Archivio di giugno 2007

La pazienza, inesauribile risorsa siciliana

venerdì, 29 giugno 2007

Ciò che è evidente non ha bisogno di essere dimostrato e nemmeno scoperto. Per fiutare un buon affare, un analista di bilanci deve scovare valori nascosti, magari immateriali, intangibili.
Qui da noi molte imprese del settore delle opere pubbliche riescono a fare gli “affari loro” contando su quell’inesauribile risorsa, così poco censita, rappresentata dalla nostra pazienza.
Lo dimostra l’esperienza degli ultimi anni con i lavori di messa in sicurezza, piuttosto che di illuminazione o di interramento di cavi, dell’autostrada A29 Palermo – Mazara del Vallo.
Altrove, vi assicuro che, quando si appaltano dei lavori che incidono sulla mobilità dei cittadini, non è possibile, non è consentito considerare la loro pazienza come un “costo accettabile” o, peggio, come una “risorsa a basso costo” (tanto, non si lamentano e, quando si lamentano, dopo un po’ si stancano!).
Se ci sono da fare dei lavori sull’arteria strategica che, addirittura, collega la quinta città d’Italia al suo aeroporto, si deve lavorare anche di notte, su più turni, si possono far lavorare anche cento persone contemporaneamente invece dei soliti quattro gatti che si sono visti in questi anni.
Così si fa nei Paesi civili e moderni e se qualche impresa nostrana ha difficoltà a garantire un capitolato del genere, pazienza! Ben vengano altre imprese italiane od europee: basta con il ricatto delle imprese che, invece di adeguarsi ai tempi, pretendono che siano questi ad adeguarsi alle loro inadeguatezze.
Il tempo di chi viaggia per lavoro, di chi deve effettuare delle consegne, di chi deve solo attraversare una città che non ne ha voluto sapere di sopraelevate o il tempo del turista di passaggio, merita più rispetto.
Dietro la retorica della difesa dell’impresa e delle professionalità locali in Sicilia c’è spesso solo una grammatica di interessi che non rispetta i legittimi diritti di una collettività troppo tollerante, forse, solo perchè poco consapevole o male informata.

P.S. – Qual è il nome dell’impresa e del responsabile dei lavori che ha piantato quei pali di illuminazione così sbilenchi (non ce ne sono due di seguito allineati e coperti!) che fanno tanto ridere i turisti che atterrano a Palermo? E perchè, invece del discutibile inquinamento luminoso prodotto da questi pali, non si sono illuminate a giorno (tutto il giorno!) le due gallerie il cui buio pesto porta gli automobilisti a rallentare, creando incolonnamenti?

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE?

giovedì, 28 giugno 2007

Nel Duomo di Erice, sulla parete sinistra della navata laterale, vi è una lapide che ricorda quando, in occasione di sciagure varie (terremoti, carestie, pestilenze, siccità, persino invasioni di cavallette!), un’immagine sacra, lì conservata, è uscita in processione.

Era la prova, ed era consolante pensare, di quanto l’emozione e la paura che accompagnano determinate avversità fossero razionalmente immotivate: non c’è nulla di nuovo sotto il sole! Oggi, però, che le tecnologie ci danno la misura di certi cambiamenti che dipendono più da peccati “ambientali” che privati, può essere il caso di guardare con attenzione il video di Al Gore “Una scomoda verità” (in vendita presso Blockbuster) e di riflettere sulla sostenibilità di un certo tipo di sviluppo economico, anche alla luce della recente e, a detta di molti, immemorabile sciroccata.

La corrente del Golfo da cui dipende il nostro clima europeo, dipende, a sua volta, dall’integrità dei ghiacci della Groenlandia, cioè da soli 3° di ulteriore surriscaldamento dell’atmosfera.

CALABRIA BATTE SICILIA

domenica, 24 giugno 2007

Il primo impianto per lo sfruttamento del solare termodinamico secondo il progetto "Archimede", elaborato da ENEA ed ENEL durante la presidenza di Carlo Rubbia, sorgerà in Calabria e non più in Sicilia dove era stato originaramente immaginato dallo stesso premio Nobel a Priolo (SR).

All’epoca i parlamentari nazionali siciliani, forti del famoso 61 a 0, reggendo di fatto il Governo nazionale, avrebbero potuto pretendere che un impianto dalla tecnologia innovativa e in un settore strategico come l’energia, dovesse essere realizzato in Sicilia. Il Governo di allora era, però, più attento ad altre fonti energetiche e Rubbia stesso fu costretto ad emigrare in Spagna. Oggi che il vento politico è cambiato, con una maggiore attenzione, a livello romano, alle fonti rinnovabili, è demoralizzante constatare come ancora i politici siciliani, di destra come di sinistra, continuino a pensare ad altro. 

