Archivio di luglio 2005

VADE RETRO FAZIO

mercoledì, 27 luglio 2005


Per amor di Patria, si ripeteva (con dubbi sempre più crescenti negli ultimi anni), che l’Istituzione più autorevole che avevamo era la Banca d’Italia. Oggi, dopo aver letto sui quotidiani gli inquietanti e anche ridicoli contenuti delle intercettazioni tra Fazio e signora e il rag. Fiorani della Banca Popolare Italiana (già Lodi), possiamo dire che non abbiamo più neanche quella. C’è poco da interpretare o da giustificare. Al Governatore Fazio, quello che aveva anche profetizzato il “secondo miracolo italiano” con l’avvento al governo di Silvio Berlusconi, oggi chiederei solo due cose: dimettersi subito e, da credente, avere la decenza di non citare più San Tommaso perchè la sua condotta ha poco a che fare con gli insegnamenti dell’aquinate. Ho lavorato per dieci anni per un colosso finanziario-assicurativo olandese, molto più grande per capitalizzazione e profitti e storico rivale della ABN AmRo da cui Fazio & C. volevano “tutelarci”. Una lezione che ho appreso, conoscendo e lavorando anche con dirigenti di grado elevato di questo gruppo, è che il potere attiene al ruolo, non alla persona che temporaneamente lo ricopre. La personalizzazione del potere è un malcostume tutto italiano e questi ne sono i cattivi frutti che tutti noi ora paghiamo con la perdita di reputazione del sistema Paese. Fazio: vattene, prima che siano dei giudici a costringerti a farlo!

