Archivio di gennaio 2005

ALLA LUCE DELLO STEREOTIPO

sabato, 29 gennaio 2005


Ho trovato molto deludente il film di Roberto Faenza sul martirio di padre Puglisi. Raramente, purtroppo, ho avuto modo di apprezzare qualche esponente del cinema italiano contemporaneo e “Alla luce del sole” mi sembra un’ulteriore occasione mancata. Parlare della mafia e dell’eroismo di uomini come Pino Puglisi non deve limitarsi a far versare una lacrimuccia: è mancato l’approfondimento interiore dell’uomo di Chiesa, la rappresentazione dei luoghi e delle situazioni non è realistica, è stereotipata per chi conosce Palermo o Brancaccio. Vogliamo continuare con queste rappresentazioni buoniste per anime belle? La mafia militare è composta da 5.000 persone su 5.000.000 di siciliani: ciò che qualche grande regista dovrebbe rendere con maggiore maestria è come è fatta la testa di quelle persone, contigue, colluse, omertose, che rappresentano le diverse gradazioni del grigio che va da ciò che è nero a ciò che tende al bianco, anche nella stessa Chiesa, dove non tutti i sacerdoti sono convinti che … “il Regno di Dio non è di questo mondo”.

IL PONTE DELLE SCUSE

venerdì, 28 gennaio 2005


Il Governo si scusa perchè da tre giorni l’autostrada Salerno-Reggio Calabria (di proprietà dell’ANAS: stranamente nessuno è interessato alla sua privatizzazione) è bloccata dalla neve: non da una “glaciazione”, ma da della banale neve che è fioccata più abbondante del solito nella settimana più fredda dell’anno, di tutti gli anni. La Salerno-Reggio Calabria è l’autostrada che, grazie al Ponte sullo Stretto, infrastruttura che il Governo ritiene prioritaria, sarà collegata con la Messina-Palermo recentemente completata. Non ho un pregiudizio contro il ponte, ma, dopo che lo tsunami di Natale ci ha ricordato che a Messina morirono meno di 100 anni fa per un maremoto più di 90.000 persone, anche questi problemi sulla A3 sembrano suggerire che le vere priorità sono, forse, il completamento, la manutenzione e il potenziamento di strade, ferrovie, porti ed aeroporti. Il ponte sarà una bella ciliegina sulla torta, ma solo dopo queste realizzazioni: oggi, alla luce di questi fatti, rischia di essere solo una presa in giro, nell’interesse di qualcuno, ma non delle popolazioni delle due regioni che unirebbe. 

PAESE CHE VAI, SAPORI CHE TROVI

mercoledì, 26 gennaio 2005


Se il territorio deve essere una risorsa economica da valorizzare soprattutto in chiave di turismo internazionale di qualità, il suo valore è commisurato alla sua specificità. Alcune di queste specificità (clima, paesaggio, mare, ecc.) sono naturali e andrebbero semplicemente salvaguardate nella ricerca di un armonioso rapporto con gli interventi umani (infrastrutture, costruzioni, ecc.), altre sono invece legate all’attività economica di produzione e commercio di beni: attenzione ai pericolosi autogol! Se sono un turista e vengo da un altro Paese per visitare una città dove le insegne dei negozi (grazie alle reti di franchising) sono le stesse che trovo nel Paese da cui provengo, consentirete la delusione! Se i sapori che poi trovo sono gli stessi che conosco perché gli ingredienti sono di produzione industriale (Nestlè) non posso poi dire che di pizzerie è pieno il mondo, ma “la pizza mangiata a Napoli, sarà l’acqua, sarà la farina, sarà la salsa, è tutta un’altra cosa” (che è un buon incentivo a tornare dalle parti del Vesuvio). Ho memoria di sapori (frutta, verdura, ortaggi, ma anche carne, sia bianca che rossa o di pesce non di allevamento) che i miei figli non apprezzeranno mai più e dico “apprezzeranno” perché chi ha avuto la fortuna di provare la differenza sa che siamo oggi più ricchi di prodotti, belli magari da vedere, ma poveri di identità di sapori. E’ il frutto della tendenza all’omologazione, importata attraverso semi selezionati, magari, in Olanda o attraverso concimi o mangimi di produzione industriale. Anche in questo caso è da segnalare l’intelligenza dei moderni produttori vitivinicoli che, ai vitigni di gusto internazionale, hanno saputo affiancare e rivalutare quelli autoctoni di cui si stava perdendo la memoria. Tocca al commercio al dettaglio mantenere il legame con la produzione locale e il circuito del fresco. In questo modo non sarà mai in sovrapposizione con la grande distribuzione, consentendo adeguati margini anche al piccolo produttore (di latte, formaggi, uova, olio, verdura, ecc.), allargandogli il mercato oltre i superstiti “intenditori” rimasti nei paesi. E in questo modo, infine, qualche sapore da ricordare con piacere resterà anche a chi qui viene da viaggiatore. Perchè nei bar di Milano la spremuta d’arancia è, normalmente, rossa, mentre a Palermo le “arance rosse di Sicilia” sono, anche loro, latitanti?

