Archivio di maggio 2005

ETERNI LAVORI

lunedì, 30 maggio 2005


Circa 15 anni fa lavoravo per un gruppo bancario nazionale e mi occupavo di finanziamenti alle imprese. Ricordo che trattai con una ditta siciliana specializzata in lavori di manutenzione stradale il finanziamento, tramite leasing, di un cassero, una grande macchina che sforna elementi prefabbricati con i quali si realizzano viadotti e cavalcavia. Approfittai dell’occasione per togliermi una curiosità circa i perenni lavori di manutenzione sull’autostrada Palermo-Catania. Era possibile immaginare una manutenzione meno frequente o, ad esempio, giunti da sostituire più saltuariamente? La risposta fu positiva e, anzi, sui giunti, mi fu detto che ne esistevano di praticamente eterni, ma “non interessavano”. Non interessavano chi?  Il committente (ANAS), gli (eterni) appaltatori? Se fossimo in Giappone, un’isola con un livello di infrastrutture eccedente il fabbisogno dei prossimi 50 anni o disponessimo di una classe politica di convinti keynesiani (per i quali il deficit spending, il disavanzo, è un volano di sviluppo economico) potrei anche capire, ma non è questa la situazione in cui versa la Sicilia e questa autostrada l’avremo già pagata chissà quante volte! Una volta ci si consolava pensando che … tanto paga Pantalone e i soldi in un modo o nell’altro girano, ma non è così. Non sono un patito dei tagli alla spesa pubblica anche perchè il problema non è la quantità, ma la qualità della spesa, la sua efficienza ed efficacia nell’assicurare ai cittadini buoni servizi. Oggi si ripete che l’innovazione è il segreto della competitività: quali brevetti hanno depositato queste imprese di appalti, dove hanno esportato il loro know-how? In realtà la loro esperienza insegna che il pane a casa si porta in altro modo e non hanno motivo di cambiare. Almeno sino a quando cittadini consapevoli dei loro diritti ed interessi, dopo essersi indignati per l’ennesima deviazione per lavori, non si riposeranno subito dopo e soprattutto non continueranno a votare una classe politica che ha saputo proporre solo questo originale e inconcludente modello di sviluppo.

LA VARIABILE INDIPENDENTE

domenica, 29 maggio 2005


Ora che, dopo mesi di code estenuanti, sono finalmente terminati i lavori sull’autostrada Palermo – Mazara Del Vallo nel tratto che va dalla città all’aeroporto, mi sembra giusto dire, a futura memoria dei disagi sopportati, che quando si appaltano dei lavori che incidono sulla mobilità dei cittadini, non è possibile considerare la loro pazienza come un “costo accettabile”, come una “variabile indipendente”. Se ci sono da fare dei lavori su un’arteria che addirittura collega la quinta città d’Italia all’aeroporto, si può lavorare anche di notte, si possono far lavorare anche cento persone contemporaneamente invece dei quattro gatti che abbiamo visto in questi mesi. Così si fa nei Paesi civili e moderni e se qualche impresa nostrana ha difficoltà a garantire un capitolato del genere, pazienza! Ben vengano altre imprese italiane od europee: basta con il ricatto delle imprese che, invece di adeguarsi ai tempi, pretendono che siano questi ad adeguarsi alle proprie inadeguatezze. Dietro la retorica della difesa dell’impresa e delle professionalità locali c’è spesso solo una grammatica di interessi che non rispetta i legittimi diritti di una collettività tollerante perchè poco consapevole.  