BASTA CON LE CONTORSIONI

sabato, 23 luglio 2005


Penso che partire dalla corretta rappresentazione, con onestà intellettuale, della realtà sociale ed economica italiana per come effettivamente è oggi, sia la premessa di ogni disegno politico che pretenda di offrire un contributo efficace al miglioramento della realtà stessa. La verità potrà anche essere amara e adombrare quella “spensieratezza” (va tutto bene, siamo ricchi, ecc.) che il Governo vorrebbe instillarci, ma proprio perchè “verità” dovrebbe anche essere riconoscibile da quanti non hanno perso la buona abitudine di osservare, ragionare e riflettere. Sintetizzo in 10 punti:
1. Il nostro è un Paese vecchio anagraficamente e per mentalità: è il risultato delle paure demografiche diffusesi negli anni ’70 (penso per aumentare i livelli dei nostri consumi da quelli più primari di una famiglia con più figli) che ci hanno portato alla crescita zero, a riempirci di badanti e a far pesare sui contributi di ogni lavoratore in attività un pensionato. Con le paure non si va da nessuna parte: abbiamo giocato in difesa di un benessere che ora rischiamo comunque di perdere. Competiamo con Paesi giovani, vitali e desiderosi di crescere, con lo spirito dei nostri anni ’50. Per gli anziani (che pure votano), per definizione, il futuro è l’ultimo dei loro problemi. Il prezzo di tutto ciò lo pagano le giovani generazioni di figli cresciuti in un benessere che va scemando, senza grandi prospettive per il futuro e, purtroppo, “vecchi” anche loro un po’ dentro, salvo alcune eccezioni (vedi i più volte citati ragazzi di AddioPizzo);
2. Oltre che con il meno conosciuto e immane debito previdenziale, abbiamo ipotecato sin dagli anni ’80 il futuro delle prossime generazioni con il più noto debito pubblico: se fossimo veramente una Nazione, un Churchill nostrano potrebbe fare un discorso prospettando “lacrime e sangue”, ma quali politici hanno oggi la credibilità morale per farlo? Forse solo Prodi o Amato.
3. La grande industria ha da sempre in Italia privatizzato i profitti e socializzato le perdite. La FIAT di Termini Imerese, se non è produttiva, va chiusa: non è più tempo di “accanimenti terapeutici”, anche se non e’ giusto incassare prima contributi per venire e non impegnarsi poi adeguatamente sotto il profilo industriale. Oggi la grande industria non sforna più un brevetto, un’innovazione, un prodotto ad alto valore aggiunto: produciamo prodotti di qualità cinese e ci lamentiamo poi della loro concorrenza. I grandi imprenditori (Tronchetti, Benetton, ecc.) investono sulle utilities (telefonia, autostrade, ecc.) e quando noi paghiamo le bollette o i pedaggi loro pagano il debito bancario con cui hanno comprato tali società: resta poco per gli investimenti.
4. Spendono però tanti soldi in pubblicità e quando in un quotidiano che chiude il conto economico vendendo libri, DVD e pagine intere di pubblicità, un giornalista pensa di scrivere qualcosa fuori dai denti su questi capitani d’industria, il direttore censura: non esiste in Italia giornalismo indipendente, quello che campa solo dell’autorevolezza delle sue opinioni.
5. La globalizzazione e l’euro. Grazie alla globalizzazione, nella sola Cina ci sono già oggi 100 milioni di individui ad alto reddito, un mercato potenziale, un’oppportunità che stiamo perdendo perchè non ci siamo preparati, perchè la nostra TV che plasma la società, imponendo modelli ed idee, non ci fa vedere cosa accade nel mondo, ma ci propina trasmissioni demenziali e, nei TG, per la par condicio, ci impone ogni giorno di ascoltare una nomenclatura di politici di basso livello intellettuale e morale. I consumatori non hanno potuto apprezzare i benefici della globalizzazione perchè se un prodotto che in Italia costa 100 in Cina viene venduto per 30, quando viene importato da noi viene venduto per 95: grazie alla poca informazione e trasparenza dei prezzi, la differenza la incamerano gli intermediari nei vari passaggi. Se non ci fosse l’euro non potremmo avere oggi sui mutui i tassi degli anni ’70, prima degli shock petroliferi. Chi parla male dell’euro o è un idiota o è in malafede (come i leghisti che nel ’92 volevano la secessione temendo che la “Terronia” non li avrebbe messi nelle condizioni per entrare nell’area euro). Diverso è il discorso sulle ruberie, in mancanza di adeguati controlli, perpetrate al momento del changeover, ma solo da noi in questa misura.
6. Liberalizzazioni. Questo è Paese delle rendite di posizione, delle intermediazioni parassitarie, in tutti i campi: da quelli agricoli, dove chi produce e rischia non recupera i costi, anche se i prezzi al consumatore lo consentirebbero adeguatamente, a quelli professionali dove abbiamo, ad esempio, che il numero dei notai in attività (circa 5.000) è inferiore a quello dell’epoca della costituzione dell’Ordine.
7. L’Italia è la culla dell’attività bancaria, ma ne sta diventando anche la tomba, grazie alla poca concorrenza, alle operazioni anche recenti di solo mantenimento di posizioni di potere (Fazio-Geronzi-Fiorani e immobiliaristi rampanti e dalle oscure origini). Il prezzo di questa attività protetta, poco internazionalizzata ed inefficiente lo pagano poi le imprese e i risparmiatori.
8. Università e CEPU. Il Paese che ha tra le più antiche università del mondo si è riempito di diplomifici gestiti da una classe di docenti inamovibili la cui attività si tramanda di padre in figlio grazie a concorsi, spesso, legalmente truccati. Uno studente indiano o cinese studia in media 12 ore al giorno: questa è la sfida. In nessun campo, come quello del sapere e della ricerca scientifica, pura ed applicata, la posizione dell’Italia è così umiliata e umiliante.
9. Criminalità organizzata. Il problema di una regione come la Sicilia non è la Mafia, ma la cultura mafiosa (Leoluca Orlando), o, meglio, la cultura parassitaria, quella che coinvolge anche tante persone della “buona società”, dell’impresa, delle professioni. Dall’inchiesta sulla Sicilia del 1876 di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, la diagnosi è sempre la stessa: una borghesia parassitaria, attraverso una convergenza di interessi -anche tacita- con un’organizzazione di malavitosi, scambia, a vari livelli, propri vantaggi contro l’impunità. Il voto, un lusso per una popolazione che vive per larga parte di precarietà e disagio economico, è da 129 anni merce di scambio a favore di chi assicura impunità: dalla “sinistra storica” postunitaria, alla “destra contemporanea” del 61 a 0 del 2001.
10. Classe politica. Abbiamo mandato in Parlamento, nei consigli regionali, comunali, ecc. degli autentitici banditi e farabutti, ma è normale che sia così perchè la classe politica è lo specchio della società che rappresenta.

