Archivio di giugno 2008

Fumus persecutionis

giovedì, 5 giugno 2008

Il fenomeno degli incendi estivi si rinnova puntualmente ogni anno, al primo forte scirocco, con la poco consolante dimostrazione della più totale impotenza e inaffidabilità di chi è pagato anche per prevenire tali eventi. Questo fenomeno si è trasformato ormai in una autentica persecuzione di un gruppo di siciliani di temperamento “neroniano” verso gli tutti gli abitanti dell’isola. Rom, zingari, albanesi – i soliti sospetti – pare, infatti, che abbiano, questa volta, tutti solidi alibi. L’origine dolosa è, infatti, una costante e le fiamme, quest’anno, hanno raggiunto anche l’Ospedale “Cervello”, bruciando parecchie decine di auto.

La Sicilia è una strana isola: l’acqua è sempre servita per “mangiare” mentre il fuoco è servito per trovare un lavoro. La stampa locale, mai molto capace di giornalismo di inchiesta, visti i rischi professionali subiti dai pochi valorosi cronisti, ci ha quasi convinto, salvo il sensazionalismo dei titoloni, dell’ineluttabilità di tale luciferino fenomeno.

Non voglio ripetere quanto già scritto (sono purtroppo parole di eterna attualità in Sicilia) su queste pagine a proposito dello scempio del patrimonio ambientale. Voglio solo segnalare, visto che Kyoto qui suona al massimo come la località esotica di un’isola troppo lontana piuttosto che come il luogo simbolo dell’impegno responsabile a diminuire l’effetto serra, un’altra nefasta abitudine siciliana.

Grazie alla mancata industrializzazione e al clima abbastanza mite, il contributo della Sicilia all’immissione nell’atmosfera di anidride carbonica e dei gas alla base dell’effetto serra è limitato soprattutto all’inquinamento urbano da traffico. Si ripetono da anni, forse più a scopo didattico per la popolazione che non per gli effettivi benefici, limitazioni domenicali della circolazione di veicoli nei centri storici, targhe alterne ed altre analoghe misure come la recente ZTL. Si tollera invece, chissà perché, la cattiva abitudine, molto siciliana, di bruciare durante i mesi estivi centinaia di ettari dopo la trebbiatura che, come la cronaca insegna, oltre a causare pericoli per la circolazione stradale e annerire strade, viadotti, segnali e distruggere la vegetazione d’arredo delle strade, produce pure, ovviamente, notevoli quantità di gas serra. Una volta c’erano solo l’aratro e il sudore della fronte, ma oggi lo stesso effetto sul terreno del fuoco e della cenere lo danno i trattori, semplicemente rivoltandolo!

Non sarebbe quindi urgente pretendere almeno un inasprimento delle pene per chi si rendesse responsabile di tali danni? Dantescamente, suggerirei un periodo di detenzione ovvero di impiego in attività di riforestazione, almeno pari al tempo necessario alla ricrescita delle piante distrutte dalle fiamme.