene. I normanni non hanno avuto bisogno di essere maggiori in numero, ma più forti per idee, strategie e fegato per attuarle. 

CIAMPI

giovedì, 18 novembre 2004


Il Presidente Ciampi, in visita a Caltanissetta, ha detto che è “inaccettabile”, “intollerabile” il divario economico nord-sud che rimane “la grande questione nazionale”. Da quanti anni ascoltiamo sempre gli stessi discorsi? Guardando con occhi da economista la Sicilia e le sue risorse (umane, naturali, monumentali, ecc.) qualcuno giudicherebbe forse seriamente che questa terra non meriterebbe altro che sottosviluppo economico, alti tassi di disoccupazione, fuga dei migliori cervelli? Evidentemente, no. Qual è allora la causa di questo stato di cose? Per me è l’istinto servile dei siciliani, diciamo meglio, della maggioranza dei siciliani. Quelli che, per ingenuità o per calcolo, concorrono a decretare un 61 a 0 alle elezioni politiche. Risultato, non a caso, definito “bulgaro”. Quelli che sono sempre alla ricerca di una santo da votare o a cui votarsi. Siano essi Padre Pio o Silvio Berlusconi. Quelli che fiutano il vento per salire in tempo sul carro del vincitore. Quelli che non credono sino in fondo di avere una dignità e dei diritti o che non sono disposti nemmeno a rischiare una cattiva figura al bar, pur di difenderli. In questo modo i siciliani continuano a farsi usare, come serbatoio di voti, per interessi più grandi di loro, accontentandosi di briciole e degli avanzi. Come dei servi! E’ vero, è mancata l’esperienza dei Comuni, qui si sono conosciuti solo corti e signorotti, ma sono anche trascorsi tanti secoli e anche un cretino capirebbe che insistere sempre sullo stesso piagnisteo non porta da nessuna parte, come i fatti dimostrano. Lavori nell’ambito della libera professione e ti lamenti che ci sono troppi cani sullo stesso osso? Sei un imprenditore e ti lamenti che devi subire troppe mediazioni? Sei un giovane alla ricerca della prima occupazione? Sei uno studente e ti preoccupa il tuo futuro? Sei uno dei tanti cervelli che, a malincuore, ha dovuto cercare fortuna altrove? Il vostro problema ha un responsabile comune: la diffusa cultura parassitaria della Sicilia di cui quella criminale rappresenta solo la faccia più violenta. Un’utopia sarebbe quella di sognare di convincere tutti ad affrontare un cambiamento radicale, ma non è possibile per il gioco degli interessi, perché molti -comunque una minoranza sociale- hanno un interesse personale al permanere di tale stato di cose. Una missione possibile è invece rendere consapevoli un buon numero di persone, libere economicamente ed intellettualmente, che vi è anche una personale e legittima convenienza ad affrontare una piccola rivoluzione civile adottando però una strategia efficace.

BONDI FOR PRESIDENT

martedì, 16 novembre 2004


Nutro una sincera ammirazione per Enrico Bondi, il Commissario Straordinario della Parmalat.  Da meridionale, quando scoppiò il crack Parmalat, fui felice di una sola cosa: la più grande truffa mai ordita in Italia, 14 miliardi di euro, non era opera di meridionali, ma di padani! Bondi è un uomo competente, integro, riservato e risoluto che va dritto al sodo, all’obiettivo. Non lo conosco di persona, mentre ho avuto modo di conoscere, per motivi di lavoro, Fausto Tonna, l’ex direttore finanziario della Parmalat di Calisto Tanzi. Cosa può insegnare Bondi alla Sicilia? Esattamente ciò che leggiamo nell’anticipazione di “Repubblica” di oggi: “Nome in codice, operazione Cumberland. È la caccia grossa voluta da Enrico Bondi, commissario straordinario di Parmalat, ai segreti di Calisto Tanzi. È stata una caccia parallela a quella ufficiale. Mentre due Procure della Repubblica e qualche centinaio di uomini della Guardia di finanza conducevano l´inchiesta per bancarotta ed aggiotaggio, Bondi dava incarico ad uno studio legale di Londra  “Weil, Gotshal & Manges” di muoversi per conto di Parmalat. Gli avvocati inglesi si sono rivolti alla più grande agenzia di detective privati del mondo, la Kroll. Una caccia costosa, la lettera d´incarico del 20 febbraio scorso prevede un compenso a Kroll di 100mila euro alla settimana per un primo periodo di dodici settimane, per un totale di 1 milione e 200mila euro. Ma i risultati sono arrivati, più in fretta e più larghi di quelli dell´indagine giudiziaria: perché Kroll non ha bisogno di rogatorie, di interrogatori formali di avvocati. Kroll va là dove ci sono le notizie. E, in un modo o nell´altro, le porta a casa”. La notizia, una buona notizia per gli oltre 100.000 truffati, è che si è riusciti finalmente a mettere le mani sul “tesoro” della famiglia Tanzi, fatto di immobili, yacht e attività finanziarie sparse tra Europa e Sud America. Ricollegandomi all’intervento del 26/10 a proposito dell’uomo fermato all’aeroporto “Falcone Borsellino” con titoli per 35 milioni di dollari, se Magistratura e DIA volessero utilizzare, pagandoli magari a “success fee” (cioè solo in caso di risultato utile), esperti internazionali in transazioni finanziarie, strutture societarie, ecc., la lotta al riciclaggio avrebbe ben altra portata col vantaggio di eliminare dal mercato legale concorrenti “sleali” e di autofinanziare la stessa lotta. Ciò che la criminalità teme è il regime del 41 bis, la legislazione sui pentiti e la confisca dei beni di provenienza illecita. In una società complessa come la nostra, Calisto Tanzi senza l’ausilio di esperti di diritto, finanza, ecc. non avrebbe potuto fare molto. I mafiosi neppure. La scelta pragmatica, alla Bondi, da fare oggi nella lotta al riciclaggio è quella di avvalersi delle migliori professionalità presenti sul mercato (pagandole), senza lasciarle a disposizione, più o meno consapevolmente, di chi invece ricicla.