In un Paese in cui si fa di tutto per tenere basso il livello della competizione è necessario agire politicamente per favorire una vera meritocrazia assicurando peraltro a tutti, con la massima trasparenza, uguali condizioni di partenza. Non pretendo che un cambiamento profondo della società italiana e siciliana, in particolare, parta proprio da coloro che hanno interessi o rendite di posizione da difendere o che sono compromessi con l’attuale andazzo. Penso invece alle persone libere intellettualmente ed economicamente, ai giovani (le vere vittime di questo stato di cose) e alla piccola impresa. C’è bisogno, per cambiare questo regime di parassiti ammantato di democrazia, innanzitutto di una grande operazione di verità e trasparenza, di una “glasnost” italiana.

ABUSO DELLA CREDULITA’ POPOLARE

giovedì, 21 luglio 2005


Il Presidente Cuffaro, in due soli giorni, ha assunto più di 7.000 precari. Operazione chiaramente elettorale. Tanto non ha sudato lui le risorse finanziarie che ha impegnato, lui deve solo spenderle in funzione della perpetuazione del suo potere. Lo sviluppo vero non è il suo problema, è il nostro che paghiamo in termini personali il mancato sviluppo in senso moderno della Sicilia perchè è evidente che, in una regione sviluppata, vivremmo meglio e guadagneremmo tutti di più. Questo è però il cuffarismo. Uno stile politico, a onor del vero, più antico dello stesso Cuffaro. Auguri agli oltre 7.000 nuovi stipendiati! Oggi hanno avuto l’uovo in cambio di un voto (e sembrerebbe in apparenza un buon affare), ma se non si accontentassero e volessero anche la gallina, quel voto, nel segreto dell’urna non dovrebbero darlo a Cuffaro & C. Dovrebbero fargli un bello scherzo. Io non ho mai dato un centesimo di credito a Berlusconi e ho anche lavorato per 10 anni per una grande banca pubblica che non aveva mai ritenuto affidabile il Gruppo Fininvest. Non lo stimo come uomo, come imprenditore (c’è di meglio in Italia) e soprattutto come politico. Penso che, alla base del suo successo elettorale, ci sia un reato: quello di abuso della credulità popolare.

Forum DNA Sicilia

martedì, 19 luglio 2005


Questo blog ha appena superato la soglia dei 10.000 accessi in poco più di 10 mesi di vita. Un sentito e doveroso grazie, quindi, a chi ha avuto la curiosità e la costanza di leggermi. A me e’ servito a chiarire e fissare tante idee che ho intenzione di travasare, durante il mese di agosto, in un libretto, veloce da leggere, dal titolo: “SICILIA MODERNA. La vera storia di come in un solo decennio (2006-2016) la Sicilia diventò l’area più civile e sviluppata del Mediterraneo”. La storia non si fa con i “se”, ma il futuro dipende da quale “se” scegli. Il riferimento è alle elezioni del 2006: dalla classe dirigente nazionale, regionale e comunale che ne uscirà fuori dipende la qualità del nostro futuro e la possibilità che anche delle idee, quali quelle raccolte in questo blog, si tramutino in realtà. Così, in modo diretto e dichiarato: perchè no? Perchè non si è mai fatto così? Non è un buon motivo per non tentare!  Questo blog raccoglie le mie idee, condivisibili o meno, mentre per confrontare le idee di un maggior numero di persone, accomunate magari dal comune denominatore di una visione più moderna, meno arcaica, della Sicilia, con un paio di amici di origine palermitana, ma che vivono e lavorano a Milano, ho dato vita ad un forum libero ed indipendente: “DNA Sicilia, il forum di chi ha la Sicilia dentro” (www.dnasicilia.com). Vi sono al momento 4 piazze di discussione pubbliche:


