Archivio di febbraio 2008

LA DISCESA IN CAMPO DI UN MOVIMENTO DIVERSO

mercoledì, 27 febbraio 2008

Così lontani, così vicini. Sia che vinca Raffaele Lombardo, candidato alla presidenza della Regione per il Popolo delle Libertà & C. (dove C. sta per Cuffaro), sia che vinca Anna Finocchiaro, candidata per il Partito Democratico, una cosa è certa: in Sicilia si faranno gli inceneritori. Senza discutere.

La classe politica è sempre più subalterna alle concentrazioni di interessi economici (energia, utility, finanza, media, farmaceutica, ecc.) per i quali intermedia, attraverso "quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia", il consenso popolare in cambio di miserevoli privilegi di casta e dell’apparenza (patetica apparenza) di esercitare il Potere.

E se la casta dei politici rappresenta la versione contemporanea dei "vassalli", quella dei giornalisti rappresenta invece quella dei "valvassori", caratterizzati dal riflesso condizionato a rivolgere il taccuino o il microfono in posizione genuflessa sia verso gli uni (potentati economici) che verso gli altri (politici). 

Chi vorrebbe invece che la politica, specie a livello amministrativo, si occupasse di più e più onestamente di cose importanti per la nostra vita come l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, ecc. è nuovamente di fronte alla solita alternativa: o non andare a votare o votare per il meno peggio (non prendo neanche in considerazione il voto nostalgico a favore di ideologie cui la Storia ha da tempo tolto la parola!).

Non si può perciò non guardare con speranza, pur con tutte le difficoltà del caso, e come ad una liberatoria boccata d’ossigeno, alla discesa in campo del movimento di persone raccoltesi attorno alle provocazioni del comico genovese Beppe Grillo.

Ecco come (9): efficienza della pubblica amministrazione

martedì, 26 febbraio 2008

I dipendenti della Regione Siciliana sono circa 16.000 con un rapporto dirigenti/dipendenti pari a 1/6-7: un esercito di ufficiali! Le retribuzioni, conseguentemente, ammontano a varie centinaia di milioni. Mi chiedo: rappresentano un costo o un investimento? Il personale regionale vale, in termini di qualità dei servizi resi, il suo costo o siamo solo in presenza di un gigantesco “stipendificio”, di una mera redistribuzione di redditi nella società? Sono domande oneste, senza pregiudizi o intenti polemici o demagogici, cui è importante dare (e darsi) una risposta. Costo o investimento? Il personale della Regione è da ascrivere allo “stato patrimoniale” o al “conto economico”?

La mia idea è che anche se, innegabilmente, rappresenti un costo pubblico, il personale regionale potrebbe sempre più diventare un investimento. Come? Conoscendo e valorizzando in termini più moderni tale “capitale umano”.

Una delega tipica degli enti locali è quella al Patrimonio e l’utilità della funzione di gestione delle risorse materiali è a tutti evidente: perché non creare allora anche un apposito Assessorato alle Risorse Umane? Penso ad un assessore “tecnico” (vi è una scienza in proposito) con poteri sull’intero personale e con il compito innanzitutto di fare un puntuale “inventario” delle attitudini, competenze, ecc. del capitale umano della Regione, per assegnarlo poi in modo ottimale, nei ruoli, funzioni e compiti che realmente servono ai cittadini e all’organizzazione stessa dell’amministrazione (e non in quelli in cui ci si è, per abitudine o comodità, radicati) mediante un costante lavoro di formazione, motivazione, incentivazione e con una salutare rotazione di tali ruoli e funzioni. Se tanti dipendenti non danno l’idea di offrire un servizio pubblico a “5 stelle” vuol dire solo che sono male allocati e motivati.

Un altro modo per rendere più efficiente la pubblica amministrazione è costituito dal favorire la massima trasparenza amministrativa. Una città, ma anche una regione, può ben essere considerata un “condominio” solo un po’ più complesso. Non ha senso infatti scegliere a suffragio popolare il Sindaco o il Presidente della Regione se poi i cittadini non hanno modo di controllarne l’operato nell’aspetto più critico: la spesa (chi è stato pagato, quanto e per che cosa). L’informazione diffusa e trasparente, assieme al controllo incrociato dei cittadini, è un cardine essenziale di una moderna democrazia. Tutti gli atti e i procedimenti della pubblica amministrazione, non solo quelli che comportano uso di denaro pubblico, dovrebbero essere messi in rete a disposizione dei cittadini con i nomi sia dei beneficiari privati che dei funzionari pubblici coinvolti nel procedimento.

