Archivio di ottobre 2007

Sicilia: istruzioni per chi proprio non la capisce

venerdì, 26 ottobre 2007

La Sicilia è a sua volta un’opera incompiuta, come tante opere pubbliche che funestano il suo territorio: è una buona idea, una bella bozza che difetta però di una completa e convincente realizzazione. Certo, le potenzialità non le mancano, sia in termini di qualità delle risorse umane, che di quelle economiche, ambientali e culturali, ma le potenzialità, da sole, non bastano. Chi vi è nato e cresciuto può anche credere che sia il posto più bello del mondo, ma chi è nato altrove o ha comunque una certa esperienza del mondo al di fuori dei suoi confini, sa che così non è, anche se, questo sì, teoricamente, potrebbe esserlo. I peggiori nemici della Sicilia sono gli stessi siciliani: non tutti, ovviamente. La causa di tutto ciò sta, a mio avviso, nella “concorrenza sleale” che si dà tra economia di mercato ed economia parassitaria. Qual è la principale industria della Sicilia, quella che offre più lavoro e reddito? La politica! La mia analisi è semplice e parte dalla “osservazione della scodella”: qual è la fonte ultima da cui proviene il contenuto della scodella che fa mangiare gran parte dei siciliani? Essa è costituita dalle immense risorse finanziarie intermediate dalla politica: 23-25 miliardi di euro di budget annuale! La società siciliana vive perciò di ricchezze prodotte da altri e altrove. La “concorrenza sleale” si dà appunto tra chi si cimenta, nell’impresa o nelle professioni, con il mercato vero, quello che paga solo il reale valore aggiunto, e chi, più comodamente, sempre nell’impresa e nelle professioni, si cimenta con l’intermediazione di una politica che gestisce il bisogno, non il suo riscatto: se questa classe politica riscattasse dal bisogno i siciliani, i siciliani che bisogno avrebbero di questa classe politica (di entrambi gli schieramenti, tanto è vero che si passa indifferentemente dall’uno all’altro)? Ma è anche vero che questa classe politica va bene alla maggioranza dei siciliani perché cimentarsi con il mercato è più faticoso che coltivare rapporti amicali con i potenti di turno. Si conferma così che la classe politica non è migliore o peggiore della società che la esprime per il semplice motivo che, scientificamente, la rappresenta.

Da almeno 50 anni (prima con risorse nazionali, poi con quelle europee) i flussi finanziari che sostengono il reddito e i consumi di un’estesa ed influente rappresentanza di siciliani (politici, burocrati, dirigenti, impiegati e pensionati pubblici, amministratori di società ed enti partecipati dalla Regione e dagli altri enti locali, professionisti e consulenti, imprese fornitrici ed appaltatatrici di tali società ed enti con i rispettivi dipendenti e dirigenti, azionisti e professionisti di fiducia, ecc.) provengono da:

1. il 100% delle entrate tributarie dei siciliani (che sono il 10% della popolazione italiana): unica, tra le Regioni a statuto speciale;

2. il fondo di solidarietà nazionale: sempre in virtù dello Statuto autonomistico (art. 38), percepisce ulteriori risorse dallo Stato;

3. le rimesse degli emigrati;

4. il riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali, svolte in Italia o all’estero, da siciliani affiliati o contigui a “Cosa nostra”;

5. la Cassa per il Mezzogiorno e successive variazioni (es. Sviluppo Italia);

6. le compensazioni interne: ad esempio l’integrazione al reddito per la produzione di olio, grano, ammasso e distillazione nella viticultura, contributi agli agrumicultori per la distruzione delle eccedenze, contributi per mantenere incolti i terreni, ecc.;

7. i programmi operativi e fondi strutturali europei: sono fondi che l’UE destina ad aree sottosviluppate del territorio europeo e che il Governo della Regione, non solo non riesce a spendere interamente, ma utilizza spesso – e volentieri – in modo distorto e clientelare rispetto alle sue finalità.

Non avendo tutte queste risorse creato le condizioni di un vero sviluppo economico (vedi il caso della Spagna o dell’Irlanda) tale da consentire la fuoriuscita della Sicilia dall’area del sottosviluppo (se non in modo casuale con l’allargamento ad est dell’UE), il Governo della Regione ha pietito un’ultima proroga, fino al 2013, dell’erogazione dei fondi strutturali europei, pianificando così il suo eterno “sottosviluppo” sino a quella data. Poi si vedrà …
Può allora una società pervasa da cultura parassitaria liberarsi da sola dai suoi parassiti, non ultima, la mafia? E come?