1. Iorispettopalermo: piazza animata e moderata da alcuni tra i più assidui scrittori di lettere a quotidiani locali (regolarmente falcidiate dalle redazioni) che hanno dato vita ad una associazione che si propone di migliorare la qualità della convivenza civile a Palermo;


2. La Sicilia dei Blogger: i blogger sono scrittori liberi e indipendenti, ancora poco consapevoli del loro potenziale di opinione e informazione derivante dalla presenza diffusa sul territorio;


3. Agorà: una piazza di discussione promossa da un gruppo di cittadini, appartenenti o meno a movimenti e associazioni, che si propone di elaborare dal basso un programma politico in vista delle prossime elezioni e di individuare poi dei candidati che si impegnino a farlo proprio (proprio oggi si riuniscono in versione “reale” al Centro Arrupe);


4. Addio Pizzo: la piazza di discussione rivolta a quanti hanno simpatizzato alle note iniziative del gruppo di “attacchini” di Palermo e in particolare al consumo critico (quello che non finanzia il pizzo).


Confesso una cosa: ho deciso di cominciare a scrivere il blog dopo essere rimasto colpito, nell’estate scorsa, dall’iniziativa di questi ragazzi. Avevo un conto in sospeso. La mattina del 29.8.1991 fui svegliato, intorno alle 7:30, da alcuni colpi di arma da fuoco: abitavo allora in via Di Blasi. Scesi per strada e, riverso sui gradini del supermarket di via Leopardi, vidi il corpo di un uomo dal viso deformato da colpi sparati vigliaccamente alla nuca. Mi era sembrato di riconoscere il corpo di un polacco che lì aiutava le signore a portare la spesa. Seppi invece, poco dopo, che si trattava di Libero Grassi. Poco più di un anno prima avevo visto, più avanti, sullo stesso lato della stessa strada, il corpo senza vita di Giovanni Bonsignore, il funzionario regionale che aveva denunciato gli affari sporchi della Regione. Quando nella tua vita incroci il sangue, non di uno, ma di due eroi, non puoi tirare diritto come se non puoi fare nulla. Perchè sai che non è vero. Magari hai solo bisogno di una spinta per fare qualcosa di più del normale, come per me lo è stata quella intelligente provocazione del manifesto degli “attacchini”: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