La qualità della burocrazia è un fattore non secondario di sviluppo economico. Per questo è desolante assistere ad un uso solo clientelare del pubblico impiego o assimilato. Si pensi al caso degli LSU: non è l’acronimo di una nuova droga sintetica bensì quello dei Lavoratori Socialmente Utili. Agli ingressi di monumenti cittadini ne ho contati talora quattro e altre volte addirittura otto impegnati a staccare i biglietti. Che dignità c’è a incassare uno stipendio per un lavoro palesemente inutile? Non sono per togliere lo stipendio, ma per farlo guadagnare onestamente prestando, magari, un prezioso servizio alla società. Una delle lamentele più frequenti dei turisti è rappresentata dagli orari di apertura dei monumenti, studiati più in funzione della comodità di chi ci lavora che non di quella di chi li vorrebbe visitare. Il personale potrebbe essere, per esempio, organizzato in turni che consentano di tenere questi monumenti aperti più a lungo. Allora sì che i suddetti lavoratori diventerebbero veramente socialmente utili!

Altrove,non solo in Europa, ma anche nelle altre regioni italiane, gli edifici pubblici sono molto più sobri, funzionali al solo servizio pubblico, tecnologicamente attrezzati e molto meno celebrativi del potere fine a se stesso di quanto non lo siano qui da noi. Sedi ufficiali e di rappresentanza di enti locali così come di cariche pubbliche potrebbero essere adibiti, più utilmente per la collettività, a musei (es. Villa Niscemi o Palazzo Steri) o alberghi (es. Palazzo Comitini o Villa Belmonte), magari in regime di concessione a privati, ricavandone un’adeguata remunerazione a favore delle casse pubbliche.

A 60 anni dalla proclamazione dello Statuto autonomistico, è più che legittimo chiedersi se l’autonomia regionale sia ancora attuale o non costituisca, piuttosto, un handicap per lo sviluppo della Regione stessa. Sinora si è solo, sostanzialmente, concretizzata una duplicazione delle funzioni statali che alimenta una macchina burocratica forte di oltre 16.000 addetti diretti, cui si aggiungono decine di migliaia di addetti indiretti e di professionisti e consulenti a contratto, comunque a carico del bilancio regionale. La riprova di quanto si afferma sta nel fatto che l’80% del PIL della Regione deriva dal terziario mentre solo il 20% da attività produttive in genere. Tutto ciò, al di là della retorica autonomistica è stato sinora funzionale solo alla macchina politica del consenso, molto meno alla qualità della vita civile dei siciliani che rimangono, comunque, i soli responsabili del loro destino attraverso la classe dirigente che selezionano ai vari appuntamenti elettorali.

QUESTO E’ UN UOMO (2)

sabato, 23 febbraio 2008

Splendido servizio della trasmissione "Le Iene", ieri sera, sul caso Conticello, il coraggioso titolare dell’ "Antica Focacceria S. Francesco", locale storico di Palermo, che ha riconosciuto in aula i suoi estortori, consentendone la condanna.

Peccato che alla stima e alla solidarietà di tanta gente comune non si sia aggiunta quella delle istituzioni locali, come denunciato nella stessa intervista: il clima in città sta comunque cambiando e se la classe politica non lo capisce il problema è solo suo. 

ITALIAN JOB

lunedì, 18 febbraio 2008

Geniale, semplicemente geniale! Utilizzare la finzione per smascherare la verità! E’ l’originalissima trovata dell’attore romano Paolo Calabresi, protagonista della trasmissione Italian Job da ieri in onda su La7.

Un modo ironico di denunciare truffe e misfatti che ricorda il britannico attore che interpreta Borat. Perchè non viene un po’ in Sicilia?

CHIUSI PER LAVORI

domenica, 10 febbraio 2008

In una città che ha assistito impassibile ad una "provvisoria chiusura" del Teatro Massimo durata ben 24 anni, non può non destare preoccupazione la chiusura dei Musei Abatellis (Pinacoteca regionale) e Salinas (Archeologico).

Alcune associazioni culturali hanno avviato una benemerita azione congiunta per scongiurare i rischi di chiusure per lavori di cui, normalmente, si conosce con certezza solo la data d’inizio.  

Ecco come (8): qualità dell’ambiente

martedì, 5 febbraio 2008

Perché il territorio siciliano possa essere un giorno internazionalmente riconosciuto per la qualità del suo mare e dell’ambiente rurale e urbano, con tutte le positive ricadute del caso, è necessario che si prenda collettivamente coscienza dell’insostenibile leggerezza di tanti nostri comportamenti quotidiani. L’industria energetica, quella automobilistica, quella chimica legata ai prodotti domestici di largo consumo, ecc. ne hanno già da tempo preso consapevolezza e reindirizzato i loro business verso produzioni sostenibili per l’ambiente. La sostenibilità crea consenso e fa vendere (peraltro non ci sono altre alternative nel medio-lungo termine). Chi volesse “vendere” il prodotto Sicilia, come territorio caratterizzato da qualità ambientale, potrebbe contare perciò su buoni indici di ascolto.

