Archivio di novembre 2008

Il Fondo Immobiliare della Regione Siciliana

mercoledì, 19 novembre 2008

Se uno è in difficoltà e ha bisogno di soldi, di tanti soldi, cerca di vendere i gioielli assieme ai beni meno appetibili, sempre che ne abbia.

Come già in passato la decadente nobiltà siciliana, anche la contemporanea “corte” di Palazzo dei Normanni si è trovata negli anni scorsi nella necessità di vendere “argenteria”, palazzi e terreni, con l’urgenza di racimolare alcune centinaia di milioni di euro. I nostri deputati, però, non solo hanno (s)venduto i gioielli immobiliari che amministravano per nostro conto, ma li hanno anche venduti tutti assieme, senza creare un opportuno mix di portafoglio, così come avrebbe consigliato anche il più sfigato tra gli operatori immobiliari. Infatti, venduti i pezzi di maggior pregio (i 34 immobili sedi degli assessorati e di altri uffici come la stessa Corte dei Conti) attraverso il primo fondo di investimento immobiliare regionale, nessuno ha più voluto prendere in carico il resto (terreni, boschi, ospedali, istituti di formazione, ecc.) pur con la allettante prospettiva di un possibile cambio di destinazione.

L’esperienza nazionale in tema di fondi immobiliari pubblici, del resto, non era stata esaltante, ma questo, si sa, da noi stimola soprattutto un tardivo, quanto incauto, desiderio di emulazione. 

Qualche giorno fa però la Corte dei Conti ha bocciato l’operazione e mi è tornata in mente la pubblica denuncia che, su questa vicenda, Beppe Grillo fece durante il suo spettacolo al palasport di Palermo, nella primavera del 2007, di fronte a migliaia di persone.

In pratica, cosa ha fatto la Regione? Ha individuato in Ezio Bigotti di Pinerolo il socio privato per valorizzare il suo patrimonio immobiliare, stimato quasi 5 miliardi euro. Ha quindi costituito la SpA Sicilia Patrimonio Immobiliare con il socio privato al 25% e selezionato il gestore del fondo, Pirelli Real Estate. E’ stato quindi individuato un portafoglio di 34 immobili (assessorati e altri uffici) stimati 263 milioni di euro. Questi immobili sono stati apportati al fondo per il 35% del loro valore (ricevendo in cambio quote dello stesso) e venduti per il restante 65%: sono stati quindi alienati anche se la Regione se ne è voluta riservare l’uso pagando un canone di affitto nella misura del 7,95%. In pratica, la Regione ha incassato 171 milioni e ne pagherà 21 annui per la residua durata del periodo di locazione. Con questo canone il fondo non farà altri investimenti, ma pagherà innanzitutto il debito (158 milioni) con cui ha acquistato il 60% del portafoglio (gli investitori istituzionali del fondo ci hanno infatti messo pochi soldi veri!). Il fondo ha una durata di 15 anni e potrà (e comunque dovrà) vendere questi immobili a reddito: la Regione ha una prelazione, ma non è detto che avrà anche i soldi, anche perchè il prezzo non è stato predeterminato. A proposito di prezzo, il prezzo medio cui sono stati ceduti i 193.000 mq. dei 34 immobili (per 163 milioni) è pari a 1.363euro/mq.  (tutti questi dati sono reperibili nel comunicato stampa di Pirelli RE). 

Diceva con buonsenso Beppe Grillo: ma se si fosse offerto ai risparmiatori siciliani di investire (marzo 2007) in un’obbligazione della Regione al 7,95%, magari garantita da immobili, non si faceva prima? Forse, però, si rischiava di far fare un affare ai siciliani!

E io aggiungo: se qualcuno ha impoverito, per dolo o per stupidità, il patrimonio dei siciliani, è giusto che ora paghi con il proprio!

Factotum (2)

lunedì, 10 novembre 2008

Rimando al precedente post la storia dell’idea di promuovere una cooperativa di disoccupati che scambi, con modalità anche “creative”, la risorsa tempo. Come promesso, voglio aggiornare la comunità di Rosalio sui passi successivi. Innanzitutto, si è autocandidato a gestirla a tempo pieno, almeno per i sei mesi dello start up, un valido neolaureato in economia di cui conosco la correttezza, la tenacia nel lavoro e le capacità organizzative. È stata fatta un’indagine di mercato su di un target di una quarantina di professionisti cui è stato posto un semplice quesito a risposta multipla:

Quanto sarei disposto a pagare un’ora del tempo di una persona affidabile che:

1. vada per conto mio ad effettuare un pagamento alla Posta o presso altro ufficio oppure cerchi un pezzo di ricambio o altro oggetto per negozi (o mi faccia la spesa)?
a. Fino a 5 euro: 20.
b. Da 5 a 10: 17.
c. Più di 10: 2.

2. mi faccia da autista o mi accompagni in macchina mentre giro per uffici?
a. Fino a 5 euro: 3.
b. Da 5 a 10: 28.
c. Più di 10: 8.

3. accompagni e riprenda i figli in palestra, alla danza, ecc. o accompagni una persona anziana?
a. Fino a 5 euro: 0.
b. Da 5 a 10: 28.
c. Più di 10: 11.

L’indagine ha quindi portato a prezzare i servizi di cui ai punti 1 – 2 – 3, rispettivamente 57,510 euro e a elaborare, conseguentemente, un conto economico che stesse in piedi. È stato individuato il testo di uno statuto che preveda un periodo di prova, prima di consolidare l’ammissione a socio, così come una possibile sede per il call center, l’aggiornamento del sito internet e le riunioni per la selezione, la formazione e la motivazione dei membri della cooperativa. Non si pretende l’infallibilità, ma l’affidabilità, quella sì. Conquistarsi la fiducia dei clienti deve essere la scommessa che queste persone devono vincere per riscattarsi economicamente e socialmente, imparando ad andare ogni giorno a pescare invece di pietire ogni giorno un pesce per sopravvivere, come insegnava qualcuno.