VACANZE LAST MINUTE

domenica, 17 luglio 2005


Dopo aver lavorato 40 anni nell’azienda municipalizzata per l’igiene e l’ambiente di Palermo, Agustino e Pauluzzo, amici sin dall’infanzia, decidono di realizzare un sogno: partire per una crociera. E’ stato Agustino ad aver avuto l’dea e ad aver poi coinvolto l’amico. I due si recano, un po’ impacciati, in una nota agenzia di viaggi del centro. “Vorremmo fare una crociera” esclama Agustino. “Ne abbiamo per tutte le tasche -risponde l’impiegata, sollecitando la manifestazione di un ordine di grandezza della spesa- da 3.000 fino a 150 euro, all inclusive”. “Questa ci va bene!” risponde prontamente Agustino, riferendosi all’offerta low cost. “Siete fortunati -risponde l’impiegata- ci sono giusto gli ultimi due posti per una crociera di 14 giorni, destinazione Kenia, e la partenza è prevista per domani mattina, alle ore 6:00, dal molo S. Lucia”. I due amici acquistano convinti il pacchetto ed escono felici di aver realizzato il sogno di una dura vita di lavoro: una crociera di 14 giorni in Kenia (anche se non hanno ben chiaro dove sia)! L’indomani mattina, poco prima delle 6:00, sono al molo S. Lucia incuriositi da una strana imbarcazione di circa 30 metri, dai cui fianchi spuntano tre fitte serie di remi. Agustino domanda ad un energumeno fermo ai piedi della passerella: “Scusasse, va in Kenia?”. L’uomo risponde risoluto: “Acchianate! (salite!)”. E, una volta a bordo, aggiunge: “Scinnite! (scendete!). In effetti, sotto coperta, nel silenzio più assoluto, numerosi crocieristi erano già seduti su panche ad altezza alternata e inframmezzate da lunghi manici di remi e i due amici, individuati due posti liberi, prendono subito posto dopo aver accomodato il bagaglio sotto la panca. Completate le operazioni di imbarco, l’energumeno ritira a bordo la passerella, scende sotto coperta, estrae da un armadio un grosso tamburo con due bacchette e, con gesto inequivocabile, invita i crocieristi a vogare, ritmando il loro sforzo con il suono del tamburo. Remano ininterrottamente per sette giorni. Poi, improvvisamente, l’energumeno ripone il tamburo e ordina a tutti: “Acchianate!”. Agli occhi dei crocieristi si apre un paesaggio meraviglioso, mai visto: un vulcano con un pinnacolo di fumo. L’energumeno è però avaro di indicazioni: “Questo è il Kenia, scinnite!”. Si riprende la navigazione, scandita dal ritmo penetrante del tamburo, e, sette giorni dopo, la nave attracca puntualmente al molo S. Lucia. Per la stanchezza i crocieristi non pensano neanche a salutarsi adeguatamnte, ma si trascinano subito verso l’uscita del porto. Agustino e Pauluzzo sono stanchi, ma felici di aver fatto questa esperienza sognata da una vita e da raccontare ora orgogliosamente a parenti ed amici. Pauluzzo ha però un dubbio che comunica subito all’amico che lo ha coinvolto in questa impresa: “Agustino, io di crociere nunne capisciu, ma a chiddu ‘da musica: nenti ciam’addare?”.


Questa è una barzelletta nel tipico stile cinico-palermitano. Un’altra barzelletta che gira da un po’ in Italia, racconta invece che un signore di 43 anni, di professione odontotecnico sino a qualche anno fa, partendo dalla liquidazione di 1,5 milioni di lire del padre, autista dell’ATAC, ha raggiunto, “lavorando duramente”, un patrimonio di 2,5 miliardi di euro. Questo signore sta attualmente scalando il gruppo editoriale Rizzoli Corsera oltre ad alcune banche il cui controllo sta a cuore a interessi più di potere che di mercato. Con questo tipo di barzellette, però, c’è poco da ridere: anche Berlusconi ama ricordare che la sua fortuna cominciò con la liquidazione del padre bancario (e ai fratelli, Antonietta e Paolo, niente?) …

U FISTINU

venerdì, 15 luglio 2005


Dal 1624, siamo arrivati al 381° festino di santa Rosalia, patrona di Palermo. Ieri, serata della vigilia si è svolta la tradizionale sfilata del Carro con tanto di fuochi d’artificio finali. Mi è tornata in mente una barzelletta che ben descrive l’essenza della palermitanità. Un nobile palermitano è inviatato da un suo pari di Francia ad assistere alle celebrazioni dell’anniversario della presa della Bastiglia, il 14 luglio, con tanto di parate e celebrazioni varie. E’ in compagnia del suo fedele maggiordomo al quale confida, mentre passeggia per il centro di Parigi, il suo sconforto: “E mentre nuautri astura simo ieccati ‘cca, Parigi, Parigi, a Palermu c’è u’ Fistinu!” (e mentre noi siamo buttati qui -a Parigi!!- a Palermo c’è il Festino!). Impareggiabili!