Il sole scarica sulla Terra un’energia 3.000 volte superiore a tutta quella prodotta sul pianeta: sarebbe pertanto urgente sperimentare tutte le tecnologie utili a sfruttare tale fonte con efficienza, ma qui all’ARS prediligono le trivelle nei giacimenti … culturali. 

Controllo (sociale) di qualità

domenica, 24 giugno 2007

La “qualità della vita urbana” non è un concetto teorico e lontano, ma molto pratico e vicino alla nostra esperienza di vita quotidiana. La sua concreta verifica, peraltro, se non affidata alla classifica annuale de “Il Sole 24 Ore”, è davvero alla portata di tutti, a condizione però che si disponga di una sufficiente e corretta informazione. Basti pensare, tanto per cominciare, alla qualità dell’aria che si respira, dell’acqua (dolce) che si beve e anche, in questa stagione, di quella (salata) in cui ci si immerge.

Martedì 26.06.2007, presso l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente di via Ugo La Malfa, 169, si svolgerà la Conferenza dei servizi per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) relativa al termovalorizzatore di Bellolampo. Tale autorizzazione integra tutte quelle necessarie (emissioni in atmosfera, autorizzazione allo scarico idrico, ecc.) al via libera definitivo per la costruzione dell’impianto.

È un argomento che interessa tutti, persino i non ancora nati, e che non mi sembra sia stato però adeguatamente posto all’attenzione dell’opinione pubblica, se non per la fuorviante politicizzazione degli schieramento pro o contro: la qualità della vita non infatti è un valore di destra, né di sinistra.

Tutti, però, saremo direttamente o indirettamente responsabili delle scelte che verranno fatte martedì, autorizzando o meno la costruzione dell’impianto. Tanto vale allora esserne consapevoli.

Come spunto per un opportuno dibattito su Rosalio, riepilogo allora i punti più significativi della controversia:

1. il problema dei rifiuti esiste, la sua migliore soluzione, probabilmente, comporterà radicali cambiamenti dello stile di vita e nei consumi, così come nella stessa produzione di beni: i termovalorizzatori sono oggettivamente una possibile soluzione e chi volesse argomentarvi contro avrebbe l’onere di suggerire valide alternative;

2. i termovalorizzatori di nuova generazione riducono di molto le emissioni di polveri più percepibili, le sole previste dalla legislazione in materia, ma non vanno sottovalutati gli effetti delle nanoparticelle prodotte dalle alte temperature generate e di cui, solo recentemente, a livello scientifico si è evidenziata la pericolosità a livello di c.d. nanopatologie (es. l’uranio nei proiettili utilizzati nella guerra ha generato la c.d. sindrome del Golfo): esiste un elementare principio di precauzione in base al quale non importiamo prodotti OGM, non perchè sia dimostrata la loro dannosità, ma solo perchè non ne conosciamo ancora bene le conseguenze a lungo termine;

3. i termovalorizzatori rappresentano un business di dimensioni colossali, quello che si intende realizzare a Bellolampo sarà forse il più grande d’Europa. È lecito che imprese ed intermediari vari perseguano i loro interessi, ma la collettività non deve accollarsi tali costi se non ne derivi il miglior beneficio possibile (o il minor danno assoluto);

4. taluni sostengono che in altre nazioni europee i termovalorizzatori sono costruiti persino in città, ma altri ribattono che altrove vengano invece dismessi;

5. i termovalorizzatori presuppongono una raccolta differenziata: come può essere oggi credibile l’impegno manifestato dai rappresentanti politici di una regione che ha regolarmente disatteso, sinora, tutti gli obiettivi fissati in materia?;

6. i termovalorizzatori producono energia, ma tale processo non sarebbe economicamente sostenibile se non fosse supportato dai contributi pubblici per le energie da fonte rinnovabile o assimilata.

Martedì prossimo quale scelta, pro o contro la costruzione del termovalorizzatore di Bellolampo, migliorerà la qualità della nostra vita urbana?

Una storia esemplare

martedì, 19 giugno 2007

“Ero adolescente quando mio padre decise di acquistare una casa in Sicilia, sua terra natale. Una piccola costruzione all’interno di un villaggio non lontano da Palermo: sarebbe stata quella il punto di riferimento estivo per tutta la famiglia e il luogo dove nacque il mio amore per l’Isola.
Il primo impatto con quella casa, nell’agosto del 1981, fu sconcertante: dai rubinetti sgorgava acqua a giorni alterni: un giorno sì, un giorno no. Il sale sulla pelle dopo il bagno in mare si doveva lavare con appena un paio di secchiate rubate dalle cisterne fatte costruire quella stessa estate da mio padre. Quando feci ritorno in Trentino, nel luogo dove allora vivevo, la prima cosa che mi colpì fu aprire i rubinetti di casa e sentire lo scroscio abbondante e pieno dell’acqua.
La cosa durò diversi anni. Per risolvere il problema dell’acquedotto che non erogava acqua la si acquistava da un individuo che possedeva un pozzo a circa dieci chilometri di distanza e che con autobotti riforniva la nostra cisterna e quella delle altre case del villaggio.

