Archivio di giugno 2006

PER NON PIANGERE SUL FUOCO VERSATO

sabato, 24 giugno 2006

Puntualmente come per le commemorazioni per stragi, delitti eccellenti o altre "specialità" siciliane, ogni estate si torna a piangere sul fuoco versato sulla Riserva Naturale dello Zingaro e sugli altri boschi colpiti dalla barbarie. Continuo a pensare e suggerire quanto già scritto, con una punta di sarcasmo, due anni fa: http://www.bloggers.it/didonna/index.cfm?date=04%2F10%2F2004&blogaction=archive&file=blog_10_2004.xml .

“NO”, GRAZIE

giovedì, 22 giugno 2006

Non è per un’incauta valutazione del costo della "devolution" (stimata in 7 miliardi di euro per la Sicilia) che l’attuale maggioranza alla Regione è a favore della riforma costituzionale voluta da Bossi e Berlusconi. Ci sono politici specializzati nella promozione dello sviluppo di intere regioni (vedi il caso Irlanda) ed altri specializzati nel perenne … sottosviluppo. Questi ultimi vedono con sfavore l’uscita dall’obiettivo 1 della UE, con la conseguente perdita di "ricavi" finanziari attesi causata dall’ingresso dei Paesi dell’est Europa, ma, evidentemente, non sono altrettanto preoccupati dai maggiori "costi" che deriveranno dalla riforma costituzionale. La logica è sempre la stessa: se attendi dei ricavi puoi fare promesse sul loro utilizzo, se attendi dei costi avrai da promettere meno, a parità di bisogni, per ottenere lo stesso consenso. L’importante è non liberare mai dal bisogno larghe fette dell’elettorato: altrimenti che "bisogno" avrebbero di questa classe di politici?      

 

ZERO RIFIUTI

lunedì, 19 giugno 2006


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 Se coltivassimo la sana abitudine di preoccuparci innanzitutto delle cose veramente importanti per la nostra convivenza sociale come la qualità dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo, dei cibi che mangiamo, dei valori che offriamo ai nostri ragazzi, ecc. una notizia come quella che, due giorni prima delle elezioni regionali, il presidente Cuffaro, nella qualità di commissario straordinario per i rifiuti, ha autorizzato la costruzione a Bellolampo di uno dei più grandi inceneritori d’Europa, non sarebbe passata così inosservata. Ho voluto partecipare alla conferenza che il prof. Paul Connett ha tenuto qualche giorno fa alla Facoltà di Chimica per farmi un’idea dei problemi cui andiamo incontro. Paul Connett è fautore della teoria "zero rifiuti 2020" che ribalta la logica, soprattutto industriale, che è alla base della creazione dei rifiuti urbani. Suggerisco la visione delle slides del convegno messe a disposizione dagli amici di Beppe Grillo che, in tutta Italia, si stanno facendo promotori della campagna di informazione sui pericoli per l’organismo rappresentati dalle nanoparticelle prodotte dagli inceneritori (detti anche termovalorizzatori). Le cose da dire sono tante, per ora vale la pena di sfogliare le slides e riflettere su problemi e rimedi evidenziati: http://beppegrillo.meetup.com/29/files/ .

CITAZIONE PER DANNI

martedì, 13 giugno 2006

Mentre lo Stato non riesce a rivalersi del suo credito al risarcimento dei danni causati da chi, con la propria condotta criminale organizzata, ha ritardato lo sviluppo economico di intere regioni, un pregiudicato fa citare in giudizio per "danni di immagine" un consulente d’ufficio del Tribunale. Il pregiudicato, tuttora parlamentare della Repubblica (a dimostrazione che i politici non sono migliori o peggiori della società che rappresentano per il semplice fatto che ne sono l’espressione), si chiama Marcello Dell’Utri (condanne definitive per frode fiscale e false fatturazioni e condanna non definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa) mentre il consulente d’ufficio del Tribunale è Francesco Giuffrida, dirigente della Banca d’Italia di Palermo, cui fu affidata la perizia tecnica sulle origini finanziarie della Fininvest. Il prossimo 30 giugno il dott. Giuffrida, un Giorgio Ambrosoli dei nostri tempi, dovrà comparire in aula per aver cercato di fare luce sulle origini finanziarie della Fininvest in merito alle quali Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio, volle avvalersi della facoltà di non rispondere. Invece di essere grati al dott. Giuffrida per il servizio che, da tecnico, ha voluto offrire all’accertamento della verità processuale, possiamo consentire che un potente intimidisca in questo modo un perito del Tribunale? Non dovremmo essere noi, come cittadini, a dolerci del danno d’immagine per il nostro Paese rappresentato da tanti parlamentari condannati in modo definitivo per gravi reati?  