CLANDESTINI

mercoledì, 25 maggio 2005


L’ennesima tragedia a sud di Lampedusa mi ha portato in mente il cambiamento che è avvenuto in questi anni nelle Università. Ricordo chiaramente, come fosse oggi, che il problema dell’Università in Italia sembrava rappresentato, sino a pochi anni fa, dalla necessità di introdurre il numero chiuso. Poi, improvvisamente, con la legge che ha introdotto l’autonomia degli Atenei, è arrivato il “contrordine”: è cominciata la caccia agli studenti universitari attraverso campagne pubblicitarie, promosse persino da quelle università che non soffrivano di sovraffollamento, e attraverso la più sconvolgente proliferazione di allettanti (quanto inutili) nuovi corsi di laurea. Cepu & C. hanno fatto poi il resto. Perchè? Perchè gli studenti pagano le tasse universitarie e mandano avanti la baracca in tempi magri di finanza pubblica. Sulla qualità della preparazione di questi diplomifici ho però le mie riserve, maturate anche in sede di esami con giovani neolaureati per l’abilitazione all’iscrizione in Albi professionali. Perchè il paragone profughi-universitari? Perchè mi sembrano entrambe le categorie in …. cattive acque e perchè a nessuno, mi sembra, interessi seriamente, ad esempio, perchè una donna incinta affronti un simile viaggio o qual è il futuro di un giovane laureato all’Università di Palermo: di entrambe le categorie ci si ricorda al più quando possono diventare un business. Ricordate la nave stracolma di albanesi nel porto di Bari? Perchè non si sentono più gli sbarchi degli albanesi? Perchè l’Albania è diventata, ed è comunque un bene, un business: proprio oggi una banca popolare pugliese ha annunciato l’acquisto di una banca albanese (mentre olandesi e spagnoli lanciano OPA su BNL e Antonveneta …), l’editore de “La Sicilia” di Catania, proprietario anche de “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari, pubblica una edizione in Albania, la Fiera del Levante di Bari ha aperto una succursale a Tirana, l’industriale Divella ritiene che nei Balcani si mangi il doppio della pasta che le nostre diete ci consentono e, come lui, altri imprenditori hanno scoperto il business del “Corridioio 8”.  I clandestini che si ostinano a sbarcare in Sicilia sono brutti, puzzano e disturbano la bellezza delle nostre mete turistiche (ricordate quei bagnanti che continuarono a prendere il sole sulla spiaggia dove erano approdati i corpi di altri sventurati?): finchè non sapremo trarci un guadagno (imprenditori, per cortesia: suggerite qualcosa!) continueranno ad essere un costo che non possiamo permetterci come pensa bene il Ministro Pisanu … un benpensante, appunto! Abbiamo perso la buona abitudine, per capire, di guardare negli occhi le persone.

IL FUMO NEGLI OCCHI DELLE PRIMARIE

lunedì, 23 maggio 2005


La politica ti può prestare anche le sue sedi più prestigiose come la Sala delle Lapidi di Palazzo delle Aquile, ma si presta molto malvolentieri a parlare di rinnovamento dei partiti. Come altro interpretare l’assenza -solo formalmente giustificata- all’interessante convegno di questa mattina sul tema “Elezioni primarie, strumento di democrazia sostanziale”, dei politici in veste di relatori come gli on.li Dore Misuraca (FI), Enzo Fragalà (AN) e Angelo Capodicasa (DS)? Gli apprezzati interventi prof. Gaetano Silvestri, costituzionalista, già rettore dell’Università di Messina, e di Elio Veltri, saggista, già parlamentare, di fronte ai rappresentanti delle otto associazioni che hanno dato vita al convegno, hanno posto tanti interrogativi al mondo politico che sono rimasti senza risposta per via di assenze così singolarmente trasversali: non sarà che la vicenda delle primarie in Puglia abbia già generato gli anticorpi negli uomini di partito?

23 MAGGIO 1992

lunedì, 23 maggio 2005


 

LA MARGHERITA E’ SCALABILE

domenica, 22 maggio 2005


Non esistono società per azioni con 57 milioni di soci, ma le regole che governano una società di capitali quotata e una società politica, un intero Paese, si ispirano agli stessi principi democratici: primo tra tutti il diritto di voto. Prendendo spunto dalla cronaca finanziaria e politica di questi giorni (OPA BNL e Antonveneta e strappo Rutelli-Prodi), mi verrebbe da dire a quanti seguono con rabbia e sconcerto le logiche di potere spicciolo che ispirano l’attuale dirigenza della Margherita che questo partito è … scalabile che si potrebbe, con la benedizione di Prodi e l’iniziativa di gruppi, associazioni e movimenti della cosiddetta società civile, puntare alla maggioranza dei voti in congresso per mandare a casa Rutelli, De Mita, Marini & C. invece di continuare a portar acqua ai mulini di questi signori andando a votare solo in sede di elezioni politiche o amministrative. Per questo credo nelle primarie: sono convinto che l’80% dei voti dei delegati che ha sostenuto l’altro giorno la linea di rottura di Rutelli rappresenti, forse, neanche il 20% della base elettorale che crede a progetti più seri e importanti incarnati da leader personalmente credibili come Prodi. Prodi ha battuto Berlusconi mentre Rutelli ha perso: se fossimo negli USA, una democrazia comunque seria, non dovremmo più neanche ricordare il nome di Rutelli come non ricordiamo quello di Dukakis che perse contro Bush Sr. o, tra un po’, quello di Kerry che ha perso lo scorso anno contro Bush Jr.

