Archivio di gennaio 2008

PUNTIAMO SUL MASSIMO

mercoledì, 30 gennaio 2008

Il Teatro Massimo di Palermo che, per estetica ed acustica, è considerato uno dei migliori teatri lirici del mondo, sarebbe una risorsa culturale da sfruttare meglio nella sinergia con l’industria turistica. Nel periodo invernale si potrebbero creare degli eventi rivolti più al pubblico nazionale ed internazionale che a quello locale, come avviene oggi.

Penso ad un cartellone lirico di particolare richiamo concentrato magari in un week end o per la durata di un breve soggiorno se non addirittura ad un musical da lanciare in esclusiva a Palermo. Bisognerebbe mettere d’accordo un impresario, l’associazione albergatori, esperti di comunicazione ed eventi e qualche tour operator.

Pistorio for president

martedì, 29 gennaio 2008

Pasquale Pistorio

Si dice comunemente che la Sicilia è stata – e forse lo è tuttora – il laboratorio politico d’Italia. Qui, dal Milazzismo sino al “61 a 0?, si è sperimentato di tutto e di più. E molte di queste esperienze e formule politiche sono state poi trasferite a livello nazionale. I prossimi 90 giorni previsti per l’elezione del nuovo presidente della Regione potrebbero rappresentare allora l’occasione di una nuova sperimentazione, magari migliore.

Si dice che la politica sia la scienza del compromesso. Io penso che ci sia un limite a tutto, soprattutto ai compromessi: nella politica siciliana il limite della decenza è stato oltrepassato ormai da tempo. Mi piacerebbe, perciò, veder avanzare dal basso, al di fuori del gioco dei partiti, una candidatura autorevole per la presidenza della Regione Siciliana. Ne propongo una: quella di Pasquale Pistorio.

L’ing. Pistorio non lo sa: non lo conosco e non ho alcun interesse in conflitto con la sua candidatura, ma è evidente che non servirebbe a molto restare il candidato – in pectore – del solo sottoscritto, visto che in democrazia contano i numeri. Il mio auspicio è quindi che siano in tanti a voler affidare ad un siciliano dalla reputazione internazionale e dalle competenze manageriali riconosciute a Pasquale Pistorio la sfida di realizzare in Sicilia qualcosa di simile a quanto è avvenuto, neanche tanti anni fa, in Irlanda: un’isola con la stessa popolazione e la stessa storia di miseria ed emigrazione della Sicilia, ma che oggi conosce la piena occupazione e un’elevata crescita del PIL.

Perché la “piazza virtuale” di internet non dovrebbe contribuire a riportare la democrazia a quello che era, quando è nata: confronto tra uomini liberi (liberi soprattutto dal bisogno che favorisce il voto di scambio e clientelare) sulla gestione della cosa pubblica invece che “costruzione del consenso” attraverso spot, manifesti, pacchi di pasta, buoni benzina, baci, pranzi elettorali e immancabili promesse di assunzioni?

Pasquale Pistorio rappresenterebbe una garanzia ed un interlocutore credibile per quegli investitori internazionali che potrebbero riprendere in considerazione l’opportunità di investire in Sicilia. La Sicilia ha un problema di modernità incompleta a causa di una cultura della legalità ancora latitante e di una visione dello sviluppo economico ancora troppo assistenziale e parassitaria. Un grande manager come Pasquale Pistorio, il padre dell’Etna Valley, potrebbe promuovere una cultura moderna dello sviluppo economico incentrata su meritocrazia, solidarietà e cultura di impresa. Non è una proposta che farà impazzire le oligarchie di partito, ma è una proposta rivolta soprattutto alle forze meno compromesse della società siciliana che pagano al blocco parassitario che la domina un prezzo insopportabile in termini di mancato sviluppo: i giovani, le donne, la piccola impresa e il lavoro autonomo.

Ci sono società governate da politici capaci di promuovere lo sviluppo e altre governate da politici “specialisti” in sottosviluppo. L’eterno sottosviluppo della Sicilia, nonostante le enormi risorse pubbliche -nazionali ed europee- che ogni anno vi vengono spese, non sarà forse causato da una classe politica capace solo di accrescere il proprio consenso elettorale, gestendo risorse prodotte altrove e da altri?