LA TORRE RESTITUITA

mercoledì, 24 ottobre 2007

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C’è un pezzo di memoria della storia più antica della borgata di Mondello che è tornata fruibile al pubblico grazie all’amore di alcuni professionisti palermitani che hanno dato vita all’Associazione "Aiamola".
L’intervento è stato finanziato, senza ricorso a denaro pubblico, dai promotori dell’iniziativa, ing. Angelo Agnello e arch. Domenico Di Giuseppe, da alcuni professionisti, tra cui il sottoscritto, e da alcuni sponsor locali.
La torre, edificata per volere del Senato palermitano nel 1455, rappresenta l’ultima testimonianza della tonnara, ormai scomparsa (V. foto), che ha rappresentato per secoli la principale attività economica della borgata.
La bonifica e la fortunata "speculazione immobiliare", a cavallo dei due secoli precedenti, ha portato invece all’attuale quartiere residenziale e turistico-balneare.
La torre, completamente restaurata, diverrà un museo multimediale su questa tradizionale forma di pesca.
E’ possibile aderire all’iniziativa attraverso lo stesso sito . 

I NUMERI DELL’ECONOMIA ILLEGALE

lunedì, 22 ottobre 2007

La stampa di oggi riporta la notizia secondo cui la criminalità organizzata rappresenterebbe la prima azienda italiana per fatturato. Un interesse economico (ancorchè illegale) di tale estensione è plausibile che difenda i propri interessi ovunque potrebbero essere compromessi: così agirebbe una qualunque multinazionale!

Non è quindi strano che certi politici, professionisti e giornalisti, al di là delle parole o anche di fatti di scarsa efficacia concreta, difendano oggettivamente tali interessi (mentre perseguono i propri più o meno meschini) ammantando il proprio agire con i propositi più nobili: difesa delle garanzie dello stato di diritto, della privacy, della buona "immagine" di certe aree del Paese, ecc.

Nel frattempo, in mancanza di una guerra seria, il crimine si rafforza finanziariamente, fa concorrenza sleale alle imprese legali e corrompe tutto. Uno Stato forte potrebbe trasformare invece un simile problema in un’opportunità, come la storia della manomorta insegna. Non ripeto quanto già scritto in proposito (V. sezione "Articoli").

COME INNALZARE LA QUALITA’ DELLA VITA NEL CENTRO STORICO DI PALERMO?

venerdì, 19 ottobre 2007

di Donato Didonna

Creare valore per i cittadini dovrebbe costituire la missione di un buon amministratore pubblico, così come si chiede a quello privato di creare valore per gli azionisti. Prendiamo ad esempio il centro storico di Palermo: i sindaci che si sono succeduti, dagli anni ottanta sino ad oggi, hanno contribuito, chi più chi meno, a favorire gli investimenti privati in questa vasta area urbana abbandonata e degradata sin dal dopoguerra. Basta però, per creare valore per i cittadini, favorire la ristrutturazione di case confortevoli al proprio interno, ma inserite in un contesto di inquinamento atmosferico ed acustico causato da un traffico veicolare caotico e paralizzante, quale quello del centro storico che conosciamo oggi? Evidentemente no. Una società quotata avrebbe già provveduto alla sostituzione di amministratori anche volenterosi, ma sostanzialmente incapaci. Quale potrebbe essere allora, per il prossimo sindaco di Palermo, una politica fatta di scelte, magari coraggiose, ma sicuramente idonee a trasformare il centro storico in un’area caratterizzata da una grande qualità della vita urbana?

Penso che la scelta fondamentale sia quella di chiudere sostanzialmente il centro storico al traffico veicolare privato, trasformando in un’occasione di lavoro la soluzione del conseguente problema della mobilità privata.

Il centro storico, a differenza di altre aree urbane, per la sua specificità architettonica e urbanistica, è godibile soprattutto a piedi oppure in bicicletta, magari con bici elettriche: i motorini non sono infatti meno inquinanti delle auto sia per i gas che per i rumori che producono.