IL REGNO DELLE DUE SICILIE

domenica, 23 gennaio 2005


Due Sicilie, due diversi tipi di siciliani, convivono nello stesso territorio: è la diversa sensibilità civile e morale a fare la differenza, quasi fossero popoli diversi. La Sicilia è una strana terra che genera allo stesso modo vili criminali o parassiti senza dignità così come eroi civili o cittadini più che rispettabili. Perciò la questione morale che è un aspetto critico dell’intero Paese, qui in Sicilia ha un’urgenza particolare, è importante sapere da che parte si sta: “non si può essere incinta solo un po’ “. Il test di gravidanza ha due sole alternative e anche la moralità, se c’è, è gravida di conseguenze molto concrete e personali. Un uomo del massimo potere, come il Presidente USA, può temere di perdere la poltrona semplicemente perchè “ha mentito alla moglie e quindi può mentire anche al Paese” o, sempre negli USA o in Gran Bretagna, un ministro può essere costretto alle dimissioni perchè non ha messo in regola la colf. Sarebbe troppo scontato il paragone con il nostro Premier che, come ricordato, è stato condannato per falsa testimonianza (prima della discesa in politica) o con la posizione processuale dell’attuale Presidente della Regione Sicilia, indagato per favoreggiamento alla mafia: entrambi sono stati eletti a largo suffragio popolare. Mi interessa di più un test di sensibilità civile e morale in cui rispecchiarci tutti. Frequenti o faresti frequentare dai tuoi figli la casa degli eredi Lima, Salvo, Ciancimino o di altra gente di cui è stata accertata l’appartenenza o la contiguità con la mafia? Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli? Giusto, ma solo se si dissociano dai padri o non si oppongono -come sta avvenendo- ai provvedimenti di confisca dei beni illecitamente accumulati dai loro padri. Se dovessi ricevere una richiesta di pizzo, cosa fai: denunci o paghi? Personalmente, oltre a denunciare, visto che il Governo -con la scusa dei tagli alle tasse- ha ridotto i soldi per la benzina delle auto della Polizia, mi armerei anche: l’omonimia con il campione olimpionico di tiro a segno mi imporrebbe di vendere cara la pelle! Per la cronaca, è possibile incontrare a Palermo, alle feste mondane organizzate nelle case di noti penalisti che difendono i boss (quasi tutti parlamentari della maggioranza) anche figli “desiderosi di entrare in società” delle vittime di assistiti degli stessi professionisti, come riferitomi da testimoni. Convivono due Sicilie, talvolta nella stessa insospettabile famiglia, come, per l’appunto, dicevo.

LA REPLICA

sabato, 22 gennaio 2005


Non è più necessario mandare in onda una replica alla trasmissione Report dell’altra sera: basta questa foto del convegno di Confindustria (“Testimoniare o tacere?”), emblematica “dell’altra Sicilia” che nella trasmissione della Gabanelli mancava. Mancava anche ieri al teatro Biondo, latitante come il capo degli scagnozzi cui è asservita.