Quanti studenti e ricercatori siciliani, laureatisi in prestigiose università italiane od estere, trovano poi occupazione nella loro terra? Che futuro potrà mai avere una terra che si priva delle intelligenze migliori mentre mantiene e ingrassa i parassiti?

Non sarà il caso di provare a cambiare, visto che dal 2013 – comunque – la Sicilia, non per propri meriti, ma per l’ingresso di paesi dell’est Europa, non sarà più compresa tra le aree meno sviluppate dell’Unione e riceverà, conseguentemente, minori risorse pubbliche?

Come siciliani “adulti”, non abbiamo bisogno di essere “amati” o baciati da politici “con la Sicilia nel cuore” perché non è l’affetto che ci manca: ci mancano invece pubblici amministratori autorevoli, competenti e dalla reputazione indiscussa.

SEMPRE MENO SCUSE

mercoledì, 23 gennaio 2008

Ci sono sempre meno scuse, grazie alla tecnologia, per regalarsi responsabilmente una migliore qualità della vita nei nostri centri storici, liberandoli dall’inquinamento atmosferico ed acustico veicolare. Vectrix Italia offre uno scooter elettrico dalle alte prestazioni mentre un’azienda di Bolzano, Frisbee, vende con successo (anche a Palermo) una bici elettrica di tecnologia tutta italiana. Soddisfatto dell’acquisto, ho promesso al simpatico rivenditore di Palermo (piazza Turba) di fargli pubblicità.

"La civiltà gira a piedi o in bicicletta" dice un noto e distinto professionista palermitano: se una moda virtuosa potesse essere di aiuto, girare su questi mezzi dovrebbe diventare uno status symbol.  

Ecco come (7): ricerca pura e applicata

martedì, 22 gennaio 2008

La conoscenza è una grande risorsa, capace di sostenere un’economia moderna, che presuppone un’unica fonte: il cervello. Poiché i cervelli esportati rappresentano una delle più apprezzate voci del Made in Sicily, perché non incentivarne il rientro per un’utile valorizzazione? Non voglio ripetere concetti già espressi su queste pagine, ma riallacciarmi al filo conduttore del mio ragionamento (secondo cui una visione di sviluppo in Sicilia incentrata sul concetto di qualità della vita non può, oltre che soddisfare la vista, il gusto, l’olfatto, ecc., non stimolare adeguatamente anche il cervello) per lanciare una nuova provocazione. Gli ingredienti sono: i cervelli, i soldi, una struttura gestionale meritocratica e un’idea di business.

La Regione potrebbe prendere un asset di un certo valore del suo patrimonio, ad esempio una partecipazione come quella detenuta nel Gruppo Unicredit, metterlo sul mercato e con il ricavato investire nel medio-lungo termine nel campo della ricerca pura ed applicata. Le partecipazioni della Regione Siciliana e della Fondazione Banco di Sicilia (che fa capo ad enti pubblici locali) nella holding Unicredit valgono un miliardo di euro circa.

Per evitare le classiche tentazioni dell’intermediazione politica (tutt’altro che assenti in ambito scientifico ed accademico) e per assicurare una gestione assolutamente meritocratica, la Regione potrebbe costituire un trust di scopo cui trasferirebbe adeguati capitali per realizzare nell’isola dei centri di ricerca capaci di sfornare brevetti e know how.

Il trust è un istituto che trasferisce la proprietà legale di un patrimonio dal disponente (settlor) al fiduciario (trustee) che ne può disporre, però, esclusivamente a favore di un beneficiario (beneficiary). Il trustee dovrebbe quindi, su istruzioni irrevocabili della Regione, selezionare un comitato scientifico internazionale, proveniente dalle più prestigiose università del mondo, perché individui i campi di ricerca applicata più promettenti e ne selezioni responsabili e ricercatori, dotandoli di laboratori e di tecnologie adeguate. Il trustee (che non sarebbe una persona fisica, bensì una istituzione finanziaria internazionale che si avvarrebbe per il suo compito di società di cercatori di teste) avrebbe la responsabilità di sfornare a medio termine, attraverso i ricercatori messi a contratto, brevetti da mettere sul mercato per introitare royalty. Il flusso di royalty potrebbe servire anche a garantire il finanziamento di nuovi investimenti così come a distribuire alla Regione, nella qualità di beneficiary, un dividendo.