Nel 1989 nel villaggio si pensò di scavare un pozzo per affrancarsi dalla fornitura esterna: venne trovata una falda di acqua potabile ad appena 70 metri di profondità, ma un mese dopo avere ultimato i lavori uno strano incidente alla camicia d’acciaio che rivestiva le pareti del pozzo ne compromise completamente la funzionalità. Si poteva scavare un nuovo pozzo, ma ogni volta che qualcuno ne parlava un silenzio imbarazzato annichiliva la proposta.
Ormai il villaggio compra regolarmente acqua da fornitori privati e la voce di costo “Acqua” grava su ciascuna casa come nemmeno la voce “Riscaldamento” grava sui costi della mia abitazione a Milano. Qualcuno mi ha detto che in Sicilia l’acqua non serve per bere: serve per mangiare!
Mi può stare bene: per quanto opinabile che l’acqua sia o meno un diritto che debba essere assicurato nella sostanza a tutti i cittadini, laddove il servizio pubblico risulti carente il privato vi si può sostituire. Ma il punto è: perchè non mi è data la possibilità di costruire sul mio terreno un mio pozzo? Se provo a scavarne uno, qualcuno nottetempo lo manomette e dissuade dal riprovarci con argomentazioni evidentemente convincenti. Questa non è economia di mercato e non è nemmeno economia della rendita: questa è distruzione di qualunque economia perchè è distruzione dello logica sottostante l’economia, che è logica dello scambio. Questa logica si fonda sulla libertà delle parti di concludere o meno la transazione, ma, dal momento che non si può vivere senza acqua: dov’è la libertà di una delle due parti? Quella libertà starebbe nel potersi approvvigionare diversamente, utilizzando ad esempio un pozzo su un terreno di proprietà, ma questa alternativa viene negata. Oppure disponendo dell’offerta di un fornitore concorrente che, ad oggi, tuttavia non esiste. Perché non esiste? Forse che si debba credere che nel raggio di almeno dieci chilometri esista un solo pozzo? Una simile situazione, nel migliore dei casi io la chiamo parassitismo: chi genera questa situazione si comporta come il parassita che si nutre della pianta sana, impedendole così di crescere ed esprimere le sue potenzialità, fino a soffocarla e farla morire, morendo, tuttavia, esso stesso”.

Per la cronaca, solo nel 2006, quindi venticinque anni dopo la testimonianza di questo mio amico, l’EAS ha cominciato ad erogare acqua potabile a Scopello, attraverso il suo acquedotto. Merito, forse, degli sconvolgimenti climatici degli ultimi anni che hanno reso più piovoso il clima siciliano, fornendo agli invasi acqua in quantità maggiore di quella che normalmente viene persa da una rete di condutture “colabrodo”, se non addirittura riversata in mare perché gli invasi non sono mai stati collaudati per la piena capacità. La cosa, però, che mi ha sempre lasciato sconcertato è che in quel villaggio trascorrono le vacanze professionisti, dirigenti e imprenditori palermitani, gente quindi istruita che però considerava ineluttabile o “normale” una tale vicenda. Non è, e non era, questione di siccità o di ostacoli oggettivi, ma di una mentalità arcaica. E, se glielo fai notare, qualche idiota, mosso da un orgoglio isolano degno di miglior causa, ti dà pure del razzista…

INCENERITORI

domenica, 17 giugno 2007

Questo video è stato realizzato dagli amici di Beppe Grillo di Catania e proiettato durante il suo spettacolo "Reset" al Teatro di Taormina il 9 di questo mese. Il tema è quello dei quattro inceneritori che si vogliono realizzare in Sicilia.

LA CASTA

venerdì, 15 giugno 2007

Ho appreso ieri, alla presentazione del best seller di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, "La casta", ed. Rizzoli, che i Presidenti delle Circoscrizioni di Palermo hanno in dotazione l’auto blu.

Continuo a pensare che, se i pubblici amministratori fossero costretti ad usare i mezzi pubblici, il relativo servizio migliorerebbe. Privilegi come questi denunciano invece un’irrimediabile perdita del senso del ridicolo.

Villini e villani

mercoledì, 13 giugno 2007

Assieme alle innegabili bellezze dei luoghi e dei monumenti, sono tante le cose che colpiscono un viaggiatore, dotato di un minimo spirito di osservazione, che si avventuri per la prima volta a Palermo e dintorni.

