Archivio di aprile 2006

MEGGHIU ‘U TINTU CANUSCIUTU C’U BONU A CANUSCIRI?

mercoledì, 26 aprile 2006

Esiste un’isola in Europa con 5 milioni di abitanti e secoli alle spalle di miseria ed emigrazione.
Oggi è tra le regioni di punta in Europa per crescita del reddito e non ha più disoccupati.
Il segreto?
Qualche anno fa si è dotata di una classe dirigente moderna e non corrotta.

Si tratta dell’Irlanda, ma potrebbe essere la Sicilia dei prossimi anni: dipende dal voto del 28 maggio.

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La Storia non si fa con i "se".

La Storia appunto, non il futuro.

Il Futuro dipende invece dalle scelte che si fanno, da tanti “se”, talvolta, importanti.

“Se” sei convinto che quello di Cuffaro sia il migliore dei governi che la Sicilia possa avere: confermagli pure il tuo voto!

Ciò che sa fare -e come lo sa fare- lo hai già sperimentato negli ultimi 5 anni.

Ma “se” hai un dubbio o anche la segreta speranza che qualcosa di meglio si possa avere: vota Borsellino! E’ meglio avere una speranza da vivere che negarsela, con le proprie mani, per partito preso!

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Esiste la fisiologia come pure la patologia. Nella vita biologica così come nelle umane aggregazioni.

Un parto è un fatto fisiologico mentre l’insorgenza di un tumore attiene alla patologia del corpo umano.

Ci sono società governate da politici capaci di promuovere lo sviluppo e altre governate da politici “specialisti” in sottosviluppo.

L’eterno sottosviluppo della Sicilia, nonostante le enormi risorse pubbliche -nazionali ed europee- che ogni anno vi vengono spese, non sarà forse causato da una classe politica capace solo di accrescere il proprio consenso elettorale, gestendo risorse prodotte altrove da altri invece di liberare dai parassiti le proprie?

Non sarà il caso di provare a cambiare, visto che dal 2013 -comunque- la Sicilia, non per propri meriti, ma per l’ingresso di Paesi dell’est Europa, non sarà più compresa tra le aree meno sviluppate dell’Unione e riceverà, conseguentemente, minori risorse pubbliche?

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I politici sono tutti uguali?

Forse perché non hai mai provato a selezionarli e a pretendere da loro competenze e reputazione personali almeno pari alle tue.

Se non lo hai mai fatto, comincia il 28 maggio!

Dimmi come voti e ti dirò chi sei …

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 Vedendo le gigantografie dei candidati alle regionali che campeggiano sui palazzi, i 6×3 e i manifesti che tappezzano la città non viene da chiederti: “chi paga tutto questo?”. Una volta c’erano le piazze o le sezioni dei partiti dove la gente si incontrava e discuteva di politica.

Oggi della politica c’è ormai solo il marketing, la costruzione mediatica del consenso attraverso spot, gadget ed eventi vari. Assieme al controllo del voto, naturalmente.  

La politica deve tornare invece ad essere -così come si sta sforzando di fare attraverso i “cantieri del programma” Rita Borsellino- confronto tra cittadini sulla gestione della cosa pubblica, così come quando nacque nelle piazze dell’antica Grecia.

Come siciliani "adulti", non abbiamo bisogno di essere “amati”  o baciati da politici “con la Sicilia nel cuore” perché non è l’affetto che ci manca: ci mancano invece politici autorevoli, competenti e dalla reputazione indiscussa.

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Quanti studenti e ricercatori siciliani, laureatisi in prestigiose università italiane od estere, trovano poi occupazione nella loro terra?

Che futuro potrà mai avere una terra che si priva delle intelligenze migliori mentre mantiene e ingrassa i parassiti?

Purtroppo è così? Non è vero: è una questione di scelte, di qualità della politica.

Quanto costa Palazzo dei Normanni per il suo funzionamento? 150 milioni di euro l’anno (di cui il 75% per stipendi e pensioni).

Cosa “produce” Palazzo dei Normanni? Una ventina di “leggine” (le leggi sono ben altra cosa!).

Pagando queste leggine per quello che valgono, quanti ricercatori si potrebbero stipendiare con la differenza?