KURSAAL TONNARA VERGINE MARIA

domenica, 11 giugno 2006

Dopo decenni di abbandono e degrado, un altro pezzo della città torna alla pubblica fruizione grazie all’iniziativa di privati (gli stessi che hanno felicemente recuperato i vecchi magazzini e il giardino pensile di palazzo De Seta, al Foro Italico, realizzandovi il polivalente Kursaal Kalhesa http://www.kursaalkalhesa.it/). Anche questa volta la pubblica amministrazione è stata più di ostacolo che di aiuto, confermando la tesi che a Palermo non c’è peccato più grande del "fare". La vecchia tonnara Bordonaro offrirà, nella splendida cornice naturale della borgata marinara di Vergine Maria (abbrutita dalla squallida edilizia di palazzinari, ingegneri ed architetti di cui vorrei conoscere le generalità), un ampio spazio per intrattenimenti musicali, un ristorante vista spiaggia (non balneabile), un centro benessere e alcune camere d’albergo. Nella stessa tonnara soggiornò Luchino Visconti durante le riprese de "Il gattopardo".

ICI, TARSU E CIANCIMINO

venerdì, 9 giugno 2006

Ieri è stato arrestato, con l’accusa di riciclaggio, Massimo Ciancimino, figlio di don Vito. Verrebbe da dire: "Dov’è la notizia?". A Palermo il problema non è sapere, ma avere il coraggio di dire (o di scrivere) certe verità. Palermo è anche una città dove, per una buona parte della popolazione, avere conta più dell’essere e il lusso ostentato dal "nullatenenente" (per il fisco) rampollo di uno dei più impresentabili uomini politici siciliani gli è valso da salvacondotto per quella palude rappresentata da certi salotti della città, non per tutti, ovviamente. Ma la questione che mi preme evidenziare è un’altra. La situazione di crisi finanziaria in cui versa il comune di Palermo, ha portato il sindaco ad annunciare un inasprimento dei tributi di competenza locale. Alla voce "Vito Ciancimino" della libera enciclopedia internet Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Ciancimino) viene ricordato che il comune di Palermo ha preteso nei confronti di Vito Ciancimino un risarcimento di € 150 mln di cui ne ha sinora recuperati solo 7. Ha senso inasprire le imposte verso i soliti cittadini che non le evadono quando chi ha consistenti debiti verso le casse comunali viene lasciato impunito? Ieri è stato arrestato anche uno dei legali della famiglia Ciancimino. Il fatto mi sembra emblematico di una situazione più generale. Ricordo alcuni dati:

  • il 40% della ricchezza prodotta in Italia sparisce nelle mani della criminalità;
  • l’evasione fiscale ammonta a 200 miliardi di euro;
  • il 98 % delle grandi imprese evade il fisco;
  • i beni delle mafie assommano a 1.000 miliardi di euro;
  • il fatturato annuo delle mafie stesse è di circa 100 miliardi di euro.

Personaggi come Massimo Ciancimino non potrebbero riciclare un bel nulla senza l’ausilio dei colletti bianchi, dei professionisti. Finchè lo Stato non adotterà un approccio meno burocratico e più pragmatico contro l’economia illegale risulterà sempre perdente. Cosa potrebbe fare in questo campo uno Stato moderno? Avvalersi delle stesse professionalità che sono al servizio dei riciclatori. Si cerca il "tesoro" di don Vito? Si faccia una convenzione con società di investigazioni internazionali come la statunitense Kroll (http://www.krollworldwide.com/services/investigations/asset/) oppure con una delle grandi società internazionali di consulenza (Accenture, Price Waterhouse Coopers, KPMG, ecc.), remunerandole bene, ma a risultato utile e poi vediamo chi vince la guerra tra economia legale ed illegale.

CHIU’ PIL PI TUTTI

martedì, 6 giugno 2006

Ho letto una stimolante recensione di Beppe Grillo ad un libro, "La decrescita felice", di Maurizio Pallante (Editori Riuniti). I nostri politici e tecnocrati, di tutti i colori, sembrano sempre più assomigliare, per l’ossessione del PIL (prodotto interno lordo), al sindaco Cetto Laqualunque interpretato da Antonio Albanese … parafrasi permettendo. Ho già scritto di come il PIL potrebbe essere sostituito dal PIQ (prodotto interno di qualità) e questo sì che sarebbe un modo nuovo di concepire una politica economica, specie per un territorio come la Sicilia http://www.bloggers.it/didonna/soft_economy.htm.