I NUMERI DELL’ECONOMIA ILLEGALE

mercoledì, 19 gennaio 2005


“Il fatturato annuo lordo della criminalità mafiosa in Italia ammonta a cento miliardi di euro l’anno”. Il dato, preoccupante, arriva dal procuratore nazionale anti-mafia, Pierluigi Vigna, per il quale “il problema più grande che abbiamo di fronte è quello della criminalità economica”. Secondo Vigna il fatturato di cento miliardi “riguarda solamente alcuni settori, come quello degli stupefacenti, degli appalti pubblici, delle armi, della prostituzione. Mentre non tiene conto del fatturato delle nuove mafie”. Stiamo parlando di 200.000 miliardi di vecchie lire e di una economia ormai da repubblica delle banane. Vigna non è un giornalista free lance di Report, ma il procuratore nazionale antimafia.

IL PIU AMATO DAI SICILIANI (2)

martedì, 18 gennaio 2005


Internet, piaccia o meno, è indiscutibilmente l’ultimo spazio di libertà di opinione e anche di memoria dei fatti rimastoci. Sapendo cercare, è possibile trovare praticamente tutto, ma soprattutto ciò che non sentiremo mai più nelle TV, giornali, ecc. direttamente o indirettamente controllati da Berlusconi. Eccone un esempio. Su “La Repubblica” del 21-04-98 (ne conservo il ritaglio) l’ ex-capo del pool di Palermo, Antonino Caponnetto, ricordava che Silvio Berlusconi una prima condanna, ancorché amnistiata, l’ha subita il 01-10-1990. Con sentenza n. 97 n.215/89 del Reg. Gen. della Corte di Appello di Venezia, in giudicato il 13-02-91, il semplice cittadino Berlusconi Silvio (siamo lontani dalla discesa in campo e dall’accanimento dei “giudici rossi”) e’ stato riconosciuto colpevole del reato penale di falsa testimonianza per avere falsamente dichiarato in sede di interrogatorio dinanzi al Tribunale di Verona, in data 27.09.88, di essersi iscritto alla Loggia P2 e di non aver mai pagato una quota di iscrizione. Nella medesima sentenza si dichiarava di non doversi procedere, in ordine al reato di falsa testimonianza, nei confronti di Silvio Berlusconi per essere il reato estinto per amnistia. Per le persone serie, le bugie e le responsabilità morali restano e qualificano l’affidabilità delle persone indipendentemente dal consenso ricevuto o dal potere di spostare legislativamente, a proprio uso e consumo, il confine della legalità (vedi le recenti norme in tema di prescrizione). Su internet, oltre all’articolo di Caponnetto, puoi trovare, come si vede, anche la copia della ricevuta rilasciata a Berlusconi …

 

IL PIU AMATO DAI SICILIANI

lunedì, 17 gennaio 2005


Correre sul carro del vincitore è lo sport preferito dei servi e anche di molti siciliani: quelli che alle scorse politiche hanno decretato il 61 a 0, un risultato elettorale giustamente definito “bulgaro”. “Mr Berlusconi is not fit to lead the government of any country, least of all one of the world’s richest democracies” non l’ho detto io, ma l’autorevole (e di certo non comunista) “Economist”  (http://www.economist.com/displaystory.cfm?story_id=593654). Di fronte alle ultime deliranti affermazioni di chi ci rappresenta (“io sono in politica perché il male non prevalga, perché prevalga il bene”) dico che mi fa pena un uomo che, con tutti soldi che ha, non può permettersi il rispetto e la buona reputazione sia in casa che all’estero. Mi dispiace, poi, che di tutto questo consenso siciliano alla fine resteranno solo la legge “Cirami” o il lodo “Schifani”: è la prova che il bene non si fa per alzata di mano, “costruendo il consenso”, senza un credibile e coerente impegno civile e morale di rappresentanti e rappresentati.