Cosa avremmo così concluso? Avremmo in Sicilia un’istituzione scientifica meritocratica di reputazione internazionale, impermeabile all’intermediazione politica e capace di attirare cervelli, siciliani o meno, da tutto il mondo con contratti competitivi e la garanzia che nessuno potrà più distogliere i soldi che la Regione Siciliana vi avrà inizialmente devoluto dal loro alto scopo. La presenza di istituzioni scientifiche di livello in un territorio promuove infine la nascita di distretti produttivi più efficacemente di ogni altro incentivo economico o fiscale.

LA DIVERSITA’ SICILIANA

sabato, 19 gennaio 2008
Il presidente Cuffaro non ha ricevuto una contravvenzione, ma una condanna grave. E’ risultato un amministratore infedele che ha favorito degli amici (con pericolose amicizie a loro volta).
Un amministratore di una qualunque società per azioni, ma anche quello del più sfigato condominio, verrebbe invitato a dimettersi. Se i siciliani non lo capiscono, il problema è solo loro: confemano agli occhi del mondo civile i motivi della scarsa reputazione di cui, in maggioranza, godono.

CARAVAGGIO A TRAPANI

lunedì, 7 gennaio 2008

Trascorrere il capodanno nella Trapani del dopo America’s Cup, quella del porto rimodellato, del centro storico chiuso al traffico, ben illuminato e movimentato con negozi, locali, ristoranti di buon livello, ecc. poteva essere l’obiettivo di una felice promozione turistico invernale. Poi il Museo Pepoli aveva organizzato una interessante mostra sul Caravaggio

Peccato però che il museo sia rimasto chiuso nei giorni di San Silvestro e di Capodanno: nel campo dei beni culturali, in Sicilia, si continua a pensare in funzione della comodità degli operatori e mai degli utenti che manifestano inascoltati il loro disappunto con biglietti di imprecazioni appesi al cancello chiuso del museo. Un’occasione persa, un cattivo ritorno d’immagine, una assurdità che qualunque territorio costretto a valorizzare le proprie risorse, anche culturali, non si permetterebbe mai.

CHIEDIAMO I DANNI A COSA NOSTRA

sabato, 5 gennaio 2008

Quanto è costato alla Sicilia, in termini di immagine come di mancato sviluppo economico, il condizionamento criminale organizzato? Sicuramente una cifra a parecchi zeri.

E’ partita ieri da Palermo una petizione che costringa la Regione Siciliana a chiedere i danni agli affiliati a Cosa Nostra e a coloro che, nella qualità di pubblici amministratori, l’hanno favorita.

Si può firmare qui. 

Ecco come (6): cultura d’impresa

venerdì, 4 gennaio 2008

Penso che le cause del sottosviluppo in Sicilia abbiano principalmente una natura culturale. Esiste invece un malinteso convincimento secondo il quale esse originino dalla povertà spesso in associazione ad un intramontato luogo comune ideologico secondo cui l’impresa produttiva sarebbe lo strumento capitalistico principale per lo sfruttamento del lavoro. L’impresa deve essere invece intesa come il luogo eletto per la produzione di ricchezza. Il luogo dove convergono lavoro, scienza, tecnologia, cultura gestionale e capacità organizzative e commerciali.