LA STATUA DELLA RESPONSABILITA’

giovedì, 14 luglio 2005


A tre anni dallo scoperta della truffa da 11 miliardi di dollari della Worldcom, gigante della telefonia USA, il principale imputato, Bernard Ebbers, grazie alla buona condotta mantenuta durante il processo, è stato condannato a 25 anni di reclusione (ne ha peraltro 63) sui 30 previsti come massima pena dalla legge. Tremano ora anche i responsabili degli altri scandali finanziari USA: Enron e Tyco. Penso al caso Parmalat, una truffa di ben maggiore dimensione e al suo esito sconfortante. Anche Ebbers, peraltro, cominciò facendo il lattaio …. Penso, ancora una volta, che gli USA sono, nonostane tutto, un grande Paese che ha eretto una imponente statua alla Libertà che ha accolto per decenni persone animate da un sogno, il sogno americano, provenienti da tutto il mondo, ma anche un’altra statua, invisibile, ma non meno carica di ammonizioni: quella della responsabilità. Negli USA vige ancora la regola che chi sbaglia paga, senza tutto il buonismo e il perdonismo che vige da noi che ben potremmo erigere la statua dell’ … impunità.


Mi è tornata in mente una storiella istruttiva del buon Carlà:


Un ragazzo di citta’, Kenny, si trasferisce in campagna e compra un asino da un vecchio contadino per 100 dollari. L’agricoltore accetta di consegnare il somaro il giorno dopo. Ma invece il contadino si fa vivo e riferisce: ‘Mi spiace figliolo, ma purtroppo ho brutte notizie per te. L’asino e’ morto.’ Kenny replica: ‘Va bene, allora restituiscimi i soldi’. ‘Purtroppo non posso farlo. Me li sono gia’ spesi’. ‘D’accordo – risponde il paziente Kenny – allora dammi almeno il somaro.’ ‘E che cosa ci fai con un asino morto?’. ‘Lo mettero’ come premio per una lotteria’, esclama deciso Kenny. ‘Non puoi sorteggiare un asino morto’ – replica il poco convinto il contadino – ‘Certo che posso, insiste Kenny: bastera’ non dire a nessuno che e’ proprio morto.’. Un mese dopo il contadino incontra Kenny e chiede: ‘Come e’ andata a finire con quel somaro morto?’ Kenny risponde contento: ‘Come ti avevo detto l’ho sorteggiato. Ho venduto 500 biglietti a 2 dollari al pezzo e ho guadagnato 898 verdoni.’ ‘E nessuno ha protestato?’, si meraviglia il contadino … ‘Solo il tizio che ha vinto. Ma io gli ho restituito i soldi indietro.’ Kenny in seguito e’ cresciuto, ha fatto carriera, ed e’ diventato il presidente
della Enron, Kenneth Lay, grande sponsor del presidente Bush.

PICCOLA IMPRENDITORIA DIGITALE

martedì, 12 luglio 2005


Ho ricevuto uno spiritoso SMS da parte di un amico che lavora (!?) nella sede milanese di una grande banca internazionale. Ci sono cascato. Il messaggio recitava: “Ti ho regalato Summer Card così almeno potrai mandarmi tutti gli SMS che vuoi. Per attivarla chiama il numero 1784400339”. D’estate, si sa, abbondano le promozioni commerciali, ma la deformazione professionale mi ha portato subito a pensare al business. Quando ero ancora studente organizzavo con un amico di Palermo che da anni fa l’avvocato a Milano scherzi memorabili con una tale cura dei dettagli, creatività e professionalità che per un momento pensammo di farne un mestiere. Una volta mettemmo su addirittura una finta sede Consolare ai danni di un maturando che ora fa l’avvocato, ma che allora pensava di ricevervi una borsa di studio. Lo scherzo via SMS di cui ho parlato, invece, potrebbe ben rappresentare un’ attività per racimolare qualche soldino da parte di qualche ragazzo sveglio e spiritoso. Si affitta da qualche gestore telefonico uno di questi numeri a pagamento per chi chiama, si immagina uno scherzo analogo e, se l’idea piace e ha successo, la promozione è garantita in modo esponenziale dalle stesse persone che riceveranno il messaggio e che lo inoltreranno come io stesso ho pure fatto. Cosa diceva il numero chiamato? Non ve lo dico: pagate anche voi per saperlo e ascoltate sino in fondo il breve messaggio!

