Archivio di novembre 2005

L’ISOLA DEL TESORO

martedì, 29 novembre 2005

Introdurre la fiscalità di vantaggio per incentivare gli investimenti, dismettere la partecipazione della Regione in Capitalia da 900 mln e utilizzarne il ricavato per dotarsi di un istituto specializzato nella finanza d’impresa (l’IRFIS?), puntare sulla logistica per intercettare i flussi di merci che sono tornate a transitare dal Mediterraneo, puntare sulla tecnologia e la massima informatizzazione, riforma amministrativa della burocrazia regionale con accorpamento in un unico assessorato di tutte le deleghe relative alle attività produttive e, dulcis in fundo, moralizzazione della vita politica contro la cultura parassitaria e clientelare. Sono d’accordo su tutti i punti proposti dagli industriali nel convegno di ieri a Taormina il cui titolo evoca più che gli imprenditori, i pirati. Non capisco però perchè ne discutino con Totò Cuffaro. E’ ingenuo pensare che il presidente abbia bisogno di "idee": le ha sempre avute molto chiare su come perseguire i suoi interessi e lo ha dimostrato sia nella costruzione del consenso che nell’accrescimento del suo patrimonio personale (per lui sì che la Sicilia è l’isola del tesoro). Cuffaro non cambia, va cambiato.

TAROCCHI SICILIANI

sabato, 26 novembre 2005


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La nuova campagna di comunicazione della Regione Siciliana.

LA REPUBBLICA DELLE BANDANE

venerdì, 25 novembre 2005

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Dopo la finanza "creativa" di Tremonti, ecco la finanza "surreale" di Maroni. Ieri il consiglio dei ministri ha approvato la riforma del TFR, riforma che partirà però nel 2008 e che prevede per i dipendenti pubblici di Stato, Regioni, Province, Comuni, ecc. un originale apporto "virtuale" del TFR maturando in un fondo pensione pubblico (INPDAP). A differenza delle imprese, gli enti pubblici non saranno quindi costretti a mettere mano alla cassa, semplicemente perchè questi soldi non li hanno. Però a questo apporto "virtuale" corrisponderà un rendimento molto meno virtuale e virtuoso -perchè pagato dai soliti contribuenti- commisurato al rendimento medio dei fondi pensione veri. Se infatti, nelle buone intenzioni iniziali, il TFR, invece che finanziare a buon mercato le imprese, doveva essere efficacemente investito nei mercati finanziari ed immobiliari per integrare i trattamenti pensionistici con aspettative di rendimenti superiori, ora sappiamo chi dovrà pagare, a favore dell’esercito di dipendenti pubblici, il differenziale tra il tasso di rivalutazione attualmente applicato al TFR e l’extrarendimento che sarà -eventualmente- conseguito dai fondi pensione. Sinora il TFR finanziava, con i soldi dei lavoratori, gli investimenti produttivi delle imprese, dal 2008, invece, cittadini e imprese produttive finanzieranno con le loro tasse i trattamenti pensionistici integrativi dei dipendenti pubblici. E questi sarebbero gli eredi della Tatcher! 

ETNAPOLIS

mercoledì, 23 novembre 2005

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Quando in Sicilia ci si riferisce comunemente ai Centri Commerciali (Retail Park) o, peggio, agli Outlet (Factory Outlet) in genere si ha un’idea molto vaga di queste realtà non ancora presenti sull’Isola. Con l’inaugurazione di oggi a Belpasso di un centro commerciale polifunzionale, "Etnapolis", primo per superficie, ma secondo per nascita dopo quello di Melilli (Auchan), anche la Sicilia muove finalmente i primi significativi passi nel settore della grande distribuzione organizzata. L’opera, progettata dall’arch. Massimiliano Fuksas, è stata realizzata dall’Impresa Giuseppe Maltauro S.p.A per conto di imprenditori catanesi del settore (Roberto Abate SpA) attraverso un project financing di € 158.600.000 e ha le seguenti caratteristiche: superficie del terreno 270.000 mq, superficie totale del centro 140.000 mq, superficie commerciale 105.000 mq, superficie ipermercato 18.500 mq (Carrefour), sei grandi superfici specializzate (tra cui MediaWord), un food court, un cinema multisala (14), una grande superficie bricolage (Castorama) e 6.000 posti auto. Il centro offrirà un lavoro regolare, ben retribuito e modernamente organizzato a parecchie centinaia di persone oltre a quelle già impegnate nella costruzione. Il sito internet è un raro esempio di ricchezza di informazioni trasparenti e di qualità grafica (www.etnapolis.net). Leggo sui quotidiani di oggi di un commerciante storico del settore alimentare di Palermo, Angelo Armetta, che si è fatto promotore di un network di esercizi di qualità: "puntiamo sulla qualità e sui prodotti di nicchia, (…) curiamo molto il servizio e il rapporto con il pubblico. (…) è l’unico modo per sopravvivere all’avvento dei supermercati". Chi ragiona come Armetta non ha nulla da temere dalla modernità.