Dando a questi ricercatori 5 anni di tempo per sfornare un brevetto -che non dovrà necessariamente essere sfruttato o prodotto in Sicilia perché potrà anche semplicemente essere concesso in licenza- quante risorse si genererebbero sfruttando la migliore risorsa che abbiamo, l’intelligenza?

Quando si parla di economia fondata sulla conoscenza, di innovazione e ricerca, si intende una politica coraggiosa come questa.

La realtà che invece conosciamo, porta solo a privatizzare risorse pubbliche (i citati 150 milioni di euro) per trasformarle in consumi (tenore di vita) ed investimenti privati (case e seconde case) di una ristretta cerchia di privilegiati che però non generano alcun valore aggiunto per la collettività.

Una data economia, debole o forte che sia, è sempre il frutto di una politica economica. Ricordiamocene il 28 maggio!

LA VITTORIA MIGLIORE E’ FRUTTO DI UNA STRATEGIA

martedì, 18 aprile 2006

 

“Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso, ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta potrai subire anche una sconfitta. Se non conosci né il nemico, né te stesso, soccomberai in ogni battaglia” (Sun Tzu, L’arte della guerra, V sec. A.C.).

A differenza dello sport, in politica l’importante non è partecipare, ma vincere. Non ad ogni costo, ovviamente, ma attraverso mezzi legali e democratici. La politica influenza infatti la nostra vita e il nostro futuro molto più di una competizione sportiva. Esiste sempre una strategia efficace e vincente: si perde solo quando non la si abbraccia per inesperienza o per pigrizia mentale. Ho riflettuto sulla recente vicenda elettorale: era importante vincere e mandare a casa Silvio Berlusconi (rappresenta un’anomalia per una moderna democrazia e anche se la Casa delle Libertà non avrà i tanti cretini onesti presenti nell’Unione, abbonda però, oltre ogni limite, di avanzi di galera). Si era certamente in vantaggio, non tanto per la maggiore credibilità dello schieramento a lui avverso, ma per la sensazione di crisi e insoddisfazione avvertito dalla maggioranza degli italiani. Eppure si è vinto di misura e solo grazie agli errori della CdL: la riforma elettorale e il voto agli emigrati (gente che non paga le tasse in Italia!) hanno infatti invertito le aspettative di chi aveva furbescamente introdotto queste riforme. Negare questo dato di fatto è la premessa migliore per continuare a sbagliare strategia. Bisogna fare tesoro di questa esperienza per non contare troppo sulla fortuna, sempre utile, bensì su una strategia efficace per la prossima competizione: le regionali siciliane. Anche qui non basta che Rita Borsellino sia una brava persona ed un candidato capace di accendere molte speranze. Il generale cinese Sun Tzu, un maestro di strategia contemporaneo di Platone, ci ricorda dopo 2.500 anni l’attualità di una verità: se ti conosci bene e conosci bene il tuo avversario non hai nulla da temere, puoi contare sulla certezza della vittoria. La spettacolare rimonta comunicativo-mediatica di Berlusconi dimostra quanto sia facile, invece, sottovalutare l’avversario. C’è stata gente che, pur non avendone una personale convenienza o condivisione ideale, ha preferito la demagogia di Berlusconi e, in democrazia, non gliene può essere fatta una colpa! I voti si contano, non si pesano ed è da ingenui -e perdenti- coltivare la consapevolezza di essere o sentirsi migliori. Questo è un vizio costante di una certa sinistra: ho visto “Il caimano” di Moretti e mi verrebbe da dire, parafrasando le sue famose parole all’epoca dei "girotondi", che “con questi intellettuali non si vince”. Nanni Moretti e Beppe Grillo condividono la stessa idea su Berlusconi, ma uno svuota le sale mentre l’altro le riempie: chi sa comunicare più efficacemente i propri valori? Nella “regione più azzurra d’Italia” il rischio è ora che in molti, anche qui senza personale convenienza o condivisione ideale, preferiscano il “tinto canusciuto”.  