DA GOVERNATORE A VICERE’

sabato, 21 maggio 2005


Che vergogna! Che mancanza della minima dignità e rispetto per l’istituzione che -temporaneamente- si ricopre! Mi riferisco alla gara paesana, da patiti di rotocalchi e cronache mondane che vede in questi giorni i nostri maggiori esponenti di istituzioni repubblicane (Regione, Assemblea regionale e Comune di Palermo) fare a gara per accogliere i Savoia. Il Governo Berlusconi, in base ad un sondaggio di qualche tempo fa, rimarrà famoso a livello popolare per la patente a punti e il sospirato (per i lettori di Novella 2000 e riviste similari) rientro dei Savoia. Al presidente Cuffaro che si è lanciato ieri a chiamare col titolo di “re” Vittorio Emanuele e di “regina” sua moglie, Marina Doria, vorrei ricordare che l’ultimo vero re d’Italia è quello della foto che incontrai nel 1967 (facevo la V elementare) a Cascais, in Portogallo, dove scontava l’esilio e dove i miei mi portarono così come si porta un bambino a visitare un museo o un luogo storico, non certo per simpatie monarchiche. E come di un personaggio della storia (il re di maggio) ho conservato questa foto che inaspettatamente ricevetti al ritorno dal viaggio. Una cosa è però la curiosità di privati cittadini, un’altra il senso di opportunità quando si ricopre un ruolo pubblico: Cuffaro & C. non perdono occasione di gettare nel ridicolo la Sicilia e di spendere denaro pubblico in inopportune feste e ricevimenti, invece di occuparsi di ciò che veramente compete loro.

ELEZIONI 2006

giovedì, 19 maggio 2005


Politiche, regionali e comunali del 2006 in Sicilia: ecco la foto di gruppo dei candidati del fronte riformista (liberal-democratici, social-democratici, cattolico-democratici, ambientalisti, ecc.). Nessuno di questi candidati è un politico di professione. Alcuni di loro sono stati impegnati in movimenti o associazioni progressiste, altri sono stati da queste associazioni e movimenti incoraggiati a cimentarsi con la politica attiva, forti delle competenze e del prestigio professionale di ciascuno. I vecchi esponenti dei partiti di centro-sinistra, in vista degli appuntamenti elettorali del 2006, avevano deciso di farsi da parte, di fermarsi per un giro per dare al proprio elettorato, esasperato da tante divisioni e guerre di potere che non appassionavano più nessuno, un segnale forte e nuovo di cambiamento. Il patto tra i partiti e la base elettorale -che si riteneva più avanti- era stato questo: dimostrateci la vostra forza in termini di consenso attraverso elezioni primarie e i politici di professione, pur sostenendovi pubblicamente, si faranno da parte impegnandosi comunque per la riuscita dell’operazione, ma a condizione che elettori e candidati si iscrivano ai partiti. Movimenti, associazioni e organizzazioni varie che si riconoscevano nel comune denominatore di valori del fronte progressista (legalità, solidarietà, sviluppo sostenibile, ecc.) cercarono di individuare sia al proprio interno che nella società le candidature che potenzialmente meglio potevano rappresentare questa ventata di rinnovamento: l’impegno per i candidati (cui erano solo richiesti requisiti di onorabilità) era quello di raccogliere, in vista delle primarie, il maggior numero di iscritti ad un partito della coalizione che pubblicamente riconoscessero ciascun candidato come il “proprio” per il Parlamento, l’Assemblea Regionale, il Consiglio comunale e via dicendo. In tal modo diveniva manifesto il rapporto tra rappresentante e rappresentato, in forza delle sole competenze, del prestigio pubblico, delle idee, della conoscenza diretta e via dicendo. Ovviamente ogni elettore veniva rappresentato da più candidati per le diverse assemblee. Ogni candidato si faceva poi carico delle spese della sua campagna elettorale. Si sentirono idee nuove e si sentì parlare soprattutto dei problemi della gente: chi si era sempre tenuto alla larga dai partiti fu lieto di iscriversi a questi “soggetti intermedi” di cui improvvisamente era tornato chiaro a tutti l’importanza e il nobile valore. Sembrava di essere tornati nelle piazze dell’antica Grecia. Internet fece la sua parte, divenendo, anche per il suo basso costo, uno dei principali strumenti di informazione e comunicazione attraverso blog e forum. La motivazione e la passione dei candidati e dei loro sponsor valse più del denaro e del marketing che si spendeva nelle elezioni tradizionali. Le città si sporcarono meno di manifesti e volantini e il giorno delle elezioni primarie non fu altro che il giorno della conta dei nuovi iscritti ai partiti negli speciali registri predisposti. La fotocopia del documento d’identità dei nuovi iscritti fu la sola misura richiesta a tutela di brogli. In pochi mesi il fronte progressista aveva così rinnovato la propria classe dirigente con una selezione di persone credibili ed autorevoli e rimotivato fortemente la propria base elettorale: la vittoria alle elezioni politiche e amministrative fu schiacciante …


Utopia? Oggi forse una visione utopica è il modo più realista per immaginare la possibilità di un effettivo cambiamento della qualità della vita politica e per assicurarsi una importante vittoria elettorale. La politica deve tornare ad essere, non già “costruzione del consenso”, ma confronto tra uomini liberi … proprio come ad Atene, più di 2.000 anni fa.