Innanzitutto le volumetrie dei palazzi. Si pensi, per esempio, a via De Gasperi: per chi è nato e cresciuto a Palermo certi sgraziati palazzoni da tredici piani e oltre potranno pure sembrare normali o comunque parte integrante del paesaggio urbano come lo è la vista di Monte Pellegrino, ma in realtà poche città conoscono un assetto urbanistico così assurdo, figlio della politica di un sindaco che sciaguratamente gridò: “Palermo è bella: facciamola più bella!”.

Cassonetti fuori mano

I palermitani hanno poi uno strano rapporto con il sacchetto comunemente utilizzato per raccogliere l’immondizia: specie nei luoghi di villeggiatura. Agli inizi mi meravigliavo di trovarne abbandonati nei posti più impensati e mi chiedevo cosa avesse portato a depositarli in luoghi così fuori mano e, talora, impervi. Poi, col tempo, ho trovato la spiegazione del fenomeno assistendo allo spettacolo di sacchetti condotti al cassonetto – almeno secondo le migliori intenzioni – non già nell’auto, ma al di fuori di essa: sul tetto, sul bagagliaio, attaccati al retrovisore esterno o, ad opera dei più originali, appesi al gancio da traino del fuoristrada.

Il palermitano “puro” non ama contaminarsi con l’immondizia che produce ed è convinto che questo scempio estivo lo compia, “fatalmente”, la forza centrifuga.

ARS, ILLUSTRE SCONOSCIUTA: COSA C’E’ DA FESTEGGIARE?

lunedì, 11 giugno 2007

Dopo 60 anni di redistribuzione parassitaria di enormi risorse finanziarie trasformate in consumi (tenore di vita) e investimenti privati (case e seconde case) di una ristretta cerchia di privilegiati (politici, burocrati, consulenti e fornitori della Regione) con il solo effetto di perpetuare un eterno sottosviluppo mentre altre isole in Europa (Irlanda) che hanno condiviso la stessa storia di povertà ed emigrazione, pur con minori risorse proprie (culturali, ambientali, ecc.), trainano oggi il reddito in Europa: che cosa c’è di serio da festeggiare?

Continuano a chiederselo, raccogliendo un mare di adesioni, gli autori di un sito provocatorio.

Per non piangere poi sul fuoco versato

sabato, 9 giugno 2007

D’estate è importante organizzare degli eventi che movimentino la villeggiatura dei turisti: i pubblici amministratori lo sanno bene. Per i tedeschi, francesi, inglesi e olandesi – oltre che per gli stessi italiani – che hanno scelto di trascorrere le loro vacanze sul tratto di costa tra Castellammare e San Vito (per intenderci, attorno alla Riserva Naturale dello Zingaro), le varie amministrazioni comunali del comprensorio, in collaborazione con il Corpo Forestale, la Protezione Civile e l’assistenza logistica di Polizia e Carabinieri, ogni anno organizzano, quasi sempre di notte, ma talvolta anche di giorno, indimenticabili giochi di fuoco.

Dei volontari, a seconda del vento (scirocco o maestrale), appiccano degli incendi dal versante di San Vito o da Scopello, ma sempre in direzione dello Zingaro, consentendo allo spettacolo di cominciare, regalando forti emozioni a residenti e turisti.

Elicotteri delle forze dell’ordine iniziano a sorvolare l’area anticipando, di lì a poco, l’arrivo in scena della vera star: il canadair. Questo aeromobile anfibio, prodotto dalla multinazionale canadese Bombardier, sicuramente in segno di gratitudine per l’entusiasmo con cui è stato invocato e apprezzato in Sicilia, ha scelto di vestire i colori della regione: rosso e giallo.

Il canadair saluta la folla a volo radente, punta poi verso il mare dove ammara per riempirsi di acqua che riversa sui vari focolai che, a dispetto della sua potenza e precisione, vengono accesi a macchia di leopardo dagli esperti volontari. Questa operazione viene ripetuta per ore e ore, anche per una notte intera, e più volte durante la stagione estiva per venire incontro alle aspettative di un pubblico di appassionati: “Sì, l’incendio di quest’anno è stato grande, ma non c’è da fare paragoni con quello dell’anno scorso: semplicemente spaventoso!”. Roba da imperatori romani!

Sono stati accresciuti mezzi e dotazioni degli enti interessati e coinvolti un maggior numero di lavoratori, anche a contratto. Certo, ingaggiare un canadair non è – finanziariamente parlando – una passeggiata, ma ormai è un mezzo insostituibile.

E pensare che, i soliti guastafeste, sostengono che basterebbe, nelle giornate di forte scirocco o di maestrale, far pattugliare gli ingressi della riserva esposti a questi venti per rovinare l’effetto sorpresa di quei volontari che amano operare nel nascondimento.

Ingrati! Se fosse per loro e per chi ragiona come loro, la Sicilia sarebbe una regione completamente diversa!