Come esorcizzare questo rischio? Come ottenere il consenso di queste persone, necessario per vincere? Facendo tesoro, ripeto, dei recenti errori. Alle nazionali hanno votato 47 milioni di persone su 57milioni di italiani: la popolazione tra 0-18 anni conta quindi per il 17,54%. Apparteniamo ad una società anziana, dove prevalgono persone tendenzialmente mature, moderate e interessate più al mantenimento del proprio tenore di vita (e anche dei propri privilegi) che non di un futuro migliore che li riguarderà marginalmente, per questioni anagrafiche. Su questa gente fanno più presa cose concrete (vedi l’ICI di Berlusconi) che grandi -e talvolta incomprensibili- progetti. Fanno presa i discorsi sulla lotta agli sprechi, sull’ordine e la pulizia delle strade, mentre le battaglie di respiro planetario (no logo) degli sfasciavetrine non li appassionano. Hanno valori ancorati alla tradizione e ai costumi popolari e non colgono il valore civile della rappresentanza democratica di minoranze (la candidatura, di grande rilievo mediatico, di Vladimir Luxuria ha sicuramente portato voti al partito di appartenenza, ma ne ha allontanati molti di più all’Unione). Non si può avere tutto e subito: bisogna fare delle scelte! La priorità è oggi, a mio avviso, mandare a casa Cuffaro e se questo dovesse costare il non abbracciare altre belle battaglie "progressiste" condivisibili, ma non altrettanto prioritarie, sarebbe solo il prezzo ragionevole di una strategia efficace e vincente. Rita Borsellino ha bisogno di avere al proprio fianco molte più persone di estrazione moderata, di area cattolica, non pregiudizialmente avverse al mondo degli affari e dell’imprenditoria che -ovviamente- condividano lo stesso denominatore comune di valori civili e democratici, a cominciare dalla legalità e dalla lotta alla mafia. Berlusconi non ha mai definito di centrosinistra lo schieramento avverso, ma ha tenuto sempre a bollarlo come di “sinistra”: non a caso! Se vogliamo, all’interno della compagine di centro-sinistra, contribuire a far vincere Rita Borsellino dobbiamo imparare ad avere rispetto della mentalità moderata, dei credenti, della Gerarchia ecclesiastica (quando esprime legittimamente il proprio pensiero), delle elite culturali ed economiche (ritengo che l’apporto al programma di Rita Borsellino del gruppo di lavoro nato attorno ad Enzo Bianco e di cui fa parte il manager Pasquale Pistorio (http://www.bloggers.it/didonna/index.cfm?Offset=3&blogaction=archive&file=blog_2_2005.xml), sia prezioso e importante tanto quanto lo sforzo della creazione dal basso del programma di governo). Siamo capaci di questa intelligenza politica o preferiamo perdere cullandoci in una presuntuosa consapevolezza di essere civilmente superiori alla massa dei siciliani? Se siamo allora disposti a fare un passo indietro e mettere da parte i particolari estremi ideologici di appartenenza a favore di quella base comune di valori condivisi che, a livello politico, dovrebbe fondare il  Partito Democratico,  potremo, anche attraverso una rete di iniziative spontanee da cyberdemocracy, fornire un piccolo e concreto apporto alla vittoria, facendone una palestra di reciproca tolleranza e di elaborazione di iniziative ed idee utili a controinformare, a promuovere la conoscenza e la condivisione di modelli alternativi di organizzazione della vita sociale ed economica più sostenibili e a vigilare sui vari livelli di governo, in particolare regionale e comunale. Si vince con una strategia ancorata alla realtà: è troppo difficile da comprendere? 

MA QUALE STRAORDINARIO RISULTATO!

giovedì, 13 aprile 2006


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"Egli (il capomafia) determina quell’unità nella direzione dei delitti, che dà alla mafia la sua apparenza di forza ineluttabile ed implacabile; regola la divisione del lavoro e delle funzioni, la disciplina fra gli operai di questa industria, disciplina indispensabile in questa come in ogni altra per ottenere abbondanza e costanza di guadagni. A lui spetta il giudicare dalle circostanze se convenga sospendere per un momento le violenze, oppure moltiplicarle e dar loro un carattere più feroce, e il regolarsi sulle condizioni del mercato per scegliere le operazioni da farsi, le persone da sfruttare, la forma di violenza da usarsi per ottenere meglio il fine. È proprio di lui quella finissima arte, che distingue quando convenga meglio uccidere addirittura la persona recalcitrante agli ordini della mafia, oppure farla scendere ad accordi con uno sfregio, coll’uccisione di animali o la distruzione di sostanze, od anche semplicemente con una schioppettata di ammonizione. Un’accozzaglia od anche un’associazione di assassini volgari della classe infima della società, non sarebbe capace di concepire siffatte delicatezze, e ricorrerebbe sempre semplicemente alla violenza brutale" (Leopoldo Franchetti, 1876).