IL VERO VINCITORE

mercoledì, 18 maggio 2005


A Catania Enzo Bianco ha perso, ma Umberto Scapagnini non ha vinto e, meno che mai, Silvio Berlusconi può seriamente rallegrarsi dei risultati della sua “missione” a Catania: Forza Italia è crollata al 16% (alle politiche aveva raccolto il 39% !) mentre le 4 liste di Raffaele Lombardo hanno raggiunto da sole il 20%. Per cui, se è questo il risultato dell’impegno diretto del Cavaliere che troppo presto si è vantato della riconferma del suo medico personale, per il bene della Casa delle Libertà -nonchè di tutti- conviene che si faccia al più presto da parte. Raffaele Lombardo ha dimostrato a Casini, Follini e dissidenti UDC la forza elettorale di cui è capace e potrebbe ora anche candidarsi a guidare la Regione, liberandola dall’imbarazzante ricandidatura dell’attuale presidente Cuffaro. In democrazia contano i voti e il modo in cui Lombardo li raccoglie si inserisce nel più genuino stile DC, quello degli uomini di potere per professione, più o meno lungimiranti, che ha assicurato in passato, fino ai primi anni ’90, la più grande e continuativa crescita del benessere nel Paese. Personalmente credo che questo stile politico sia legittimo e rispettabile. Mi pongo però anche il problema di capire se è questo il modo attraverso cui dotarsi di una classe politica moderna ovvero se questa classe politica rappresenti la parte più moderna della società catanese. No: la parte più presentabile della società catanese era per Bianco e ha perso con lui. Perchè? Perchè non è bastato riproporre l’immagine di un passato per rassicurare sul futuro, ma soprattutto perchè la parte più moderna della società è vista con sospetto dagli apparati di quella parte politica che pure pretenderebbe di rappresentare: gli apparati partitici dei politici di professione tendono solo a riproporre se stessi e i loro portaborse mentre una politica moderna avrebbe bisogno di un ricambio di classe dirigente fatta da persone temporaneamente prestate alla politica, ma pronte a ritornare alla propria professione. Non sono comunista, ma mi piace ricordare la testimonianza di un sindaco comunista, Nino Mannino, di un paese della riviera occidentale di Palermo che ebbe il coraggio di far abbattere case abusive costruite sul litorale: non fu più rieletto. Probabilmente è tornato a fare il mestiere che svolgeva prima e, forse, da un certo punto di vista, ha perso, ma ne abbiamo guadagnato tutti: il suo impegno politico “impopolare” è stato veramente un servizio, ha saputo fare la cosa giusta. Per questo credo alla necessità di organizzare in modo serio delle primarie che diano spazio a nuove candidature che consentano a persone competenti e integre moralmente di fare un’esperienza politica, cercando di portare qualcosa di nuovo, per poi tornare al mestiere di prima. Solo così la collettività avrà dei vantaggi, viceversa la vecchia politica cercherà sempre e soprattutto di perpetuare se stessa.
 

PRIMARIE

lunedì, 16 maggio 2005


La riconferma del sindaco uscente di Catania, Umberto Scapagnini, sembra interrompere lo tsunami nazionale del centro-sinistra e, con essa, le sue facili certezze: Leoluca Orlando, candidato sindaco di Palermo, e Ferdinando Latteri, candidato presidente della Regione, contro Totò Cuffaro. Come se non bastasse, la vittoria dei SI al referendum sulla legge elettorale regionale, sconfessata persino dal suo autore, Totò Cuffaro, pone in modo ancor più evidente il problema del ricambio della classe dirigente del centro-sinistra che già stava accogliendo a braccia aperte gli immancabili transfughi del centro-destra pronti a correre in soccorso di quelli che parevano i prossimi vincitori certi: la gente è stufa di questi cambiamenti (di casacche) dove in realtà non cambia nulla! Che si organizzino al più presto delle elezioni primarie! Quanto avvenuto, sorprendentemente, in Puglia può indicare una via di ricambio vero della classe dirigente e una modalità attraverso cui si affaccino alla vita politica persone nuove, magari di maggiore spessore etico e di competenze professionali.