Archivio di febbraio 2006

RAGION DI STATO

mercoledì, 22 febbraio 2006

La villa di Palermo in cui viveva Totò Riina all’epoca dell’arresto non venne perquisita dalle forze dell’ordine -che pure la monitoravano- mentre, in modo del tutto indisturbato, venne ripulita e persino ritinteggiata dagli uomini di Cosa Nostra. Il generale Mori e il maggiore De Caprio (il capitano Ultimo) sono stati rinviati a giudizio e ora assolti dall’accusa di favoreggiamento per la mancata perquisizione perchè "il fatto non costituisce reato". Chi ha pensato di far incriminare questi apprezzati investigatori aveva forse a cuore l’esigenza, per amore della verità o per altre finalità meno nobili, di far venire fuori una versione meno propagandistica e più aderente ai fatti della cattura del superlatitante. E’ evidente che la cattura del capo di Cosa Nostra è avvenuta grazie ad un inconfessabile accordo tra esponenti dello Stato e boss di Cosa Nostra. La nostra Repubblica è nata e ha fatto più volte proprio, nella sua pur breve storia, un uso spregiudicato di mafiosi, terroristi, golpisti e comuni criminali, con l’alibi machiavellico della ragion di stato. Riservando nel caso, dal ventennio ai nostri giorni, quando un Mori -prefetto o carabiniere che fosse- otteneva risultati apprezzabili contro la Mafia, l’antico promoveatur ut amoveatur ovvero, per quei servitori dello Stato troppo zelanti nella lotta alla criminalità organizzata, mezzi di dissuasione ben più cruenti.

IMPRESA TITANICA

lunedì, 20 febbraio 2006

Il bilancio della Regione Siciliana (23 miliardi di euro) viene finanziato attraverso risorse dell’Unione Europea e della Repubblica Italiana che si sommano alle entrate erariali dei cittadini siciliani che, in virtù dello Statuto autonomistico, la Regione non versa allo Stato, ma trattiene -unico caso tra le regioni autonome- per il 100% del loro ammontare. Queste risorse, nel tempo, hanno fatto sì che la politica regionale diventasse il mercato di riferimento di una imprenditoria appartenente quasi esclusivamente al settore terziario. Un’imprenditoria rivolta, più o meno direttamente, al committente pubblico con scarsissime probabilità di poter offrire servizi apprezzabili dal mercato vero, specie internazionale. Si pensi, solo per fare un esempio, alle enormi risorse spese, con dubbia utilità, nel campo della formazione professionale. Il sottosviluppo della Sicilia che il Governo Cuffaro ha chiesto e ottenuto di prorogare sino al 2013, scadenza per l’uscita dal novero dei territori beneficiati dall’obiettivo 1 dell’Unione, comporterà la perdita di una parte rilevante di queste risorse, come già accaduto per altre regioni come l’Abruzzo. Una classe dirigente seria e previdente, a pochi anni da questa scadenza, non confiderebbe nella buona stella, ma utilizzerebbe incentivi e risorse unicamente per dare un segnale politico in favore delle necessità delle forze economiche sane e capaci di competere sui mercati. Il fatto che questa classe dirigente preferisca invece alla interlocuzione difficile di chi crea ricchezza vera quella più congeniale -ed elettoralmente ripagante- della precarietà sociale e dell’intervento assistenziale, ricorda l’incoscienza di quanti, confidando contro ogni evidenza nel mito dell’inaffondabilità del Titanic, diedero disposizioni all’orchestra di continuare a suonare mentre la nave imbarcava acqua. Riconvertire la mentalità di una popolazione, in larga parte, abituata solo a spendere risorse prodotte altrove da altri, sarà un impresa veramente titanica.

LUDI CARTACEI

venerdì, 17 febbraio 2006

Alle primarie dell’Unione 4.300.000 cittadini hanno decretato la designazione di Prodi come leader. In Sicilia hanno votato più di 200.000 persone, un numero molto maggiore degli iscritti agli stessi partiti dell’Unione. I dirigenti locali dei maggiori partiti (Capodicasa e Cardinale) pur non avendo saputo interpretare la volontà degli elettori riguardo la candidatura della signora Borsellino a presidente della Regione, pretendono di imporre nomi e candidati con grande insofferenza verso candidature che provengano non dagli apparati dei partiti, ma dalla base della società e delle sue associazioni. Sono i "signori delle tessere" che, rappresentando gli iscritti ai partiti, non rappresentano però la maggioranza dei cittadini disorganizzati e lo hanno dimostrato. Ai partiti, a tutti i partiti, non è parso vero il regalo del governo Berlusconi che ha riportato il sistema elettorale al modello proporzionale con la lista dei candidati scelta dalle segreterie dei partiti. A giudicare dai primi nomi che circolano sulle politiche di aprile, sembrerebbe che non ci sarà nessun candidato estraneo agli apparati: Sergio Mattarella, Salvatore Cardinale, Sergio D’Antoni, Luciano Violante, … Cosa c’entra Luciano Violante con la Sicilia? Perchè non si fa eleggere dove è nato o risiede? La verità è che i signori dei partiti pretendono di gestire il voto inerziale, quella rendita di posizione sull’abitudine di molti ad andare a votare per … partito preso, comandati da una sorta di riflesso condizionato. Le elezioni gestite da costoro, un gioco di puro potere personale che mortifica lo spirito vero della democrazia, meritano davvero la sprezzante definizione mussoliniana di "ludi cartacei". Beppe Grillo ha ragione: questa classe politica ci consente solo di poter scegliere tra il peggio e l’appena meno peggio …