Bernardo Provenzano era solo il capo "militare" della mafia: uno che viveva di cicorie e della gratificazione del suo potere come della sua capacità di assicurare un equilibrio all’interno di Cosa Nostra. Bisogna essere siciliani doc per abbracciare una vita come la sua! Averlo arrestato, più che un "grande risultato", ha rappresentato la doverosa fine di un grande imbarazzo in un’epoca in cui si può seguire nel mondo anche la vita di specie in estinzione sicuramente meno numerose dell’intera popolazione di Corleonesi, buoni e cattivi! Il marcio che resta ancora da sradicare è però tutto in quella borghesia mafiosa ("facinorosi del ceto medio") di cui parlavano Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino già nella loro inchiesta sulla Sicilia del 1876. Questa borghesia trae vantaggio da sempre dagli assassini di Cosa Nostra e offre loro, magari implicitamente, ma anche oggettivamente, impunità. Cosa erano venuti a indagare questi due parlamentari liberali nella Sicilia del periodo post unitario? Come e perchè si formava il serbatoio di voti siciliano …    

LA FORZA DI UN SOGNO …

lunedì, 10 aprile 2006

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E’ vero: grazie a questa sciagurata riforma elettorale voluta da Berlusconi (ma apprezzata da tutti i partiti) che ha dissotterrato il voto di lista, non si è trattato di scegliere il meglio, ma solo il meno peggio. Il rinnovamento della classe politica, dopo le speranze alimentate delle primarie, è ferma al palo. Ma esserci sbarazzati del fattore "B" dopo cinque anni di vaccino (Montanelli aveva ragione!) è la premessa di un qualsiasi cambiamento in meglio della democrazia in Italia. Il Paese era già spaccato a metà, ma con il sistema maggioritario non lo si notava. Ora, comunque, la partita si sposta sul Parlamento siciliano, uno dei più squalificati al mondo (www.disonorevoli.it)!

PASSANTE FERROVIARIO

venerdì, 7 aprile 2006

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Il passante ferroviario di Palermo, un’opera destinata a facilitare la mobilità cittadina, comporterà per alcuni anni notevoli disagi al traffico, ma non solo. Ad oggi sembra che solo i cittadini più direttamente coinvolti dalla realizzazione si stiano preoccupando di tutto ciò. Gli altri aspettano probabilmente l’inizio dei lavori secondo un rassegnato … "non fasciamoci la testa prima ancora di essercela rotta". Per chi volesse farsi un’idea dei diversi punti di vista in merito, segnalo un’appassionata piazza di discussione sul forum: www.dnasicilia.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=158 .  