Una politica modernamente intesa dovrebbe avere ben presente come il proprio compito sia quello di creare le condizioni perché l’iniziativa economica privata crei occasioni di lavoro piuttosto che stipendiare direttamente -o indirettamente- i senza lavoro, impegnando risorse pubbliche per mansioni improbabili, anche se utili in chiave clientelare (si pensi alla conta dei tombini della tragicomica cronaca di questi giorni).

Senza andare lontano a cercare qualità della vita, nell’isola di Panarea la mobilità privata è efficacemente assicurata, tutto l’anno e 24 ore su 24, da servizi privati di auto elettriche (tipo golf car) che trasportano persone e merci a zero emissioni e con l’inquinamento acustico di un sibilo. Basterebbe allora favorire la costituzione di cooperative private, in concorrenza tra loro, attingendo a tutte le declinazioni del lavoro precario da impegnare nella soluzione della mobilità privata dei 250 ettari del nostro centro storico. Le auto private, di residenti e non, potrebbero essere custodite in auto silos posti ai limiti del perimetro chiuso al traffico: altra opportunità di business indotto. Mezzi pubblici, autoambulanze, forze dell’ordine e un numero controllato di operatori (es. rifornimento merci dei mercati storici e degli altri esercizi commerciali, cantieri, ecc.) avrebbero invece accesso alla stessa area attraverso colonnine retrattili telecomandate, così come avviene in molti centri storici del nord Italia e d’Europa.

Se la chiusura del traffico privato dovesse risultare, almeno inizialmente, una misura troppo drastica per i residenti, si potrebbe consentire loro, per un periodo di tempo limitato, l’accesso in modo da arrivare in due tempi all’obiettivo finale della chiusura al traffico veicolare privato.

Per ottenere un sufficiente consenso sociale su di una misura di questa portata, bisognerebbe dimostrare agli esercenti e ai residenti del centro storico che, a fronte di innegabili limitazioni alla mobilità personale, essi godrebbero dei seguenti vantaggi:

  • il centro storico di Palermo si trasformerebbe in un’isola di qualità della vita (libera da inquinamento atmosferico ed acustico) in un contesto architettonico e urbanistico che avrebbe poco da invidiare ai più rinomati centri storici d’Italia e d’Europa;
  • come diretta conseguenza di questo salto della qualità della vita urbana, esso diverrebbe un’opportunità di investimento residenziale di ben altro livello rispetto all’attuale situazione, sia per i palermitani che per “immigrati ad alto redito”, con creazione di valore immobiliare vero e riconoscibile;
  • conseguentemente, anche il valore delle localizzazioni commerciali attualmente presenti nel centro storico subirebbe un innalzamento di valore che consentirebbe, a chi volesse cimentarsi con la nuova tipologia di residenti o di viaggiatori, di avere nuove opportunità di business mentre, a chi non le sapesse o non le volesse sfruttare, di monetizzare il valore di immobili o avviamenti commerciali da reinvestire eventualmente altrove;
  • si creerebbe lavoro vero per il business della mobilità privata all’interno del centro storico, mentre anche i servizi di taxi, disinteressati ai brevi percorsi interni, ne avrebbero una positiva ricaduta per i collegamenti da e per l’area a traffico limitato;
  • il centro storico si dovrebbe dotare di infrastrutture (auto silos) il cui business sarebbe una conseguenza della chiusura al traffico con un “mercato” stabile quale quello dei residenti per i quali costituirebbe una sorta di “garage di quartiere”.

Chi dovrebbe farsi carico di quantificare, a uso e consumo dei cittadini e delle istituzioni politiche, costi e benefici di una tale operazione, se non l’Università o le associazioni di categoria, grazie alle proprie specifiche competenze sia teoriche che pratiche?

Donato Didonna

Pubblicato su Milano Finanza (edizione siciliana) di sabato 14.10.2006

NATURA EXPRESS

venerdì, 12 ottobre 2007

Pensavo che sarebbe stato bello se qualcuno si fosse organizzato per recapitarti, dalle vicine Madonie direttamente a casa, cibi freschi coltivati in modo naturale o biologico (ortaggi, frutta, carne, formaggi, salsa, pasta, ecc.).

Per una fortunata convergenza di vedute tra un gruppo di amici produttori e di giovani volenterosi ai quali non ho voluto far mancare il mio contributo, è nata Natura Express.