NON E’ MAI TROPPO TARDI

lunedì, 13 febbraio 2006

Se per votare fosse necessario detenere "crediti formativi" in materia di cultura civica e democratica, il voto sarebbe così facilmente manipolabile con spot e argomenti superficiali? Quanta gente conosce i rudimenti della carta costituzionale o dello statuto autonomistico? Riconoscere a tutti il diritto di voto, senza aver messo però tutti nelle condizioni di condividerne il valore, non è forse una sottile forma di presa in giro? Un modo sicuro per disporre di grosse quantità di voti in vendita, al modico prezzo di qualche illusione, bacio o promessa?

MANCANO LE RISORSE?

venerdì, 10 febbraio 2006

Ogni epoca ha avuto i suoi governanti e ogni azione di governo ha avuto le sue priorità, lasciando magari ai posteri anche testimonianze durature del proprio passaggio. Quando lo stesso monumento, le stesse pietre recano le testimonianze di questi avvicendamenti, almeno dal 1130 d.C. ai giorni nostri, come è il caso del più antico parlamento del mondo, Palazzo dei Normanni, qualche riflessione sorge spontanea. Qui un illuminato governante ha consentito alla lingua e alla letteratura italiana di muovere i primi passi in una capitale pur poliglotta (politica in favore della cultura). Qui altro governante ha fornito i mezzi tecnologici ad un abate scienziato che ha arricchito il nostro sistema solare della scoperta di un pianeta sino ad allora sconosciuto (politica in favore della ricerca scientifica pura). Sempre qui, vengono oggi spesi in stipendi e pensioni il 75% delle risorse di bilancio (150 milioni di euro) di una macchina che produce una ventina di leggine (le leggi sono ben altra cosa!) l’anno: si tratta di uno stipendificio o davvero del costo della democrazia? Quale vantaggio ricavano i siciliani da questa privatizzazione di risorse pubbliche che si tramuta in consumi e investimenti privati di una ristretta corte di privilegiati? Che senso ha pagare un ricercatore 1.000 euro al mese (fino a costringerlo ad emigrare all’estero) ed un usciere dell’ARS 4.000? Non sarebbe più logico remunerare la macchina che sforna leggine per quello che vale e destinare le risorse risparmiate a stipendiare i cervelli che fuggono? Visto che il capitale umano è una delle risorse -sprecate- della Sicilia e che la ricerca è una priorità nazionale, perchè Palazzo dei Normanni non dovrebbe promuovere ed accumulare moderni tesori come i brevetti?

TOTO’ CUFFARO HA RAGIONE

martedì, 7 febbraio 2006

Ho visto il dvd con cui Totò Cuffaro ha voluto rispondere all’inquietante "La mafia è bianca" di Stefano Bianchi e Alberto Nerazzini che il Presidente della Regione Siciliana ha recentemente incontrato nel corso di un confronto coordinato dal giornalista Diaco di RAI News 24. Per onestà intellettuale, devo dire di essere d’accordo su un punto con Cuffaro. Non credo infatti che la questione morale possa essere usata come un’arma di una parte politica verso l’altra e il fatto che non consideri Berlusconi e Cuffaro adatti a guidare l’Italia o la Sicilia, non significa che consideri tutti buoni i politici della parte loro avversa. Cuffaro nel video non fa il nome, non è "nella sua cultura", ma costringe i due giornalisti con cui è in polemica a fare quello di Salvatore Cardinale in merito a richieste di appoggi elettorali fatte da entrambi al pentito Angelo Siino. Se si chiede a Cuffaro di assumere le conseguenze politiche di questa richiesta, è giusto farlo anche nei confronti del segretario regionale della Margherita. All’epoca dei fatti, Siino non era ancora conosciuto come il "ministro per i lavori pubblici" di Cosa Nostra, ma non era neanche, come si vuol far credere oggi nelle tesi difensive, un rispettabile imprenditore, bensì un ambiguo confidente, noto alle cronache già ai tempi dell’assassinio del capitano Basile (1980). Se Salvatore Cardinale, spontaneamente o su pressione dell’opinione pubblica de La Margherita, assumesse le conseguenze politiche di questi fatti, lo stesso partito e tutta l’Unione acquisterebbero maggiore autorevolezza per condurre battaglie di moralizzazione della politica e raccogliere un consenso di qualità e … forse anche di quantità.