LA NUOVA MANOMORTA

giovedì, 6 aprile 2006

di Donato Didonna

Può un problema trasformarsi in un’opportunità? Teoricamente, sì. Anche se il problema dovesse chiamarsi “cultura mafiosa”: il problema per eccellenza del mancato sviluppo in senso moderno della Sicilia. Anche se è sconfortante constatare come le analisi di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino pubblicate nel 1876 restino ancora di sorprendente attualità, come diceva Giovanni Falcone, la mafia, che della cultura parassitaria rappresenta solo il volto più violento e dichiarato, come tutte le attività umane, avrà un inizio e una fine. Questa fine potrebbe essere segnata dal definitivo scontro tra economia legale ed economia illegale, quella cioè che cerca di accumulare profitti illeciti assieme al necessario consenso politico-sociale finalizzato a perpetuarli. Uno scontro dal quale l’economia legale potrebbe uscire vittoriosa a due sole condizioni: con un esecutivo nazionale fortemente determinato a vincere questa guerra e con la parte non collusa o contigua con la mafia della società siciliana che prendesse finalmente coscienza del prezzo che paga a quell’apparato parassitario che ne blocca lo sviluppo in senso moderno. Quindi non solo una motivazione civile e ideale, ma anche una molto concreta relativa alla propria tasca. I siciliani devono imparare a riscattarsi innanzitutto da se stessi e dalla loro arcaica mentalità.
Bisogna avere una “visione” dello sviluppo possibile, la mia, in due parole, è questa: la soluzione dei problemi della Sicilia non sta più dentro, ma fuori di essa. La globalizzazione dei mercati, infatti, non solo ha imposto una drammatica riconversione dell’intera economia del continente, localizzando le produzioni altrove dove più bassa è l’incidenza del costo del lavoro, ma ha anche stravolto qualità e dimensione degli investimenti richiesti, rispetto ai quali la Sicilia non dispone di un tessuto imprenditoriale adeguato. Più che vedere “partire” beni qui prodotti, la Sicilia sembrerebbe destinata a vedere “arrivare” persone, il famoso “turismo di qualità” che di fatto non conosciamo (la Sicilia non rientra tra le prime dieci destinazioni del turismo di fascia alta in Italia), ma anche capitale umano e finanziario estero. Con un cambio di mentalità nelle persone e adeguati investimenti, la Sicilia potrebbe davvero diventare la “California d’Europa”, un’isola internazionalmente rinomata per la qualità della vita: qualità dell’aria, dell’acqua, delle coste, dell’urbanistica, della gestione del suo patrimonio culturale, dell’energia prodotta da fonti pulite e rinnovabili, per non parlare poi della qualità dei “cervelli” che potrebbero tornare o stabilirsi da ogni parte d’Europa e del mondo per dedicarsi alla ricerca, alla produzione di conoscenza e alle diverse attività direzionali e di servizi che qui si potrebbero insediate nell’ambito dei rapporti tra l’Europa e l’Africa o il mondo arabo.
Per riconvertire un territorio segnato dalla speculazione in modo tale da innescare un circolo virtuoso, sono necessarie enormi risorse economiche. L’esperienza dell’Irlanda, un’isola con la stessa popolazione della Sicilia e con analogo passato di miseria ed emigrazione, o della Spagna che in pochi anni hanno imboccato un sentiero di forte sviluppo economico in senso moderno, dimostra di quali veri “miracoli” può essere capace, relativamente in pochi anni, una classe politica pragmatica e coraggiosa. La Sicilia non può farcela da sola, se non attirando forti interessi economici internazionali in un quadro culturale, più che di ordine pubblico, che favorisca gli investimenti stranieri.
Da questa constatazione parte una proposta audace, ma teoricamente percorribile, una grande opportunità per un cambiamento culturale, economico e sociale in Sicilia (ma esportabile anche in altre aree del Meridione) che una classe politica, con il necessario fegato, dovrebbe intestarsi.
Una riforma della legge Rognoni – La Torre (e delle altre leggi in tema di confisca dei beni mafiosi) finalizzata alla definizione di una strategia meno burocratica e più efficace nella lotta tra economia legale e illegale che porti ad incrementare considerevolmente la confisca di beni di provenienza mafiosa, ovunque nel mondo grazie all’armonizzazione in tema di misure di prevenzione di cui l’Italia dovrebbe farsi promotrice. Tale strategia, ispirata ad un fatto storico (i piemontesi per finanziare l’unità d’Italia confiscarono nel 1867 i beni ecclesiastici) ed ad uno di cronaca (il Commissario Straordinario della Parmalat, Enrico Bondi, ha utilizzato la società di investigazioni statunitense Kroll per cercare il “tesoro” dei Tanzi), dovrebbe essere incentrata sui seguenti punti:
1.       utilizzo di professionalità esterne all’apparato dello Stato, pagate solo a risultato utile, per il lavoro di intelligence nell’asset search (la citata Kroll aveva individuato in precedenza il “tesoro” di Saddam Hussein, quello dei coniugi Marcos, quello del dittatore di Haiti Duvalier, ecc.);
2.       costituzione di un pool di magistrati specializzati -e capaci di cooperazione giudiziaria internazionale- che si occupi di verificare, con le garanzie del caso, le prove addotte dal lavoro di intelligence sulla riconducibilità di beni (società, terreni, attività finanziarie, ecc.) a prestanome di mafiosi, sia in Sicilia che in Italia e all’estero;