MENTALITA’ DIGITALE

lunedì, 11 luglio 2005


Francesco Carlà è un esperto di economia e finanza delle tecnologie digitali. Segnalo questo suo stimolante intervento (Simulmondo, per Carlà, è il mondo virtuale introdotto da tali tecnologie).


Pensavo a Google oggi. Ultimamente tutte le volte che cerco qualcosa sul Motore ho sempre piu’ la sensazione che mi legga dentro come per una specie di telepatia digitale. E’ certo che Google un po’ lo fa sul serio. Ma quello che fa meglio e’ creare valore per la Terraferma e il Simulmondo, mettendo in contatto persone e idee, aiutando a costruire economie che prima non c’erano o non si conoscevano. Ci riesce perche’ e’ pensato in modo digitale. Per questo e’ ‘facile’ poi lanciare nuovi servizi che sono altri punti di vista della stessa ‘telepatia’: per esempio Froogle per l’e-commerce, o lo straordinario servizio delle News organizzabili,
oppure quello recentissimo delle viste dal satellite.
E mille altre idee come il desktop search o la G-mail. Perche’ quando hai in mano un Motore, poi puoi cucirgli addosso mille carrozzerie, basta che quel motore sia vincente e flessibile, ovvero sia pensato in modo digitale. Una cosa simile fanno eBay e Yahoo! e Internet. Una delle soluzioni piu’ sicure dei problemi del nostro Paese e della sua economia, e’ proprio questa: diffondere la mentalita’ digitale tra le persone e tra le imprese e far capire che il Simulmondo sta proprio nel creare valore usando il digitale e l’informazione come fanno i grandi, tutti americani guarda caso, di Internet. Eravamo tanto bravi a farlo anche noi anni fa. Prendevamo la tecnologia meccanica e quella elettrica, oppure quella chimica ed elettronica, le mescolavamo bene insieme con la voglia di creare valore per la societa’ e le persone, e nascevano la Vespa e la 500, Gucci e Armani, la Olivetti e la Pirelli, o magari anche i Baci Perugina e il Barolo e i freni Brembo. Adesso non capiamo il Simulmondo e soffriamo.

IL CELESTINO V DEL XXI SECOLO

domenica, 10 luglio 2005


Sono concetti che in parte ho già scritto in novembre a proposito della rielezione di Bush. Continuo ad addebitare ad Al Gore, un po’ come Dante ce l’aveva con Celestino V reo del “gran rifiuto” dettato da una falsa umiltà, la responsabilità politica delle sciagure che stiamo vivendo a livello internazionale. Alle elezioni USA del 2000, condotte al di sotto di ogni sospetto, Al Gore, da sfidante dei democratici, gettò forse troppo presto la spugna per amor patrio in una campagna dall’esito tutt’altro che netto a causa della situazione che si era creata in Florida. Poco tempo dopo Ariel Sharon si sentì incoraggiato dalla politica di Bush a fare una provocatoria passeggiata tra le moschee di Gerusalemme. Ciò provocò la seconda “intifada” e quindi l’immediata repressione israeliana. Ma anche il contesto geopolitico favorevole all’attacco alle due torri da parte di Osama Bin Laden. Cui poi seguì l’invasione dell’Afghanistan e poi quella “unilaterale” dell’Irak, con la destituzione di Saddam Hussein. Con tutto il caos e il sangue che si è poi generato e sparso, anche in Europa, grazie alla retorica della democrazia in formato “export” che copre la grammatica degli interessi legati al petrolio e all’industria degli armamenti. In politica lo spirito “olimpico” alla de Coubertin non paga: l’importante non è partecipare, ma vincere coi mezzi democratici. Altrimenti ti becchi questi altri quattro anni di Bush, con tutte le controindicazioni del caso, oppure la rielezione di un uomo “unfit to lead Italy” (inadatto a guidare L’Italia, secondo l’Economist) come Silvio Berlusconi. Impariamo però anche dalla democrazia americana che chi perde va a casa per sempre: Dukakis, Gore, Kerry, chi li sentirà più? Solo da noi, finchè morte non ci separi, dovremo sorbirci perdenti doc come Francesco Rutelli …