Nelle aree sottosviluppate l’invocazione fondamentale è quella che contempla la venuta di un “qualcuno” dall’esterno che venga ad insediarsi per promuovere ricchezza e sviluppo (quando non si invochino direttamente i soldi da Roma: “La Finanziaria ha dimenticato la Sicilia”). Nelle aree sottosviluppate difficilmente la promozione del sistema produttivo è indigena. In Sicilia si riscontra una diffusa presenza di soggetti tesi ad offrire lavori fittizi ed organizzare tutte le varie forme di precariato, con esse perpetuando una cultura assistenziale (e perciò stesso parassitaria) rivolta ai giovani. Piuttosto che rimuovere gli ostacoli di natura burocratica e mettere in campo politiche complessive di sviluppo, la stessa politica regionale promuove società tese a rendere strutturale il precariato e ad utilizzare gli associati quali clientes permanenti del potere.

Quale dovrebbe essere invece il rimedio per uscire dal sottosviluppo? Intanto mettere in campo una politica economica complessiva tesa ad invogliare i giovani a fare impresa, a sostenerli nella acquisizione della giusta dimensione competitiva nel mercato, a sostenerne la internazionalizzazione, nonché l’innovazione tecnologica e produttiva. Inoltre, organizzare il territorio in funzione dello sviluppo integrato dell’economia e affrontare la discussione con le giovani generazioni inserendo nei loro orizzonti culturali e professionali l’idea di fare impresa.

Come favorire lo sviluppo di nuove imprese, specie giovanili? La Regione Sicilia potrebbe dirottare parte delle notevoli risorse finanziarie assorbite oggi (con grandi benefici elettorali, ma con dubbi benefici sociali ed economici) dal settore della formazione professionale, con il suo rispettabile budget annuo di 250 milioni, a favore di due obiettivi concreti: fornire una consulenza qualificata alle nuove iniziative imprenditoriali e garantirne l’accesso al credito. Immagino una convenzione tra la Regione e primarie società di consulenza internazionali come Accenture, KPMG, PricewaterhouseCoopers, ecc. (utili anche a favorire joint venture tra imprenditori siciliani e clienti nazionali ed esteri di queste società) che fornisca assistenza, pagata dalla Regione, nella valutazione del progetto imprenditoriale e nella redazione del business plan. I progetti ritenuti validi e promettenti da tali società di consulenza, potrebbero poi avvalersi della garanzia della Regione per l’accesso al credito. In caso di mortalità, non fisiologica, di questi progetti imprenditoriali, la Regione avrebbe la facoltà di rescindere il rapporto con le società di consulenza che a suo tempo li avevano positivamente valutati. In questo modo, a parità di spesa pubblica, si potrebbero concretamente sostenere nuove iniziative imprenditoriali (senza regalare soldi a fondo perduto: non è servito mai a molto!), favorire l’apertura nell’isola di sedi di queste società di consulenza internazionali portatrici di un prezioso know-how di cultura d’impresa, favorire la creazione di joint venture (anche, ma non necessariamente, con adeguati incentivi finanziari e/o fiscali) per favorire, infine, a livello sociale, la libertà economica di una generazione di giovani, riscattandoli dall’intermediazione politica tradizionale nell’affannosa ricerca di un dignitoso stipendio.

Cogliere un’esigenza sufficientemente avvertita, per la cui soluzione taluno sarebbe disposto a pagare un prezzo, e approntare una soluzione efficiente ed imprenditorialmente organizzata che valorizzi le proprie competenze ed attitudini, è il segreto di ogni idea di impresa nel settore dei servizi (si pensi a quanto si potrebbe inventare per migliorare la qualità della vita urbana, dell’ambiente, della fruizione turistica e culturale, dell’intrattenimento, ecc.), ma altro filone, non meno importante, su cui puntare per promuovere nuove imprese, specie quelle più innovative tecnologicamente, sarebbe quello della collaborazione con le Università (spesso ridotte a diplomifici di scarso valore per il mercato del lavoro) come si sta facendo attraverso gli incubatori di imprese: interessante l’esperienza a Palermo del Consorzio ARCA. Non a caso le aree geografiche a ridosso di Università prestigiose, come ad esempio Cambridge, diventano distretti industriali di piccole e medie imprese molto innovative.

BUON 2008

martedì, 1 gennaio 2008

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L’augurio per il 2008 è che l’informazione torni ad essere una garanzia della democrazia e non un pezzo del potere.