Poiché la mancata industrializzazione della Sicilia, nonostante il fiume di miliardi spesi dal dopoguerra, oggi rappresenta quasi un’opportunità, visto che gli insediamenti manifatturieri emigrano verso i paesi emergenti mentre le ricadute ambientali negative dell’industrializzazione (inquinamento, piogge acide, ecc.) riguardano quasi esclusivamente i poli petrolchimici siciliani e quindi una parte comunque contenuta del territorio, il discorso si riduce, per modo di dire, all’ottimizzazione del ciclo delle acque, di quello dei rifiuti e al contrasto dell’inquinamento atmosferico e acustico urbano.

Avere per obiettivo mare e fiumi puliti significa innanzitutto pretendere il completamento della realizzazione e l’efficiente funzionamento dei depuratori. In Sicilia, dai tempi della mafia dei pozzi in poi, sembra che l’acqua serva per “mangiare”, non per bere e il malaffare ne ha sempre caratterizzato tutti business connessi (acquedotti, depuratori, fogne, ATO, ecc.). Occorre una maggiore informazione e vigilanza dell’opinione pubblica sensibile e sensibilizzata alle tematiche ambientali. Le tecnologie, di certo, non mancano oggi che si parla sempre di più dell’acqua come dell’“oro blu”, né bisognerebbe più avere alcuna pietà delle costruzioni abusive sui litorali.

Sull’onda emotiva della drammatica situazione campana, sembrerebbe che i termovalorizzatori rappresentino oggi la soluzione più realistica, il “male minore”, al problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Guarda caso, proprio qui in Sicilia, sopra Palermo, era in progetto la costruzione del più grande TV d’Europa, con una capacità di 800.000 tonnellate, che assieme agli altri tre progettati (Aragona, Augusta e Adrano) smaltirebbe tutti i rifiuti della Sicilia e non solo. La Regione si è impegnata persino a indebitarsi per anticipare ai costruttori 250 milioni su un preventivo di due miliardi di opere. Eppure, proprio qui in Sicilia, il CNR, in collaborazione con un’azienda privata italiana, ha realizzato il prototipo di un impianto di smaltimento più semplice, ecologico e meno costoso, denominato THOR. Forse costava troppo poco per i nostri amministratori che diffidano della tecnologia italiana? C’è poi il problema della raccolta differenziata, presupposta dai TV, ma che qui non si sa dov’è di casa, visto che siamo in fondo alla classifica nazionale. Oggi la tecnologia italiana offre prodotti di uso comune alternativi alla plastica e biodegradabili. Sugli aspetti di costume, riguardo lo strano rapporto tra i siciliani e la loro immondizia, rimando a quanto già scritto su queste pagine. C’è comunque il problema delle polveri sottili e degli altri scarti prodotti dagli inceneritori che, per il fatto di essere meno percettibili, non è detto che sarebbero meno dannosi, soprattutto nel ciclo alimentare, attraverso la contaminazione dei terreni e dei pascoli. Se degli scienziati di chiara fama internazionale fossero disponibili a mettere in gioco la loro reputazione affermando che le paventate nanopatologie sono frutto del sensazionalismo di qualche ricercatore e che non si ripeteranno tragiche storie come quella dell’Eternit, anch’io appoggerei la costruzione dei TV. Ho il timore, però, che un giorno potremmo chiederci, così come facciamo oggi senza ricordare più un solo responsabile: “ma a chi è venuto in mente di autorizzare la costruzione di petrolchimici di fronte alle isole Eolie (Milazzo) o a Siracusa e Gela?”. Ascoltiamo allora dalla voce del prof. Paul Connet (che ho conosciuto due anni fa alla Facoltà di Chimica di Palermo) che cosa comporterebbe una strategia “zero rifiuti” già adottata altrove nel mondo.

Sui rimedi al problema dell’inquinamento atmosferico ed acustico dei centri urbani, legato principalmente al traffico veicolare, rimando a quanto già scritto sul forum di Rosalio, aggiungendo solo che, in attesa del potenziamento del trasporto pubblico urbano (metropolitana e/o tram) ho sperimentato con grande soddisfazione questa bici elettrica (tutta tecnologia italiana) mentre consiglierei ai patiti della moto di provare questo scooter e, agli irriducibili dell’auto, una delle varie versioni ibride adottate da molti tassisti milanesi.

Come dicevo nelle premesse, ci vuole coscienza ambientale e disponibilità personale per qualche piccola scomodità: il premio, in cambio, è una migliore qualità della vita per tutti e anche opportunità imprenditoriali per chi vorrà coglierle, visto che la sostenibilità ambientale è una nuova frontiera dell’economia mondiale.