UNDER CONSTRUCTION

martedì, 22 novembre 2005

Non conosco personalmente i due candidati alle Primarie regionali dell’Unione. Per farmi di loro un’opinione ho cercato quindi maggiori informazioni sui rispettivi siti internet. Nelle democrazie contemporanee si comunica tramite internet con l’elettorato più evoluto mentre i contatti diretti con la gente servono a raggiungere quello più popolare -o comunque meno confidente con la tecnologia- che però pesa di più a livello di voti. Il sito di Rita Borsellino (www.ritapresidente.it) ti dice dove poterla incontrare in tutta la Sicilia fino alla vigilia delle elezioni, dove e come poter sostenere la sua campagna e riporta anche video e testi di interviste e interventi. Il sito di Ferdinando Latteri (www.ferdinandolatteri.it) è invece ancora "under construction" e di lui posso solo leggere lo slogan dei suoi poster o i riferimenti sui quotidiani. Se ad un politico moderno si chiede fondamentalmente di saper pesare e scegliere i propri collaboratori, mi sembra che -ad oggi- la Borsellino abbia dimostrato di essere circondata da gente più motivata ed efficiente.

CONSUMO CRITICO

domenica, 20 novembre 2005

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Ho partecipato a due iniziative di "consumo critico" promosse dal Comitato AddioPizzo. Cosa si intende per consumo critico? L’uso moderno e civile del proprio marginale e personale potere, come consumatori, al fine di affermare un principio: il diritto, nel caso di specie, di poter esercitare un’attività economica senza dover pagare un dazio ad altra autorità che lo Stato. E’ un diritto che viene negato a oltre l’80% degli esercenti commerciali che per paura, per cultura servile, per la poca consapevolezza della propria dignità, per la debolezza -vera o presunta- dello Stato garante di tutti i diritti, per amore del "quieto vivere" o per cultura mafiosa, pagano abitualmente il racket del pizzo, la più "politica" tra le vessazioni della criminalità organizzata perchè riconosce un’autorità sul territorio che non ha alcuna legittimità. I ragazzi di AddioPizzo, dopo aver provocato la sensibilità a queste tematiche, hanno raccolto le adesioni di alcune migliaia di persone che si sono dette disponibili a dirottare (anche saltuariamente) i propri consumi verso esercenti commerciali che hanno denunciato il racket. Ho visto in faccia queste persone che, dopo aver avuto il coraggio di denunciare, hanno visto rarefarsi la propria clientela mentre diventava difficile pagare le bollette e l’affitto e, in mancanza delle iniziative di questi ragazzi, rischiare la chiusura del negozio che avrebbe rappresentato, agli occhi di tutti, l’esemplare punizione e monito per la loro "ribellione". I ragazzi di AddioPizzo sono stati bravi, ma il loro potere come consumatori è ancor più marginale, da "paghetta": tocca alla borghesia professionale e impiegatizia giocare la partita più pesante per dimostrare, con la logica commerciale ed economica degli incassi, che la legalità paga. Possiamo essere tutti statisticamente certi che i nostri fornitori abituali, se non hanno denunciato, pagano il pizzo e che quindi potrebbe essere opportuno che sappiano che abbiamo deciso, ogni tanto, di fare la spesa o di prendere una pizza o un aperitivo da esercenti commerciali veramente liberi (www.addiopizzo.org).

DIGITAL DIVIDE ET IMPERA

giovedì, 17 novembre 2005

"Divide et impera" era una scelta strategica per la conservazione del potere imperiale romano. Per una curiosa coincidenza terminologica, oggi parliamo di "digital divide" come del più grande ostacolo per una piena democrazia dell’informazione e per le pari opportunità degli esclusi a livello planetario, battaglia, secondo alcuni, persino più strategica rispetto a quella contro la fame e le carestie. L’ultimo censimento ha svelato quanto sia tuttora diffuso in Italia l’analfabetismo (6 milioni di persone): ancora maggiore è, ovviamente, quello digitale. L’alfabetizzazione digitale è oggi una priorità per lo sviluppo moderno della nostra società e della nostra economia per la quale serve un deciso programma di governo, anche regionale, che consenta l’accesso ai PC e la trasmissione del loro specifico sapere. La telefonia mobile ha senz’altro contribuito a far familiarizzare l’intera popolazione con le nuove tecnologie (mi ha colpito, al contrario, un bambino che si è trovato alle prese con un vecchio telefono a ruota e non ne comprendeva intuitivamente il funzionamento), ma sarebbe necessaria oggi un’operazione di massa come la storica trasmissione TV di quando ero bambino, "Non è mai troppo tardi" a cura del mitico maestro Alberto Manzi, … reality show, calcio, quiz, canzonette e soap opera permettendo.