QUANDO I FATTI NON PARLANO DA SOLI

lunedì, 6 febbraio 2006

Per i filosofi dell’antica Grecia ciò che è evidente non va dimostrato. Nel mondo contemporaneo, quando i fatti non parlano da soli, pare che siano gli spot e i cartelloni a doverci convincere di ciò che non vediamo o comprendiamo. L’imponente campagna pubblicitaria nazionale di Forza Italia, scimiottata per analoghe motivazioni dal sindaco ridens di Palermo, vuol perseguire spregiudicatamente questo scopo, spesso con evidente malafede nei messaggi (es. minacce di nuove tasse o dei no global al governo). Mentre si tagliano spese per servizi essenziali come gli asili nido, il sindaco di Palermo invade ogni angolo della città con costosi pannelli, con tanto di fioriere alla base, evocanti le inaugurazioni della sua sindacatura (opere tutte iniziate dai suoi predecessori) con la sospetta dimenticanza delle vere e originali realizzazioni da legare al suo indimenticabile periodo: le varie rotonde fiorite spartitraffico.

“CHI APPROVA RESTI SEDUTO”

sabato, 4 febbraio 2006

In un Paese dove il giornalismo autorevole ed indipendente è latitante e i quotidiani campano vendendo gadget, tocca a trasmissioni televisive a metà tra spettacolo e informazione denunciare fatti gravi, ignorati dai giornalisti timorati del Potere, alla sola condizione di fare audience. E’ il caso del servizio de "Le Iene", andato in onda pochi giorni fa, in merito alla velocità con cui all’ARS vengono dibattute e approvate in aula leggi di grande rilievo quale il bilancio. La spiegazione fornita nel servizio dal vicepresidente di Palazzo dei Normanni è che gli accordi sono presi fuori dall’aula e a Sala d’Ercole si celebra solo la formalità dell’approvazione dei provvedimenti. Spostiamo allora la telecamera! L’Assemblea regionale stanzia € 700.000 l’anno per le riprese televisive che consentono, attraverso TV locali o il sito internet del parlamento siciliano (www.ars.sicilia.it), di poter assistere ai lavori nel più trasparente spirito di partecipazione democratica. Questo nobile intento si tramuta però in una presa in giro dei siciliani se vengono esclusi dalla visione delle vere discussioni e dei veri accordi presi tra i partiti di tutti i colori: questo sì che sarebbe un bel reality show! Come ho detto altre volte, la politica è fatta di tante parole e di tanta retorica, ma la grammatica è tutta nel bilancio di spesa. Guardatevi il servizio: http://www.iene.mediaset.it/programma/2006/01/25/puntata.shtml .    

CONSUMO ETICO

venerdì, 3 febbraio 2006

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Stando agli economisti classici, il reddito si trasforma in consumi, investimenti (in pratica, consumi durevoli) e risparmio. L’industria del risparmio ha da tempo provveduto ad approntare strumenti di investimento detti "etici" perchè oggetto di una motivazione d’acquisto non acriticamente votata al solo ritorno economico. Mi riferisco ai "fondi etici", collocati da quasi tutti i gruppi bancari, che prevedono per statuto, per esempio, di non investire in aziende che producano armamenti o inquinino o sfruttino il lavoro minorile, ecc.

Anche sul fronte del consumo si assiste ad aggregazioni sociali, quali i gruppi di acquisto solidale o partecipato, che promuovono l’acquisto di prodotti biologici o provenienti da un determinato territorio (ne ho segnalato in precedenza uno delle Madonie), quindi con una motivazione ideale che supera quella di stretta convenienza economica. In questo momento ci sono a Palermo alcune migliaia di cittadini che hanno aderito all’appello del Comitato AddioPizzo (www.addiopizzo.org) sul consumo critico (impegnandosi a fare la spesa da chi non paga il pizzo) e, paradossalmente, in un momento in cui il commercio "soffre" un tale apprezzabile e potenziale indotto (per il quale si pagherebbero magari pubblicità e promozioni) non incontra adeguato interesse da parte dei commercianti. Sarebbe il caso che qualcuno, imprenditorialmente, organizzasse questo mercato consentendo un più agile incontro tra domanda ed offerta, magari attraverso un carrello virtuale su internet e una comoda consegna a casa: un gruppo d’acquisto etico per una spesa "pizzo free".