REPORT

sabato, 15 gennaio 2005


Ero curioso di vedere la puntata speciale di Report di questa sera su “La mafia che non spara” (http://www.report.rai.it/). Nel quadro desolante che ne è emerso sui mezzi sempre più (volutamente?) insufficienti a disposizione degli apparati investigativi e giudiziari, mi è parso di scorgere una novità in questo genere di inchieste giornalistiche: la gente parla, racconta e denuncia sempre più a volto scoperto, con il proprio nome e cognome. Non è una novità da poco. Tra mafia e cultura mafiosa, il problema maggiore è il secondo. Uno Stato moderno, per definizione, può sradicare un’organizzazione umana, ancorchè criminale come la mafia, se vuole: il problema vero è invece sradicare una cultura parassitaria e omertosa e il segnale della gente che denuncia il racket a viso aperto è sicuramente un buon segnale. Per stasera accontentiamoci di questo. 

LA CITTA’ E’ UN CONDOMINIO

martedì, 11 gennaio 2005


La democrazia in Grecia, non a caso, è nata all’interno di aggregazioni umane urbane, le polis. La città è l’ambito più naturale per far crescere la propria cultura democratica e tale processo di crescita ricomincia in ogni nuovo cittadino che si affaccia alla vita, col suo codice fiscale e l’iscrizione nei registri dell’anagrafe. Quando scrivevo che l’ultima frontiera della democrazia è rappresentata dalle riunioni di condominio, non esageravo affatto: sono l’ultimo luogo in cui degli uomini liberi, titolari di diritti (patrimoniali), si riuniscono per discutere di ciò che da più vicino li riguarda, delegando per la gestione delle cose comuni una persona di fiducia (l’amministratore) che darà poi un periodico rendiconto del suo operato e delle spese affrontate e mettendo, infine, mano alla tasca per le decisioni prese a maggioranza. Se non è democrazia questa! Ciò cui ci ha abituato la moderna politica è spesso invece solo spot, manifesti, costruzione del consenso, politichese, ecc., ma senza il confronto acceso e diretto, come nelle piazze di una volta, di uomini liberi: potrà la “piazza virtuale” di internet ricreare lo spirito delle antiche polis attraverso una moderna cyberdemocracy? L’unica differenza tra le regole che governano un condominio e le nostre regole democratiche, consiste nel fatto che il voto condominiale non è capitario, ma pesato per millesimi (per censo), mentre la contribuzione alle spese è ispirata, non già alla capacità contributiva, ma a criteri di pura proporzionalità.

L’associazione Libertà e Giustizia, sposando questi semplici principi,  ha promosso a Palermo un’iniziativa tesa a sollecitare la compiuta realizzazione della trasparenza amministrativa, già prevista dallo Statuto del Comune. Non ha senso infatti scegliere a suffragio popolare il Sindaco se poi i cittadini non hanno modo di controllarne l’operato nell’aspetto più critico: la spesa. Qualche vaga idea di trasparenza il Comune l’ha già adottata nel proprio sito internet, (trascrivo dal sito di Libertà e Giustizia: www.bloggers.it/legpalermo ) “si tratta di un elenco di conferimenti di incarico per esecuzione di progetti, consulenze, verifiche, collaudi, collaborazioni, …  E’ già importante che si sappia che il Sindaco ha assunto delle determinazioni, ma la comunicazione sarebbe davvero trasparente se si sapesse anche perché si è dovuto far ricorso ad una risorsa esterna, in cosa consiste l’incarico, in quanto tempo deve essere svolto, a chi è stato conferito, qual è il compenso, qual è la specifica competenza dell’assegnatario e, perché no, il suo curriculum”. L’informazione diffusa e trasparente, assieme al controllo incrociato dei cittadini, è un cardine essenziale in una moderna democrazia: è una battaglia troppo importante, per tutti. Anche se a palazzo delle Aquile qualcuno pensa che la trasparenza sia una cosa troppo importante … per lasciarla ai cittadini.