3.       costituzione di uno speciale “Fondo di Gestione” di tali patrimoni sequestrati e poi confiscati, affidato a professionalità internazionali difficilmente condizionabili (es. grandi banche internazionali), tale fondo alimenterebbe poi un
4.       “Programma ventennale di riconversione della Sicilia” che finanzierebbe gli interventi sul territorio (città, coste, ecc.) coerenti con i progetti di architetti e urbanisti di prestigio internazionale;
5.       la Regione Sicilia, in base alla stessa legge, potrebbe vedersi anticipare le disponibilità di tale programma con le tipiche tecniche finanziarie che attualizzano flussi futuri: potrebbe valutare, anche prudentemente, il credito al risarcimento del danno che, come soggetto politico con propria popolazione e territorio, vanterebbe nei confronti di coloro che, con la loro condotta criminale, hanno determinato il mancato sviluppo economico e la violenta speculazione sul territorio e, successivamente, cedere al mercato finanziario questo credito -con tanto di rating delle istituzioni finanziarie- attraverso un’operazione di cartolarizzazione.
Per dare un’idea dell’ordine di grandezza dell’operazione, basti considerare che un panetto di coca da 1 kg. alla produzione costa $20, tagliato al 25% da’ luogo a 4.000 gr. venduti a €70 per un totale di €280.000: ci saranno pure da pagare gli spacciatori, gli avvocati, le famiglie dei detenuti, i “picciotti”, ma restano sicuramente anche un mare di soldi da reinvestire nell’economia legale in Sicilia, in Italia e all’estero.
Il costo del ponte sullo stretto (€5 mld), da molti inteso come una infrastruttura che potrebbe rappresentare il volano di una ripresa economica, potrebbe rappresentare semplicemente l’unità di misura di questa operazione paragonabile, nella nostra storia, solo alla confisca dei beni ecclesiastici operata dal Regno d’Italia (1867). Proprio in questi giorni un’indagine ha svelato come esponenti della mafia siculo-canadese pensassero di mettere le mani sul grande affare del ponte, addirittura proponendosi come finanziatori! La confisca dei beni ecclesiastici risolse un problema della storia moderna, analogamente oggi l’attacco impavido ai patrimoni della mafia ne risolverebbe un altro: la storia la scrive sempre chi vince!
Certo, uno Stato che continui a considerare “carcere duro” il regime in cui un boss condannato in via definitiva invii “pizzini” attraverso la biancheria affidata ai familiari o che consenta che poliziotti di elevata professionalità, quali quelli che maneggiano le sofisticate apparecchiature di intercettazione ambientale riuscendo persino ad introdursi furtivamente nelle abitazioni di boss, svendano poi per un “piatto di lenticchie” informazioni riservate perché remunerati con uno stipendio da fame, più che incutere timore, questo Stato, incute la certezza che non prevarrà mai sul crimine organizzato e quanti, per cultura o istinto servile, fiutano da che parte sta il più forte, non avranno dubbi sul santo da … votare o a cui votarsi.
La lotta ai patrimoni di illecita provenienza deve anche costituire un’opportunità per i territori in cui il riciclaggio viene consumato, incentivando in tal modo la massima cooperazione internazionale. Pochi giorni fa nella Costa del Sol le autorità spagnole hanno arrestato tre notai e sette avvocati indiziati di riciclaggio per 250 milioni di euro. Se un villaggio turistico in Spagna o in Croazia del valore di 100 è riconducibile a prestanomi della mafia, nella vendita successiva alla confisca non sarà necessario pretendere 100, ma sarà sufficiente incassare anche 50-60 (il sistema bancario cede a valori inferiori i crediti “problematici” con le relative garanzie reali o personali), consentendo così ad un esponente dell’economia legale locale, verificato con le dovute garanzie, di concludere un grosso affare. Tale incentivo favorirebbe la cooperazione politico-giudiziaria internazionale poiché nessuno Stato moderno ha un lungimirante interesse a favorire il riciclaggio.
Il procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna ha recentemente affermato che il fatturato della criminalità organizzata in Italia ammonta a cento miliardi di euro l’anno. La forza di questo denaro in uno scenario economico debole diviene ancora più dirompente potendo eliminare dal mercato qualunque concorrente dell’economia legale.
Non è credibile che uno Stato moderno non riesca, con i mezzi di cui dispone, a venire a capo di un fenomeno criminale: se non vi riesce, se si danno quarantennali latitanze e inconfessabili contiguità è perché vi è un interesse al permanere di un tale stato di cose. La citata indagine privata di Franchetti e Sonnino era anche motivata dal dibattito politico che vedeva con sospetto il serbatoio elettorale rappresentato dal voto siciliano, allora a favore della sinistra “storica”. Il risultato “bulgaro” del 61 a 0 delle ultime politiche sembra confermare come il voto siciliano, dopo più di 100 anni, continui a sorprendere ed inquietare.
Gli uomini politici espressione degli apparati, alla luce dei fatti, hanno saputo solo accrescere e perpetuare il proprio potere. Quanti in Sicilia condividono un’idea di modernità e godono di libertà intellettuale ed economica, oltre che di una legittima capacità di influenza nella società, è bene che si sporchino le mani nella vita politica per promuovere un ricambio di idee e di persone.
Articolo pubblicato su “Milano Finanza Sicilia” il 30 marzo 2005