Il V-Day a Palermo, un mese dopo

lunedì, 8 ottobre 2007

È trascorso un mese dall’8 settembre, giorno della raccolta firme per il V-Day, e in Italia si continua ancora a non parlare d’altro, sia nei commenti della stampa che nelle trasmissioni di approfondimento della TV, segno che l’iniziativa, vuoi o non vuoi, ha lasciato il segno.
Per molti commentatori si tratta solo di “qualunquismo” mentre altri colgono un elemento positivo nella rinnovata voglia di partecipazione di persone, specie giovani e di entrambi gli schieramenti, che si mantenevano a debita distanza dalla discussione politica.
A Palermo i ragazzi del Meetup, dopo aver raccolto in un solo giorno più di 6.000 firme (la metà di quanto i referendari hanno raccolto nella stessa piazza Politeama in tre mesi e con ben altri mezzi), hanno continuato a raccoglierne ancora nei posti più svariati perché in tanti hanno manifestato il desiderio di firmare.
Personalmente, non condivido le paure del mondo della politica e dell’informazione verso questo fenomeno: constato scarsa conoscenza dello stesso, se non addirittura malafede come quando si cerca farisaicamente qualunque appiglio formale (V. la battuta Prodi-Alzheimer) per scandalizzarsi, tralasciando la sostanza delle questioni poste, prima tra tutte l’onorabilità di una certa rappresentanza politica.
Ho avuto modo di conoscere Beppe Grillo e di parlargli a quattr’occhi in due occasioni: l’ultima volta nel suo camerino prima dello spettacolo al Palasport del giugno scorso. Così come conosco i ragazzi del Meetup di Palermo, sin dall’estate del 2005 (il blog di Beppe Grillo è partito nel gennaio dello stesso anno), cosa che mi fa avere valutazioni molto diverse circa il paventato pericolo di qualunquismo.
Agli inizi della democrazia, nella Grecia antica, c’erano le piazze dove la retorica, la demagogia e anche, ovviamente, la “grammatica” degli interessi, si affrontavano direttamente. Nelle democrazie moderne le piazze non bastarono più e si passò a forme di rappresentanza più evolute attraverso movimenti, partiti, idealmente collegati all’originaria democrazia diretta sopravvissuta solo in qualche remoto cantone svizzero. Internet ha offerto una piazza “virtuale” dalla capienza illimitata e tale da ridare voce a chiunque avesse avuto voglia di parlare, di discutere, specie di questioni alla propria portata come quelle di amministrazione locale.
Secondo me, questo è l’aspetto più interessante del fenomeno Grillo: si è data una concreta possibilità di successo a tante forme, già da tempo previste teoricamente sulla carta, di partecipazione democratica dei cittadini. Grillo fa l’esempio della scoperta di Gutenberg che rivoluzionò il suo tempo scoprendo un nuovo ed efficace strumento di comunicazione e di informazione come è oggi la rete internet.
Prendiamo ad esempio lo Statuto del Comune di Palermo, si parla di:
1. partecipazione popolare (Capo II);
2. consulte (art. 13);
3. diritto d’udienza (art. 14);
4. presentazione di istanze, petizioni e proposte (art. 15);
5. iniziative popolari (art. 16);
6. referendum consultivi (art. 17);
7. consultazioni e conferenze popolari (artt. 21 e 22);
8. sistematica promozione del confronto con le associazioni operanti nel territorio.
Ce n’è quanto basta per promuovere la massima partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa e democratica. Pensiamo allora alle interessanti misure proposte nel forum di Rosalio su “La città che vorremmo”. Le polveri sottili, l’inquinamento acustico, il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ecc. non sono questioni di destra o di sinistra e laddove la politica si mostra incapace, anche per via dei ricatti corporativi, di offrire efficaci soluzioni, perché non dovrebbero essere dei cittadini a fare delle proposte di iniziativa popolare o a promuovere un referendum, ad esempio, sull’opportunità o meno di costruire il più grande inceneritore d’Europa a Bellolampo proprio sopra le loro teste?
Ma il vero punto è un altro: la classe politica locale, di fronte al rischio della sua “disintermediazione”, avrà l’onestà di promulgare i regolamenti attuativi di tali lungimiranti previsioni statutarie?

IL TRAVAGLIO DELLA SICILIA

mercoledì, 3 ottobre 2007

Come si fa a non essere d’accordo con il coraggioso giornalista, in un mondo che sembra girare al contrario? Come si fa a non provare imbarazzo, come siciliani, per tante inquietanti citazioni di uomini politici siciliani?