LA MAFIA FA SCHIFO

mercoledì, 16 novembre 2005

"La mafia fa schifo. Difendiamo le nostre liberta’ " è lo slogan della nuova campagna di comunicazione istituzionale della Regione voluta dal Presidente Cuffaro: ecco un plateale esempio di "bispensiero"! Come già ricordato, George Orwell adoperò la parola “bispensiero” nel suo romanzo intitolato “1984”, intendendo con questo neologismo: “Bispensiero sta a significare la capacità di condividere simultaneamente due opinioni palesemente contraddittorie e di accettarle entrambe. (…) mediante l’esercizio del bispensiero [un individuo] riesce nel contempo a persuadere se stesso che la realtà non è violata. (…) Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore”. Sembra che giocare con le parole, infischiandosene della personale e doverosa coerenza tra parole e comportamenti (salvo dirsi poi "fraintesi"), sia lo sport preferito dei leader della Casa delle Libertà, a livello sia nazionale che locale. Se cattive frequentazioni e contenuti di intercettazioni configurano addirittura l’ipotesi di un reato di favoreggiamento aggravato della mafia, non ci si può fare scudo con il ruolo ricoperto nelle istituzioni o con slogan o con le autoassoluzioni affidate ai media ("ho la coscienza a posto"): vi è un’esigenza etica nella politica che prescinde dagli accertamenti giudiziari e che impone le dimissioni. Come, correttamente, a suo tempo fece l’ex Assessore alla Presidenza, David Costa, arrestato ieri. Se, al di là delle parole, la mafia facesse veramente schifo a chi deteniene il potere politico oggi in Sicilia, non rappresenterebbe più un problema! Anche se è sempre meglio "schifiarla" che negarla, come avveniva neanche tanto tempo fa, alla fine contano i fatti, non le parole: un fatto sarebbe stato costituirsi parte civile nei processi contro i mafiosi, chiedere miliardi di euro di danni come ha fatto in un recente processo contro affiliati alla ‘ndrangheta la Giunta regionale della Calabria  oppure opporsi alla revisione della Legge Rognoni La Torre, ma non mi sembra questo l’orientamento dominante a Palazzo d’Orleans.

APPELLO DI LIBERA

lunedì, 14 novembre 2005

La legge Rognoni – La Torre, che consente da oltre vent’anni di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, è in pericolo. Rischia di essere approvato dal Parlamento, infatti, un disegno di legge che tra i molti aspetti discutibili prevede la possibilità di revisione, senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un “interesse giuridicamente riconosciuto”, dei provvedimenti definitivi di confisca. In nome di un malinteso garantismo, insomma, si compromettono definitivamente il lavoro e l’impegno di quanti, dalle forze dell’ordine alla magistratura, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Nessun provvedimento di confisca, di fatto, sarà mai definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avrà un futuro certo. Altri avrebbero potuto essere gli strumenti con cui risarcire, anche dal punto di vista economico, eventuali vittime di errori giudiziari, sempre possibili, nell’iter che va dal sequestro preventivo dei beni alla loro definitiva confisca. Se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto dal comma 1 lettera “m” dell’art. 3 del disegno di legge AC 5362 recante “Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali”, tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di servizi sociali o in caserme delle forze dell’ordine, solo per fare alcuni esempi) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza. Ovvero esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario oggi. Le mafie, infatti, hanno da tempo affinato i meccanismi con cui riciclano i proventi delle loro attività illecite e nel nostro Paese si registra, negli ultimi anni, una consistente flessione del numero di beni confiscati. Una situazione che richiede normative efficaci e scelte concrete in grado di far crescere la fiducia di chi è impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie. E’ per queste ragioni che l’associazione Libera (che raccoglie più di 1200 associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) e i sottoscritti familiari delle vittime delle mafie, attraverso questo appello, chiedono un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge delega AC 5362, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca, affinchè deputati e senatori di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misura, il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subisce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel sangue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo faticosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia.

Per aderire: http://libertaegiustizia.it/appelli/dettaglio_appello.php?id_appello=7

NOTTURNO PALERMITANO

domenica, 13 novembre 2005

Riuscire a rendere i palermitani attori e non semplici spettatori di un evento culturale è stato forse il miglior risultato della due giorni di Philippe Daverio e del Progetto Italia sponsorizzato da Telecom. Normalmente la propria città è il posto che si conosce meno sotto il profilo storico e culturale e a questa regola i palermitani non fanno eccezione. Proprio per questo motivo portarli in giro in taxi, come dei comuni turisti, per una serie di momunenti -dalla Palazzina cinese alla Zisa, da Palazzo Abatellis a Montevergini o nella vecchia sede della facoltà di Architettura- e porgere loro in modo accattivante spunti di riflessione culturale come solo un grande amante e comunicatore della cultura, Philippe Daverio, sa fare, è un’opera assolutamente meritoria anche perchè riempie di contenuti dei potenziali padroni di casa che potranno a loro volta porgere gli stessi luoghi e gli stessi spunti ai loro ospiti accrescendo l’amore per questa città che Dio solo sa di quanto amore, troppo a lungo negato, necessiti. Grazie Daverio e complimenti anche allo sponsor!