MANNINO AL CERISDI

martedì, 4 aprile 2006

Quella di Mannino alla presidenza del Cerisdi (La "Scuola di Eccellenza" della Regione Siciliana) è una nomina che si commenta da sè. Non tanto per le vicende giudiziarie, vecchie e nuove (V. il suo passito di Pantelleria), che lo vedono protagonista, quanto perchè se Cuffaro aveva proprio la necessità di sdebitarsi con il suo vecchio padrino politico, poteva farlo con qualche altro carrozzone pubblico che valorizzasse meglio le competenze di un ex Ministro dell’Agricoltura: all’ESA (Ente Sviluppo Agricolo), per esempio. Continuo a pensare che il Castello Utveggio dovrebbe tornare ad essere un albergo di lusso, destinazione per la quale fu progettato. La Regione potrebbe affidare in concessione la sua gestione ad operatori del settore e ricavarne anche un introito. Il Cerisdi (www.cerisdi.it), dopo la presidenza dello scomparso Padre Pintacuda SJ., potrebbe pure trasferirsi nei locali dell’EMS (Ente Minerario Siciliano) in compagnia dell’ISIDA (www.isida.it) con cui tentare improbabili sinergie tra carrozzoni pubblici: la sede ottimale per entrambi resterebbe comunque quella degli stabilimenti della Keller, dove appunto si sfornavano carrozzoni (ferroviari). 

SANTA ANASTASIA

lunedì, 3 aprile 2006

Il posto è splendido: a ridosso del Parco delle Madonie, con vista sulle Eolie. Il lavoro c’è stato e va dato atto al proprietario -Francesco Lena- di non aver risparmiato mezzi. Ha creato un’azienda che produce vini eccellenti con tecnologie all’avanguardia. Ha investito nella direzione giusta: quella del turismo di qualità che valorizzi territorio e produzioni locali. Cefalù, i paesini delle Madonie e il vicino campo da Golf (www.lemadoniegolf.com) , rappresentano inoltre un mix di opportunità di svago, relax e cultura. Tutto giusto. E’ però sui contenuti "immateriali" (stile, professionalità, chiara visione di ciò che si intende offrire all’ospite, ecc.) che prenderei spunto, partendo proprio dal Relais Santa Anastasia (http://www.abbaziasantanastasia.it/), per evidenziare un punto debole dell’offerta turistica isolana. O si assecondano i gusti degli isolani (un classico: i chiassosi banchetti con bimbi a piede libero) o quello dei turisti di qualità: sono assolutamente incompatibili! Il benchmark di una struttura come Santa Anastasia dovrebbe essere il Relais "Le Tre Vaselle" di Torgiano (Umbria) della famiglia Lungarotti (http://www.3vaselle.it/), un esempio di come rendere compatibili ospitalità di charme con congressi, eventi vari e conto economico.