Riporto una sintesi delle provocazioni di Grillo. 

"Si può essere felici perché l’economia non cresce? «Certo che no!», risponderebbe qualsiasi persona fermata a caso per la strada. Identica sarebbe la posizione di imprenditori e operai, finanzieri e impiegati, professori e contadini. Persino la politica, sconquassata come non mai da fratture e divisioni, ritroverebbe unità nel respingere la domanda come una provocazione assurda. Quello della crescita del Pil (il prodotto interno lordo) è forse l’ultimo vero dogma dell’età contemporanea, l’unico che nessuno aveva ancora osato mettere seriamente in discussione. Certo ne erano già stati sottolineati limiti e pericoli: il benessere ridotto alla misura della quantità delle merci prodotte, per un verso; e la capacità di tenuta dell’ambiente naturale a fronte di un’economia protesa alla crescita infinita, per l’altro. (…)L’economia basata sulla crescita del Pil rappresenta un inganno: pretende di rispecchiare il benessere di una società, ma in realtà si limita a calcolare la quantità delle merci prodotte. E non sempre crescita della produzione e benessere vanno d’accordo. Rimanere bloccati nel traffico fa crescere la quantità di carburante consumato, ma certo non migliora la qualità della vita. Lo stesso vale per le calamità naturali: la ricostruzione di New Orleans darà una bella spinta all’economia statunitense, ma è facile immaginare che gli abitanti della città avrebbero fatto volentieri a meno di Katrina. Il punto è che l’economia odierna non distingue più tra beni e merci, ignora gli uni e pone esclusiva attenzione sulle altre. Quel che conta sono le cose comprate e vendute, tutto il resto non esiste: gli stessi pomodori di uno stesso orto fanno salire il Pil se immessi sul mercato, ma non esistono se finiscono sulla tavola di chi se li è coltivati. La logica cui è improntato il sistema attuale è quella della continua crescita delle merci prodotte. Dire che il Pil non cresce è diventato un tabù: quando le cose vanno male si dice che «la crescita è negativa». Conseguenza inevitabile di tale impostazione è il progressivo inserimento di quasi ogni sfera della vita sociale nell’ambito dei circuiti mercantili: se l’imperativo è quello della continua crescita della produzione, allora si devono conquistare sempre nuove sfere di mercato, perché quelle tradizionali prima o poi raggiungono la saturazione. Ecco allora che anche i bisogni fino a pochi decenni fa assolti in famiglia – si pensi alla cura dei bambini e degli anziani – trovano ora soddisfazione sul mercato. Poco alla volta la logica mercantile ha rimodellato le stesse strutture sociali a misura delle proprie esigenze: quel di cui ha bisogno è di una massa di individui isolati che sanno solo consumare, perché incapaci di far fronte ad alcuna delle proprie necessità né personalmente né tramite la propria sfera di relazioni. (…) L’idea è quella di tagliare l’erba sotto i piedi al sistema economico, escludendo il mercato ogniqualvolta sia possibile soddisfare i propri bisogni autonomamente, tramite l’autoproduzione, o instaurando rapporti con gli altri, attraverso scambi non mercantili basati sul dono e sulla reciprocità. (…) Comprare di meno vuol dire far diminuire il Pil, ma non per forza significa avere di meno: basta prodursi da sé o scambiare con altri autoproduttori quel che non si compra più. E sappiamo tutti che una marmellata buona come quella della nonna di certo non la vendono al supermercato"

http://www.beppegrillo.it/libri.php#decrescita .

RISANARE I BILANCI PUBBLICI CON I PATRIMONI CRIMINALI

domenica, 4 giugno 2006

Mentre la crisi della finanza pubblica si fa sentire a livello sia nazionale che locale con la minaccia di un inasprimento della pressione fiscale, il PM di Milano, Francesco Greco, ricorda che gli ingenti patrimoni riconducibili  alla criminalità finanziaria o a quella organizzata possono rappresentare, per un Governo forte, un’opportunità di risanamento finanziario: come non dargli ragione (pensando soprattutto alla Sicilia)? Leggete qui: http://www.bloggers.it/didonna/nuova-manomorta.htm .